giovedì 3 marzo 2011

Cosa succede in Libia?

Ecco l'ultima mappa su quanto sta accadendo nel golfo di Sirte, tra Misurata e Bengazi (cliccare per ingrandire).
The action is here.

Verso Rio 2012, a piccoli passi

Le Nazioni Unite hanno arricchito il sito web del Summit di Rio 2012, che ha anche cambiato date. Posticipato di 20 giorni, adesso è in programma dal 4 al 6 giugno 2012. I bene informati giurano però che tutto è ancora in alto mare e che alla fine il summit durerà almeno una settimana.
Sul sito è comparso anche un nuovo logo (sopra), anche se non ci sono commenti o annunci in merito. Quindi non è chiaro se sarà il logo definitivo della conferenza. Il simbolo lascia un po' perplessi: inscritto in un cerchio c'è in basso un umano, forse un bambino, che si sbraccia. In alto invece è disegnata una foglia. Nella diagonale centrale una linea segmentata che potrebbe essere una scala. Bah.

mercoledì 2 marzo 2011

Le miserie del governo italiano

Il nostro governo ulula da giorni di un allarme immigrazione dalla Libia, anche se gli approdi recenti a Lampedusa (circa 500 persone) sono di Tunisini. E poi li avete visti i Tunisini che arrivano da noi? Ragazzi vestiti bene, con gli zainetti in spalla e grande dignità. Gente giovane che vuole costruirsi una vita altrove, e ha il diritto di provarci.
Ma torniamo alla Libia, dove in realtà la pressione è sui confini terrestri, ad Est con l'Egitto e ad Ovest con la Tunisia. E infatti l'ineffabile ministro Maroni oggi si è premurato di fare presente che "ci sono circa 120mila persone accampate tra la Tunisia e la Libia e la Tunisia e distante solo poche miglia dall'Europa, non da Lampedusa". In realtà non sono i Libici ad andarsene dal proprio paese, ma i lavoratori immigrati con cui la Libia reggeva la sua economia. E questi non vogliono venire in Italia, ma piuttosto tornare a casa loro. Prendiamo gli Egiziani, che in Libia sembra siano addirittura un milione e mezzo. Secondo Al-Jazeera 103.500 Egiziani hanno già lasciato il paese, la maggior parte alla frontiera domestica di Saloum. Ma chi si trova dall'altra parte della Libia (che è grande quasi sei volte l'Italia) deve andare ad Ovest, così almeno altri 15mila sarebbero in attesa al confine con la Tunisia. Il nuovo governo egiziano, che di certo ha anche altre priorità,  ha mandato comunque solo nella giornata di oggi 24 aerei  in Libia per recuperarne altri, arrivando a un totale di 260 voli dal 21 febbraio a oggi.
E il primo ministro inglese conservatore Cameron ha annunciato oggi a sorpresa di avere lanciato una operazione umanitaria per recuperare seimila Egiziani bloccati alla frontiera tunisina. Già ieri la Gran Bretagna aveva recapitato al confine libico-tunisino 36mila coperte e tende per 1500 persone. Cameron ha comunicato al parlamento di avere noleggiato tre aerei di linea che faranno la spola tra Djerba in Tunisia e il Cairo, e di averlo fatto dopo che le Nazioni Unite avevano lanciato un SOS umanitario per la presenza di 80mila e più rifugiati al confine tra i due paesi.
Le grandi nazioni fanno questo. Offrono il loro aiuto e le loro risorse, disinteressatamente. Il governo italiano invece ha saputo solo lamentarsi per qualcosa che ancora non è accaduto. Tanto per conquistare ancora un po' di prestigio internazionale, dopo le vicende di un premier che porta a casa ragazze che hanno 55 anni meno di lui.

Lo Yeti del premier

Stavolta non ha detto che le sue parole erano state travisate dalla stampa comunista. E non è arrivata neanche la smentita di Bonaiuti. Dovrebbe esistere davvero.
Allora che fine ha fatto la fidanzata di Berlù? Concetto Vecchio ci ricorda oggi che l'annuncio risale al 16 gennaio. Da allora, a parte qualche improbabile autocandidatura, nessuna traccia.
Sostenibilitalia la aveva paragonata allo Yeti e al mostro di Loch Ness, ma almeno quelli qualcuno giura di averli visti.

Gli sfigati veri/2

Secondo l'Organizzazione Internazionale per l'Immigrazione i lavoratori immigrati in Libia erano almeno un milione e mezzo. UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, calcola che quindicimila persone passano ogni giorno il confine tra Libia e Tunisia. La stima è di 75mila persone in totale rifugiate finora in Tunisia. Altre 70mila hanno varcato il confine con l'Egitto, in grande maggioranza lavoratori egiziani.

martedì 1 marzo 2011

Gli sfigati veri

La crisi in Libia ha cambiato la vita a molte migliaia di lavoratori stranieri presenti nel paese. Gli occidentali hanno generalmente ricevuto assistenza dai loro paesi di origine, che hanno approntato mezzi aerei o navali per il rientro. Fino alla surreale vicenda dell'aereo canadese atterrato a Tripoli per evacuare i connazionali, senza trovarne neppure uno all'aeroporto e ritornato a Toronto con il solo equipaggio. Anche i trentamila Cinesi presenti in Libia sono riusciti quasi tutti ad espatriare via terra verso Egitto o Tunisia o via nave verso Malta e Grecia.
Restano gli sfigati veri, quelli senza risorse finanziarie per approntare un viaggio individuale (ormai solo la corsa in taxi da Tripoli all'aeroporto costa centinaia di Euro) e i cui governi non hanno mezzi e/o organizzazione per il rimpatrio. Sono i Filippini (30.000), i Pakistani, gli Indiani, gli Irakeni, i Bengalesi (almeno 60.000), i Nigeriani, i Vietnamiti (10.500).
Non li va a prendere nessuno.

Le turbine? Le mette il comune

La città francese di Montdidier ha inaugurato il primo parco eolico realizzato direttamente da un ente locale. L'impianto infatti è finanziato con un mutuo di 9.2 milioni contratto dall'amministrazione comunale e con il contributo di un milione di Euro del Consiglio della Regione di Somme e dell'Unione Europea. L'investimento totale è di 11.2 milioni di Euro, che secondo il piano finanziario saranno completamente ammortizzati in 10-12 anni.
Il parco eolico di Moulin à Cheval è composto da quattro generatori Vestas V90 da 2 Mw in grado di produrre 19000 Megawatt l'anno, più o meno la metà del consumo totale della municipalità. L'energia non consumata in città sarà rivenduta al gestore elettrico secondo le tariffe incentivanti di 8.616 Eurocent/kWh bloccate per 15 anni.

Tutta colpa di al-Quaeda

Rinnovabili, il buio del governo

Il governo italiano discuterà oggi il decreto presentato dal ministero dello sviluppo economico, tecnicamente definito "decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/28/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/Ce e 2003/30/Ce".
Il provvedimento limita fortemente lo sviluppo delle energie rinnovabili nel nostro paese. Gli impianti fotovoltaici a terra avranno un limite di una capacità massima di un megawatt (mille Kw), con l'ulteriore barriera di 100 Kw per ettaro di terreno dell'azienda. Gli impianti di biogas non potranno superare il megawatt di potenza. Il conto energia sarà azzerato alla fine del 2013. Gli incentivi per l'eolico avranno addirittura una riduzione retroattiva del 30%.
La storia è sempre la stessa, e racconta l'ottusa visone conservatrice del governo italiano. I governi di destra d'Europa hanno intuito che la ripresa dalla crisi passa attraverso la green economy. Gran Bretagna, Germania, Francia, Olanda, Danimarca e altri investono e credono nel futuro delle energie rinnovabili. L'Italia invece pensa ad altro e si avvita in proiezioni atomiche che dovrebbero, nel migliore dei casi, portarci una o due centrali nucleari in attività negli anni '20, difficile dire quando. E due centrali atomiche equivalgono solo al 3% dell'energia che il nostro paese è in grado di produrre oggi. Inutili, pericolose scommesse.
L'assurda strategia del governo ha risvegliato persino il ministro invisibile dell'ambiente Prestigiacomo, che in una nota conferma l'impegno a rispettare gli accordi europei, secondo i quali l'Italia dovrebbe avere il 17% di energia rinnovabile entro il 2020. Nella stessa comunicazione Presty sottolinea come in Germania gli incentivi per le rinnovabili arrivano al 10% della bolletta, da noi siamo tra il 3 e il 5%. Vedremo domani quanto conterà il suo parere nel consiglio dei ministri.
Per dare i numeri in modo chiaro, le energie rinnovabili ci costano 1.7 Euro al mese, molto meno dello smaltimento delle scorie delle centrali nucleari dismesse trenta anni fa.