lunedì 31 ottobre 2011
Benvenuto!
Benvenuto al settemiliardesimo abitante del pianeta. Benvenuto con il dovuto rispetto di genere ma considerando le probabilità, dato che i nuovi nati sono per il 53% maschi. Sempre secondo le probabilità lui sarà nata in Cina e potrebbe vivere almeno cento anni. Un bambino su due di quelli nati oggi ce la farà.
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sabato 29 ottobre 2011
venerdì 28 ottobre 2011
Sette miliardi
In questi giorni il web è pieno di bellissime cose che celebrano l'evento, a cominciare da un sito dedicato. La Reuters ha pubblicato un album di foto delle grandi megalopoli, che merita uno sguardo. Io ho piazzato un contatore qui sotto, in fondo alla pagina di Sostenibilitalia.
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Conferenze digitali, finalmente
Ognuna delle 194 delegazioni degli stati membri aveva a disposizione fino a quattro tablet, mentre le organizzazioni internazionali e gli osservatori della società civile solo uno. Alla fine della conferenza dovevano essere restituiti, ovvio.
Si tratta del primo esperimento di un progetto che tende progressivamente ad eliminare la quantità enorme di carta che si produce in queste occasioni. Se il feedback sarà positivo le Nazioni Unite vorrebbero ripetere l'iniziativa anche alla conferenza sullo sviluppo sostenibile di Rio 2012.
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giovedì 27 ottobre 2011
Più giovani della canzone preferita
Le cronache riportano che la canzone suonata al funerale del povero Marco Simoncelli sia stata "Siamo solo noi" di Vasco Rossi. Una bella canzone, niente da dire. Ricordo che la mandavo in radio molto volentieri, quando facevo il DJ, sparata in cuffia. Un Vasco acerbo, alle prese con il genere rock ballad che in seguito diventera la sua specialità. Basta pensare a Stupendo, Gli Angeli e tante altre.
Il dato da segnalare è che Siamo solo noi è stata incisa nel 1981 e Marco Simoncelli è nato nel 1987. Colpisce che un ragazzo scelga come anthem un brano più vecchio di lui. Facendo un rewind, sempre in onore di Vasco, è come se io avessi scelto un pezzo di Chuck Berry o Bill Haley. O magari di Natalino Otto.
Invece nei miei vent'anni la musica pop da ascoltare era necessariamente contemporanea: Genesis, Led Zeppelin, De Gregori, Eagles, Venditti, Browne, Mitchell, e tutto il resto.
Quando e perché è scattata questa asincronia, che ha spostato i riferimenti musicali - e quindi culturali - alla generazione precedente?
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Magari si sbaglia
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Addio al ponte sullo stretto (speriamo)
"I tagli previsti dalla legge di stabilitá risparmieranno opere prioritarie come la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina" aveva detto la scorsa settimana il ministro delle infrastrutture Matteoli commentando il fatto che anche Bruxelles aveva deciso di non finanziare l'opera con finanziamenti europei. E aveva aggiunto che l'opera sarebbe stata comunque realizzata con il contributo dei privati.
Dopo l'approvazione il solito pasticcio, con Misiti che smentiva l'abbandono del progetto scrivendo in una nota che "è da escludere categoricamente che il Governo possa scegliere di non realizzare il Ponte sullo Stretto". Secondo il ministro Matteoli si è trattato di "un incidente parlamentare".
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mercoledì 26 ottobre 2011
Dall'epistola di Berlù ai Belgi
Tale piano d’azione sarà definito entro il 15 novembre 2011.
La creazione delle condizioni strutturali per la crescita dell’intero Paese passa inevitabilmente per la revisione delle politiche di:
a. promozione e valorizzazione del capitale umano;
b. efficientamento del mercato del lavoro;
c. apertura dei mercati in chiave concorrenziale;
d. sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione;
e. semplificazione normativa e amministrativa;
f. modernizzazione della pubblica amministrazione;
g. efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia;
h. accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia;
i. riforma dell’architettura costituzionale dello Stato.
C'è qualcosa di concreto? Si intravedono prospettive di rilancio e di ripresa? Il testo integrale dell'epistola di Berlù ai Belgi è qui.
Di certo nei nove punti elencati spicca l'assenza totale di riferimenti alla politica energetica e alla green economy, pilastri delle politiche di rilancio dell'economia in Gran Bretagna, Germania e Francia.
Il governo italiano invece punta sul "l'efficientamento della giustizia", noto volano di sviluppo economico, come la "riforma dell'architettura costituzionale dello Stato". Senza contare il misterioso "promozione e valorizzazione del capitale umano", che è addirittura il primo punto della lista.
Le grandi potenze scelgono la green economy, noi subiamo la modestia di un governo marrone.
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La vera macchina del fango
In Italia sei milioni di persone vivono in zone a rischio idrogeologico. La legge di stabilità appena approvata prevede il dimezzamento dei finanziamenti per il riassetto del territorio.
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Zero draft
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Il clima ONU si rifà il look
Nella grafica rinnovata del sito invece domina il bianco, come vuole il trend attuale, e il nuovo logo è già in uso. In questo caso si nota un netto miglioramento e le pagine sono più gradevoli e leggibili.
Nel comunicato ufficiale si saluta senza troppi rimpianti il vecchio logo, composto da una scritta laterale e da una sfera rossa sfumata (che però campeggia ancora in alto nel foglio), che era in uso dal 1997 e aveva subito un leggero restyling nel 2000. Si sottolinea anche che la sfera rossa rendeva assai poco nella stampa in bianco e nero. Lo shift verso il nuovo logo dovrebbe essere completato entro la prossima COP 17 di Durban.
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martedì 25 ottobre 2011
Imparare dai Baltici
Il programma è molto ricco e partecipano tra gli altri il commissario europeo alle politiche regionali Hahn, il vicepresidente della Banca Europea degli Investimenti Kollatz-Ahnen, il direttore generale di DG Regio Ahner, la presidente del Comitato delle Regioni Bresso, i primi ministri di Polonia, Estonia, Lituania, Finlandia e Danimarca. Tra i temi in evidenza l'agenda digitale, la green economy, la ricerca e l'innovazione, la governance, l'economia blu. Il tutto declinato nella prospettiva della strategia Europa 2020.
I paesi nordici sono caratterizzati dall'approccio concreto ai problemi e l'argomento più interessante della tre giorni di Danzica è probabilmente la decisione di individuare obiettivi per valutare l'efficacia della strategia europea per il Baltico. Analizzando indicatori quantitativi e qualitativi si vuole mettere a fuoco la capacità politica e il contributo degli stakeholders, indicando anche previsioni dei tempi di attuazione delle priorità. Per noi Adriatici-Mediterranei c'è davvero molto da imparare.
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La prima volta dell'Azerbaijan
Il CdS è composto da cinque membri permanenti con diritto di veto (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia e USA) e dieci temporanei, con cinque in scadenza ogni anno. Prima dell'Azerbaijan venerdi scorso erano stati eletti Guatemala, Marocco, Pakistan e Togo, che sostituiranno Bosnia Herzegovina, Brasile, Gabon, Libano e Nigeria. Restano in carica fino a dicembre 2012 Colombia, Germania, India, Portogallo e Sud Africa.
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lunedì 24 ottobre 2011
Civati reloaded
A Bologna il gelido tendone allestito in Piazza Maggiore sfoggiava molte bandiere del PD e anche tra gli invitati si sono viste facce note e affatto innovative. C'era ad esempio Rosi Bindi, che certo non sarebbe andata lo scorso anno alla Leopolda e ha fatto un intervento imbarazzante. E poi Franceschini stesso (in platea), i presidenti regionali Errani e Rossi, quest'ultimo in passato ferocemente polemico con Pippo.
La scelta politica di Civati è chiara: schiodarsi dall'etichetta marginale dei rottamatori e acquisire una immagine mainstream, che permetta di inserirsi con autorevolezza nei processi decisionali. In questo la partnership con prezzemolina Serracchiani ha pagato. Senza di lei probabilmente né Bindi né Franceschini avrebbero fatto capolino.
L'operazione quindi ha funzionato, come dimostra la rassegna stampa. Io credo che Pippo Civati per il PD sia una risorsa straordinaria e sono molto contento che l'evento bolognese lo abbia in qualche modo sdoganato, togliendoli quell'aria irriverente, da discolo geniaccio. Sono altrettanto contento che la strategia de Il nostro tempo non abbia incentivato la pericolosa tribalizzazione in atto nel PD, anche se gli inviti a Bologna non sono stati universali, ed è un peccato.
Restano molte questioni insolute. Cominiciamo con Renzi, che ha promesso "il botto finale" per la sua iniziativa del prossimo fine settimana. A Firenze probabilmente ci saranno anche alcuni protagonisti di Bologna (non Rosi Bindi, ovvio). Se così sarà, a chi dovremo ascriverli? A nessuno, mi piacerebbe dire. Il PD per vincere ha bisogno di Renzi e Civati, di Gozi e Concia, di Zingaretti e Boeri. Anche di Serracchiani.
Il secondo quesito riguarda il rapporto con la galassia della sinistra e dei movimenti, sempre stato molto caro a Civati. Pippo ad esempio insiste da tempo sulla necessità di dialogo con l'elettorato grillino, che giustamente non demonizza ma considera un serbatoio a cui attingere. A Bologna le testimonianze in merito ci sono state, ma quanto è in grado di capitalizzare il PD su questo fronte?
Il terzo tema consiste nel verificare l'effetto di questi accoppiamenti sul popolo borderline a sinistra del PD, che resta irretito da Civati ma meno dal partner di turno, Renzi, Serracchiani o chi altro. Stiamo parlando di una porzione importante del paese, probabilmente decisiva. Al di la del meccanismo perverso e fallace del reciproco "mi piace" su facebook quanto consenso si può consolidare su un processo politico per un nuovo centrosinistra?
Tornando al Partito Democratico, la sua volontà di cambiare e recepire i fortissimi segnali che vengono da agglomerati come Prossima Italia e Insieme per il PD potrà essere verificato nel processo verso le prossime elezioni (speriamo davvero prossime), quando sarà in agenda il tema del limite dei tre mandati. Nel frattempo grazie a Pippo, che ancora una volta ci ha fatto pensare e divertire.
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Hanno perso Quince
Il filmato qui sopra è l'ultimo trasmesso da Quince, il robot che è stato utilizzato per esplorare i locali della centrale nucleare di Fukushima. Di Quince si sono perse le tracce al terzo piano dell'edificio del reattore 2, dove le radiazioni sono ancora di 40 millisievert/ora e la presenza umana praticamente impossibile. Difficilmente qualcuno potrà andare a cercare il povero robot.
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domenica 23 ottobre 2011
Ma infatti
La foto Getty Images è di oggi, a Bruxelles.
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It's all connected
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venerdì 21 ottobre 2011
Coerenza giapponese
Nel 2009 il governo giapponese, guidato allora da Yukio Hatoyama, aveva annunciato la volontà di ridurre le emissioni di CO2 del 25% entro il 2020. Qualche giorno fa Goshi Hosono (foto), ministro dell'ambiente del nuovo gabinetto presieduto da Yoshihiko Noda, ha ribadito la volontà del nuovo governo di mantenere l'obiettivo, malgrado le pressioni del mondo imprenditoriale. Il ministro ha confermato la riduzione del 25% proprio in occasione di un incontro con Hiromasa Yonekura, presidente degli industriali del Giappone.
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giovedì 20 ottobre 2011
L'Italia verso Rio+20
In Italia l'appuntamento di Rio fatica a trovare spazio nelle cronache, malgrado il nostro paese faccia parte del Bureau che organizza la conferenza. Il Bureau è composto da dieci membri e l'Italia è rappresentata da Paolo Soprano, stimato dirigente del ministero dell'ambiente. I temi del Summit di Rio de Janeiro sono la green economy e lo sviluppo sostenibile. Il decreto sullo sviluppo che il governo italiano sta redigendo, più volte rimandato, potrebbe trarre grande ispirazione da questi argomenti. Purtroppo nelle anticipazioni sui contenuti del decreto non c'è nulla che richiami queste priorità.
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Muammar el-Qaddafi, 1942 - 2011
Da Il Sole 24 Ore del 16 marzo 2011.
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In attesa di lieti eventi
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mercoledì 19 ottobre 2011
Fukushima, il denaro circola e anche le radiazioni
Il governo giapponese ha messo a bilancio per il 2012 la somma di 1100 milardi di Yen, più di dieci miliardi di Euro, per la decontaminazione radioattiva del dopo Fukushima. Cifre così ingenti scatenano vari appetiti, così sono già 143 le proposte di aziende, ONG, università e privati.
Nel frattempo sono cominciate operazioni di ripulitura delle case private, con metodi certamente non risolutivi come quelli del filmato qui sopra. Spruzzare acqua ad alta pressione sui tetti non elimina certo la radioattività, al massimo la fa colare nel terreno. Che è persino peggio. Solo nella città di Fukushima (trecentomila residenti, 60 Km dalla centrale) ci sono 110.000 abitazioni da decontaminare.
I dati sono pochi, confusi e non confortanti. Pochi giorni fa a Tokyo nei pressi di una scuola sono stati registrati 4 microsievert/ora, che su base annuale signifca 21 millisievert, sopra la soglia di evacuazione. Di certo le radiazioni si sono propagate molto oltre la zona interdetta. Di oggi la notizia che 97 marche diverse di te verde coltivato a Tokyo e nella vicina Saitama hanno valori di cesio superiori ai limiti. Tokyo dista 250 Km dalla centrale di Fukushima.
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Come evitare la fila
Il movimento ha anche un inno, lo canta Danilo Amerio su testi dello stesso Scilipoti (notevoli i commenti su YouTube).
Scilipoti ha garantito la partecipazione di Berlù al congresso. Sul sito del MRN c'è un banner con scritto "Registrati ed evita la fila in ingresso". Un modo ancora più semplice per evitare la fila è quello di stare alla larga da certa gente.
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Fukushima, il denaro circola
Una tuta in Tyvek® costa 1000 yen, circa nove euro e mezzo. Quindi fino ad oggi la TEPCO ha speso oltre quattro milioni e mezzo di Euro solo in tute usa e getta. Altre 500.000 tute sono state già acquistate, portando la spesa generale a quasi dieci miloni. La DuPont ringrazia.
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martedì 18 ottobre 2011
La classifica delle città 2011/2
Valutare la qualità di un centro urbano è molto difficile. Ecosistema Urbano ci prova da 18 anni con una serie di indicatori che perfeziona ogni anno. Questi numeri misurano la qualità dell'aria, i km di piste ciclabili, i consumi di acqua ed elettricità, il trasporto pubblico e altre cose importantissime. Sono cifre che riassumono in modo eloquente la capacità di una città, della sua amministrazione e dei suoi abitanti di mettere in pratica politiche virtuose per la tutela dell'ambiente e la ricerca di uno sviluppo sostenibile. Onore quindi a Belluno e alle altre città che in Italia riescono a farlo.
Ma nessuna classifica può riuscire a misurare la qualità della vita. Questo resta un nodo insoluto. Ecosistema Urbano si basa necessariamente su degli indicatori. Gli indicatori, per definizione, sono utilizzati per semplificare valutazioni complesse. Credo non ci sia niente di più complesso della qualità della vita, ovvero di come ci si sente in una città. Così tra il primato di Belluno (70.02 punti su 100) e l'ultimo posto di Catania (la miseria di 16.36 punti) si apre un universo di dubbi, di preferenze e di passioni che gli indicatori e le tabelle di Excel non sono in grado di tradurre. Perché a Catania probabilmente non si vive poi così peggio che a Belluno, anzi.
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lunedì 17 ottobre 2011
La classsifica delle città 2011/1
La coda della classifica invece è riservata alle citta del meridione, come sempre. In particolare a quelle siciliane: gli ultimi posti sono occupati da Palermo, Vibo Valentia, Caltanissetta, Messina e Catania.
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Europa, emissioni OK ma non in Italia
Le emissioni nel 2010 sono cresciute dappertutto meno che in Irlanda, Spagna e Grecia. Il dato generale sulla base degli obiettivi di Kyoto è ancora in linea: siamo a -10.7% rispetto al 1990, mentre il protocollo prevede una riduzione dell'8% entro la fine del 2012. Questo riguarda i 15, perché l'Europa a 27 raggiunge una riduzione del 15.5% sui valori del 1990, dovuta essenzialmente alla riconversione economica del blocco ex-sovietico. Ma i paesi dell'Est non hanno obblighi non avendo sottoscritto Kyoto.
Se i dati collettivi sono discreti, i valori nazionali differiscono notevolmente. Le sole tre nazioni che non raggiungono l'obiettivo della riduzione dell'8% sulla base del 1990 sono Austria, Italia e Lussemburgo. I dati di dettaglio dell'Italia dimostrano come il nostro paese sia ancora distante 1.7% dall'obiettivo di otto punti in meno entro il 2012. Questo tenendo conto delle emissioni reali, delle azioni intraprese con i meccanismi flessibili e della contabilizzazione del CO2 "sequestrato" dalle foreste (LULUCF).
In sostanza l'Italia non è riuscita a ridurre a sufficienza le proprie emissioni e dovrà bilanciarle con altre azioni dei meccanismi flessibili del protocollo di Kyoto. In pratica dovrà comprare quello che non ha saputo fare, spendendo molto denaro.
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Lutto e profitto
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domenica 16 ottobre 2011
Dieci ritratti indignati, da New York
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sabato 15 ottobre 2011
Come non detto
Sono coriandoli o poco più, ma per Presty bastano a riconfermare la partecipazione e il sostegno ad un governo che considera le politiche ambientali e lo sviluppo sostenibile un fastidio, un obbligo sgradevole ma necessario. Per fortuna i patti e le normative europee ci obbligano ad alcune azioni, altrimenti il tema sarebbe stato completamente dimenticato. Che poi questo sia l'unico settore in crescita e capace di creare nuove opportunità di occupazione non sembra interessare a 3monti e al governo della destra.
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Tempismo
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venerdì 14 ottobre 2011
Sfondi teatrali
In genere i tomi sugli scaffali negli sfondi delle dirette TV sono enciclopedici, rilegati in pelle con titoli in oro. Minzolini oggi non rinuncia ai volumoni che nessuno apre mai, ma con qualche variante. Basta controllare l'immagine del post di Sostenibilitalia di un paio di anni fa, dal titolo "Fondali e fondelli". Ai tempi Minzo, in una inquadratura più stretta, era sfondato solo su volumi enciclopedici. Oggi invece il piano basso è variato e sbarazzino, con libri assortiti. A sinistra si riconosce anche un catalogo di Roy Lichtenstein, maestro della pop art. Del resto, chi è più pop di Minzolini?
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L'incerto destino di Kyoto/2
Le regole del mercato del carbonio sono state adottate dall'Unione Europea e dalla Nuova Zelanda e nel 2010 sono stati emessi 13 milardi di Euro di certificati di riduzione delle emissioni, con cui le aziende occidentali bilanciano i loro sforamenti secondo il sistema del cap and trade. A beneficiarne è soprattutto la Cina, che ha generato il 57% dei crediti dal 2003 ad oggi. Quindi la Cina ha tutto l'interesse a mantenere in vita Kyoto, ma non intende assumere impegni per la riduzione delle proprie emissioni.
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giovedì 13 ottobre 2011
Non toccate i soldi di Presty
Adesso però la questione si fa seria perché si parla di soldi, fondi da gestire. Pare (sembra, dicono) che la legge di stabilità all'ordine del giorno del consiglio dei ministri di domani preveda per il ministero dell'ambiente nel 2012 uno stanziamento di 440 milioni di Euro. Le spese fisse del ministero secondo alcune fonti sono pari a 320 milioni, secondo altre a 220. Fatte le sottrazioni, i fondi che il governo destina alle politiche ambientali sarebbero pari a 200 o forse solo 100 milioni di Euro. Una miseria, protesta la ministra, minacciando il suo voto contrario domani in CdM e poi in parlamento.
Prestigiacomo (con il premier nella foto scattata oggi alla Camera) lamenta tagli del 90%, richiamando che nel 2008 all'ambiente erano destinati 1.3 miliardi di Euro. Quello che la ministra invisibile dimentica di ricordare è che quello stanziamento era stato deciso dal governo di Romano Prodi, allora in carica. Domani potrà anche votare contro, ma nei tre anni e mezzo precedenti ha sempre votato a favore, avvalorando le ottuse politiche di un governo conservatore e mediocre, incapace di individuare le sorgenti della ripresa economica e le nuove opportunità legate alla green economy e allo sviluppo sostenibile.
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L'incerto destino di Kyoto/1
La conferenza annuale sul clima delle Nazioni Unite di Durban è ormai distante solo un mese e mezzo. A Durban si deciderà il futuro del Protocollo di Kyoto, l'unico trattato globale per la riduzione delle emissioni ad essere formalizzato e attuato, malgrado la mancata ratifica degli Stati Uniti. L'accordo di Kyoto prevede la riduzione delle emissioni di CO2 del 5.2% nel periodo 2008-2012, riferito al livelli del 1990. Esclusi gli Stati Uniti, quasi tutti i paesi OCSE che hanno sottoscritto il protocollo sono in linea con gli obiettivi. Questo in parte è dovuto alla contrazione di domanda di energia dovuta alla crisi economica globale, ma le politiche di riduzione dei consumi e l'aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili hanno avuto il loro peso.
La COP 17 di Durban dovrà decidere il futuro del protocollo di Kyoto. Sfumata ormai la possibilità di ratificare in Sudafrica un nuovo accordo, l'ipotesi più concreta sembra quella di una reiterazione dell'attuale, nell'attesa che Stati Uniti, Cina e le altre grandi economie emergenti decidano di accettare degli obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas serra.
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lunedì 10 ottobre 2011
Non c'è niente meglio del legno
Oltre ad essere il più "pulito" il legno contribuisce all'economia americana con 100 miliardi di dollari e un milione di posti di lavoro. Anche in Italia stiamo assistendo ad un timido ritorno all'uso del legno nelle costruzioni, che andrebbe sostenuto con incentivi adeguati e una strategia nazionale di forestazione. Purtroppo il governo pensa ad altro.
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Il Kalashnikov? Sta anche troppo bene
Andando a cercare fonti meno popolari si scopre che la realtà è molto diversa. La Russia non compra più Kalashnikov già da una quindicina di anni e lo fa per un motivo molto semplice: ne ha troppi. Secondo il generale Nikolay Makarov, comandante in capo delle forze armate russe, le riserve di armamenti del paese sono enormi, "decine di volte superiori alle nostre necessità".
Così il Kalashnikov AK-74, evoluzione del primo AK-47, resterà l'arma più usata dall'esercito russo e dagli oltre cinquanta altri eserciti che lo hanno in dotazione in girro per il mondo. Alcune armi russe più moderne, come il Nikonov AN-94 Abakan o l'AEK-971 hanno prestazioni migliori. Ma secondo alcuni esperti necessitano di una manutenzione maniacale e sono solo un poco più precise, attorno al 10%. Non abbastanza da soppiantare un oggetto da guerra costruito in oltre cento milioni di pezzi, talmente semplice e rustico da poter essere pulito anche lavandolo con acqua corrente. Anche per questo è sempre stato l'arma preferita dalle guerriglie di ogni continente. E continuerà ad esserlo.
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domenica 9 ottobre 2011
sabato 8 ottobre 2011
Una bella frittata
A Flagstaff, in Arizona, un camion ha tamponato un altro carico di uova,
che si è ribaltato. Risultato: 350.000 uova sull'asfalto della
Interstate 40. La buona notizia è che pare che cinquantamila non si siano rotte.
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venerdì 7 ottobre 2011
Se non ora quando?
Purtroppo anche quest'anno Sivio Berlusconi non ha vinto il premio Nobel per la pace. Massima solidarietà al comitato che si era costituito allo scopo.
giovedì 6 ottobre 2011
Morti ammazzati
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Genio e regolatezza - Steve Jobs 1955 - 2011
Steve Jobs era un genio e anche una persona molto furba. Le due doti raramente vanno d'accordo. La citazione di Jobs che oggi ingombra la rete come un virus, "stay hungry, stay foolish", non rappresenta certo il povero Steve, che tutto era meno che foolish. Steve Jobs era l'amministratore delegato di una grande azienda, come Sergio Marchionne. Come Marchionne vestiva una uniforme anticonformista (dolcevita nero contro i pulloverini dell'AD FIAT) pagava poco i suoi operai e detestava i suoi concorrenti. "Lo spietato pifferaio magico" lo definisce Massimo Gaggi in un bell'articolo sul Corriere. Certo, quando Steve Jobs saliva sul palco a presentare il nuovo gadget Apple lo faceva con una capacità di comunicazione e un carisma ben superiori a Marchionne, rendendo un iPad molto più desiderabile di una Panda e un iPhone decisamente più sexy di una Ypsilon. Ma Apple non ha mai ceduto alla tentazione di condividere con altre aziende le sue licenze e il suo know-how. Questa politica nei tempi cupi aveva rischiato di portare l'azienda al fallimento, oggi le permette di vendere tutti i prodotti a prezzi assurdi, perché non ha concorrenza. Merito dei consumatori che non sembrano lamentarsi più di tanto, ma la strategia è la più lontana possibile dalle teorie dell'open source e dello shareware. Eppure nell'immaginario collettivo per motivi misteriosi Steve Jobs e Apple rappresentano qualcosa di alternativo. Nella sostanza invece Jobs era un capitano di industria come tanti, anche se di grande successo, e colpisce come anche la sinistra lo abbia immediatamente santificato (cosa che certo non farà con Marchionne).
Io non sono un fan di Apple, di cui nella vita ho acquistato solo alcuni iPod, peraltro straordinari (oprattutto il primo, la saponetta bianca con lo schermo in b/n). Sono invece molto grato a Steve Jobs per avere fondato Pixar, che ha regalato ai miei bambini e anche a me dei film indimenticabili.
Ieri ho comprato il mio primo tablet. Non un iPad, che non supporta Flash perché non lo ha brevettato e pretende fidelizzazione assoluta per le app, ma un Samsung Galaxy 10.1 con Android.
Il più bel coccodrillo su Jobs al solito è sul New York Times.
Buon viaggio Steve. E poi scusa, ma il Galaxy è davvero una figata.
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mercoledì 5 ottobre 2011
La giornata degli insegnanti
Il tema di quest'anno è "Insegnanti per la parità di genere", argomento particolarmente sentito in un mestiere dove le donne sono la maggioranza, circa il 62% a livello globale. In alcuni paesi le donne che insegnano alle scuole elementari sono il 90% del totale.
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Statisti
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martedì 4 ottobre 2011
Vecchio, antico, monumentale
Il blogger riportava sdegnato la demolizione di una townhouse, una casa a schiera al 331 E. di 6th Street a Manhattan, nell'East Village (foto). La casa, 630 metri quadri su quattro piani, era stata venduta lo scorso anno per 3.950.000 dollari, quasi tre milioni di Euro. Le ricerche hanno individuato il proprietario demolitore in David Schwimmer, un attore TV piuttosto popolare in America. Ma non è questo il punto. Il punto è che l'edificio demolito risaliva al 1852, una data con un valore storico molto alto per una nazione giovane come gli Stati Uniti, dove gli edifici monumentali più antichi risalgono al '700. Eppure la demolizione di un edificio di circa 160 anni rientra nelle norme.
In Italia la "soglia di attenzione" delle soprintendenze scatta dopo 50 anni dalla costruzione. E dire che la nostra memoria urbana e il nostro patrimonio edilizio si contano in millenni, quantità impossibili nel nuovo mondo americano. Una palazzina come quella al 331 della sesta strada di Manhattan in Italia non avrebbe mai potuto essere demolita. Ma non sono proprio sicuro che abbiamo ragione noi.
Preservare tutto serve davvero? Le trasformazioni urbane possono avere luogo solo sostituendo elementi, non costruendo in lotti liberi. Tutto quello che è vecchio merita davvero di essere conservato? Qual è il solco che distingue ciò che è vecchio da ciò che merita di essere classificato come monumentale? Fino a 70 anni fa le città mutavano costruendo i nuovi edifici al posto dei vecchi, seguendo un criterio di sostituzione e stratificazione. Poi tutto è cambiato e dagli anni '50 il nuovo si edifica nei campi di periferia, consumando territorio e allargando a dismisura le nostre città. Siamo sicuri che sia la scelta giusta?
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Oktoberfest 2011
Il consuntivo parla di 6.9 milioni di visitatori e di un consumo record di sette milioni e mezzo di litri di birra.
Interessanti i dati degli oggetti smarriti. Tra i 4750 articoli registrati al lost and found ci sono 1045 passaporti, 390 cellulari, un elmetto da vichingo, due stampelle, una dentiera e 48 bambini, questi ultimi tutti riconsegnati ai genitori.
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