domenica 9 dicembre 2018

COP24, la difficile negoziazione sul clima

Ieri si e conclusa la prima settimana della COP24 e le commissioni di lavoro dovevano presentare i draft, le bozze, dei documenti da sottoporre ai decisori politici, che in questa edizione non sono i capi di stato ma i ministri, in arrivo martedì. Le decisioni della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) vanno prese all'unanimità e le difficoltà di condividere le scelte può essere riassunta con il racconto della sessione conclusiva di SBSTA di ieri.
SBSTA è l'acronimo per Subsidiary Body for Scientific and Tecnological Advice. La commissione fu istituita alla prima COP, svoltasi a Berlino nel 1995. Si tratta di un organismo tecnico che deve vagliare le tesi scientifiche sui cambiamenti climatici per indirizzare le decisioni politiche. Un ruolo delicato di intermediario tra il panel scientifico della IPCC e degli scienziati impegnati nelle ricerche sul clima e le posizioni politiche dei 196 stati che fanno parte della Convenzione ONU.
Nella sessione plenaria conclusiva di SBSTA di ieri tra i vari punti all'ordine del giorno c'era l'ultimo rapporto IPCC, che indica un riscaldamento globale di 1.5°C come soglia minima di sicurezza planetaria. Ricordiamo che l'Accordo di Parigi prevede azioni per limitare l'aumento delle temperature a un livello "ben al di sotto" dei 2°C. Il draft test proposto nella plenaria SBSTA includeva la frase "prendendo atto (noting, nel testo originale) del rapporto IPCC sulla soglia di 1.5°C di riscaldamento globale". Molte nazioni hanno sollevato obiezioni. Le Maldive, come portavoce dei piccoli stati insulari. Colombia, Corea del Sud. Etiopia, a nome dei paesi meno sviluppati. E poi Unione Europea, Canada, Norvegia, Ghana, Nuova Zelanda, Sudafrica, Zambia, Tanzania, Argentina. Questi paesi hanno proposto che al posto di noting fosse scritto welcoming, ovvero "accogliendo con favore". Questa modifica ha trovato la ferma opposizione di Russia, Arabia Saudita e Kuwait. Gli Stati Uniti, che sono usciti dall'Accordo di Parigi ma partecipano ai lavori delle COP, hanno rimarcato che il recepimento del rapporto IPCC da parte della commissione SBSTA non significa che gli USA lo facciano proprio.
Alla fine è stato proposto un testo di compromesso che in originale dice che i membri di SBSTA “welcome the effort of the IPCC experts”, cioè accolgono con favore il contributo degli esperti di IPCC. Soluzione che ha lasciato insoddisfatti molti stati che insistevano per una adozione completa. Risultato finale: tutto rimandato alla prossima sessione di SBSTA, prevista per giugno 2019.

La vignetta di oggi del New Yorker


I delegati delle popolazioni indigene alla COP24




sabato 8 dicembre 2018

Trump, Gilet Jaunes e cambiamenti climatici

Un paio di ore fa Donald Trump ha scritto un tweet entusiasta sulle manifestazioni di protesta in corso in Francia, che inizia con la frase "L'Accordo di Parigi non funziona così bene a Parigi". Secondo il presidente americano i rivoltosi dei Gilet Jaunes "non vogliono pagare somme ingenti di denaro, larga parte delle quali a nazioni del terzo mondo (che hanno leadership discutibili) con l'obiettivo di forse proteggere l'ambiente". E conclude sostenendo che nelle manifestazioni dei Gilet Jaunes i cori siano "Vogliamo Trump!".


venerdì 7 dicembre 2018

Il cambiamento climatico dipende anche da cosa mangiamo

Al ricevimento di benvenuto della COP24 di Katowice c'era l'inevitabile spettacolo di musica tipica (sotto) e il menu era ovviamente polacco, con abbondanza di carne e insaccati. Il settore agricolo e zootecnico è una delle principali fonti di gas serra e ridurre le emissioni di gas climalteranti in atmosfera comporterà anche un cambiamento delle abitudini alimentari. Con la crescita economica dei paesi in via di sviluppo agricoltura e allevamento producono sempre più metano e ossido di azoto e le proiezioni dicono che nel 2050 il distretto sarà responsabile del 52% delle emissioni, più della metà. Se non si inverte la rotta. Dimezzare il consumo di carne e latticini entro il 2050 porterebbe a una riduzione del 64% delle emissioni del settore, cioè un terzo del dato globale.


Il pasticcio dell'ecotassa sulle auto

La proposta del governo di intervenire fiscalmente nel settore auto con tassazione dei veicoli a combustione e incentivi per quelli elettrici è da giorni la prima notizia, tanto da mettere in secondo piano la stessa manovra finanziaria nella quale è inserita. Proposta del governo presentata come emendamento e già disconosciuta da parte di esso. Proposta del governo formulata dalla side M5S e figlia di qualche riga - peraltro piuttosto vaga - inserita nel famoso Contratto di Governo.
Tutti la chiamano già Ecotassa ed è concepita con l'approssimazione e la rozzezza che caratterizzano molti provvedimenti legislativi di questo governo. Il principio da cui parte è la lodevole e auspicata riduzione delle emissioni di gas climalteranti prodotti dai veicoli con motori a combustione diesel o benzina. Il criterio utilizzato è uno solo: la quantità di gas serra prodotta dai motori calcolata secondo il criterio di grammi di CO2 per Km. La tassa riguarda solo i veicoli di nuova immatricolazione e va da un minimo di 150 Euro a un massimo di tremila, secondo categorie a crescere rispetto al livello delle emissioni. Le entrate previste per il 2019 sarebbero di circa 300 milioni, sufficienti a coprire gli incentivi che lo stesso testo di legge assegna ai veicoli ibridi ed elettrici.
I criteri della Ecotassa sono piuttosto stringenti e risparmiano pochissimi modelli di auto anche nella categoria delle utilitarie alimentate a benzina. Al contrario non toccano alcuni dei modelli di alta gamma dotati di motori diesel di ultimissima generazione, le cui emissioni sono più basse dei limiti di 110g CO2/Km in cui scatta la tassazione.
Occore ricordare che il quadro normativo europeo impone provvedimenti, in tempi brevi. Il Parlamento di Strasburgo ha approvato recentemente la proposta di ridurre le emissioni delle auto del 40 per cento entro il 2030. Un obiettivo ambizioso, che l'Europa conta di raggiungere con una maggiore efficienza e pulizia dei motori tradizionali e una quota crescente di veicoli elettrici e ibridi. La stessa proposta indica la soglia minima del venti per cento di nuove immatricolazioni di veicoli a zero o basse emissioni entro il 2025, e questa quota dovrà salire al 35% entro il 2030. Attualmente in Italia i veicoli ibridi rappresentano solo il cinque per cento delle nuove immatricolazioni e le full electric circolanti sono meno di cinquemila. In termini assoluti solo lo 0.5% delle auto circolanti nel paese sono elettriche o ibride.
Contro la Ecotassa si sono levate proteste da tutti i settori interessati: produttori di auto, reti di vendita, autoriparatori, sindacati. E naturalmente anche dai consumatori che vedrebbero schizzare verso l'alto il prezzo di una Panda a benzina. Le proteste, che riguardano interessi economici diretti, criticano giustamente la sciatteria del provvedimento ma non entrano nel merito delle necessarie azioni che qualunque governo dovrebbe intraprendere verso una economia decarbonizzata, basata su energia pulita e progresso tecnologico.
L'industria italiana è in ultima fila nella conversione alla mobilità elettrica. Poco più di un anno fa Sergio Marchionne definiva i veicoli elettrici "Un'arma a doppio taglio" e solo recentemente FCA ha annunciato la futura introduzione di modelli elettrici, a cominciare dalla 500, con grave ritardo sugli altri competitor globali come Toyota, BMW, Nissan-Renault, Daimler, Volkswagen.
Altra obiezione facilmente confutabile, letta spesso nei commenti alla Ecotassa, è che le auto elettriche non inquinino meno delle tradizionali, perché utilizzerebbero energia elettrica prodotta dalle centrali a carbone. I dati di Terna dicono che in Italia il 34.6% dell'energia, quindi oltre un terzo, viene da fonti rinnovabili. Inutile dire che la percentuale di energia rinnovabile è in costante ascesa. Quindi già oggi un'auto elettrica in Italia ha una intensità energetica molto migliore di un'auto a idrocarburi. E nel tempo, con l'aumento delle rinnovabili e l'efficienza sempre migliore delle batterie, le emissioni caleranno ulteriormente.
Come detto i principi del provvedimento sono condivisibili e vanno incontro alle direttive europee a cui si stanno adeguando molti altri stati, nonché ai vincoli di riduzione di CO2 previsti dall'Accordo di Parigi sul clima. Tuttavia l'Ecotassa ha lacune molto gravi che proverò a sintetizzare per punti.
1. Riguarda solo i veicoli di nuova immatricolazione e non prevede incentivi per la sostituzione dei mezzi circolanti, che sono in grande parte obsoleti e molto inquinanti. "Nessuno pagherà per ciò che ha acquistato già. Al tempo stesso è importante però tassare chi da oggi sceglie di acquistare macchine molto inquinanti" ha detto il ministro dell'ambiente Costa. Questo approccio, alzando i prezzi di vendita del nuovo senza incentivi alla rottamazione, renderà molto meno invitante sostituire i vecchi mezzi inquinanti in circolazione e provocherà una inevitabile contrazione del mercato.
2. Utilizza come parametro solo le emissioni di CO2 e non quelle di polveri sottili e ossido di azoto (N2O) molto nocivi per la salute umana e prodotti in misura notevole dai motori diesel "salvati" dal provvedimento. Proprio ieri alla COP24 di Katowice l'OMS ha presentato un rapporto sui rapporti tra salute e cambiamenti climatici centrato sulla qualità dell'aria e sui gravi rischi dell'inquinamento da particolato e N2O.
3. Prevede incentivi per i veicoli elettrici, ma non interviene sul tema fondamentale della diffusione di impianti di ricarica rapida, necessaria per garantire ai veicoli elettrici la stessa affidabilità e funzionalità delle auto alimentate con idrocarburi. La legge spagnola recentemente approvata, ad esempio, prevede l'installazione di centri di ricarica in ogni stazione di rifornimento.
4. Non pone quote minime per i mezzi elettrici, come previsto dalle norme europee, nè soglie temporali per la produzione e vendita di auto con motore a combustione. Francia, Gran Bretagna e Spagna hanno fissato al 2040 la "morte" delle auto con motore diesel o benzina (la Danimarca al 2030), imponendo all'industria una riconversione rapida verso le nuove tecnologie.

mercoledì 5 dicembre 2018

Clima e salute, i vantaggi sanitari dell'Accordo di Parigi

Oggi alla COP24 di Katowice WHO-OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha presentato un rapporto sulle conseguenze del riscaldamento globale (a questo link il report completo). Secondo WHO raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi salverebbe un milione di vite all'anno da qui al 2050 solo per quanto riguarda la riduzione dell'inquinamento dell'aria. Le stime dicono anche che i risparmi nel settore della salute sarebbero il doppio dei costi necessari per attuare l'accordo. E questo rapporto costi-benefici è molto più favorevole nei grandi paesi in via di sviluppo come Cina e India.
L'esposizione all'inquinamento dell'aria causa ogni anno sette milioni di decessi e oltre 4000 miliardi di Euro di spese mediche. Si stima che, nei 15 paesi con le più alte emissioni in atmosfera, gli impatti economici dell'inquinamento atmosferico siano pari al 4 per cento del PIL. Raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi costerebbe invece solo circa l'uno per cento del PIL. Tedros Adhanom Ghebreyesus, l'etiope Direttore Generale di WHO, ha detto che "L'Accordo di Parigi è potenzialmente il più importante trattato globale sulla salute di questo secolo".
Decarbonizzare il pianeta non migliora solo drasticamente la qualità dell'aria, ma produce benefici indiretti sulla salute come l'incremento della mobilità attiva, ad esempio con la diffusione dell'uso delle biciclette.
Il report presentato oggi invita le nazioni a includere le spese della sanità nell'analisi costi-benefici della lotta al cambiamento climatico. Raccomanda anche di agire sulla leva fiscale tassando i combustibili fossili e introducendo incentivi per le energie alternative.
WHO chiede anche che siano attuati controlli periodici per monitorare i progressi nel settore salute in relazione all'attuazione delle misure di mitigazione dei cambiamenti climatici, anche nel quadro dei Sustainable Development Goals. Sottolinea anche il ruolo delle città e dei governi locali nell'attuazione di politiche climatiche e nella evoluzione verso strutture sanitarie resilienti al clima e di basso impatto ambientale. Chiede alle comunità sanitarie, alla società civile e a al mondo professionale della sanità di attivarsi per promuovere i benefici sulla salute delle azioni sul clima e di sensibilizzare i cittadini su questi temi.

martedì 4 dicembre 2018

Sir David Attemborough: "Il tempo sta per scadere"


La star di ieri alla COP24 di Katowice è stata Sir Richard Attemborough (92). "Siamo di fronte a un disastro globale causato dall'uomo: il cambiamento climatico. Se non agiremo la fine della nostra civiltà e l'estinzione di gran parte del mondo naturale sono all'orizzonte. Il tempo sta per scadere." ha detto il grande documentarista e scienziato britannico.


Song of the Day


Ed Harcourt ha appena pubblicato il suo nuovo album Beyond The End, il primo completamente strumentale per il cantautore e pianista inglese di Wimbledon. Ed Harcourt (41) non scrive canzoni da canticchiare sotto la doccia. I brani sono tutti suonati al piano, con qualche intervento occasionale di violino e violoncello. Musica spaziale e di atmosfera, minimalista ma molto intensa, adatta alla stagione invernale. L'album è stato registrato nella casa di Harcourt con un pianoforte vintage Hopkinson del 1910.


I delegati del Nepal alla COP24 di Katowice


http://enb.iisd.org/climate/cop24/enb/images/3dec/ENB_COP24_3Dec18_KiaraWorth-9.jpg

lunedì 3 dicembre 2018

COP24, a Katowice si verifica l'Accordo di Parigi

Si è aperta ieri, con un giorno di anticipo, la COP24 di Katowice. I lavori dureranno due settimane. L'annuale conferenza sul clima delle Nazioni Unite ha un'agenda fitta, finalizzata all'attuazione dell'Accordo di Parigi del 2015. L'accordo, ratificato nel dicembre 2016, prevede una prima verifica a due anni dalla sua entrata in vigore. Adesso, quindi.
A Katowice sono registrati più di 21mila partecipanti. Quasi 13mila sono delegati dei parties, ovvero delle 196 nazioni che fanno parte della Convenzione sul Clima ONU. Seimila, che la gerarchia ONU cataloga come osservatori, rappresentano le ONG. Circa millecinquecento gli accrediti stampa, il resto diviso tra agenzie internazionali e rappresentanti ONU. Se si aggiungono volontari, sicurezza e staff si arriva a quasi trentamila persone.
La piccola Katowice ha trecentomila abitanti e non può offrire una ricettività in grado di accogliere tutti, quindi i delegati sono sparsi in un territorio ampio che arriva fino a Cracovia, che dista 80 km. La logistica della conferenza è complicata e i molti che soggiornano nell'area di Cracovia devono sobbarcarsi un viaggio in bus di un'ora e dieci minuti per tratta. In pratica, considerando i trasferimenti in hotel, si perdono tre ore al giorno.
Negli ultimi dieci anni la Polonia ha ospitato tre volte la COP: a Poznan nel 2008, a Varsavia nel 2013 e quest'anno a Katowice. Bizzarro che il paese europeo che produce e consuma più carbone sia così di frequente la sede dei negoziati sui cambiamenti climatici, quindi sulla lotta alle emissioni di CO2.
I venti anni più caldi della storia umana sono stati tra gli ultimi ventidue e i quattro più caldi in assoluto sono gli ultimi, dal 2014 ad oggi. L'accordo di Parigi, che entrerà in vigore nel 2020, prevede di contenere entro fine secolo il riscaldamento globale "ben al di sotto" dei 2°C, valore che gli scienziati ritengono non debba essere superato per evitare mutamenti irreversibili.
L'Accordo di Parigi prevede che ogni paese produca il suo contributo nazionale di impegni, i cui progressi dovranno essere verificati ogni cinque anni. Come noto Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall'accordo, lasciando di fatto la direzione politica all'Europa (che però contribuisce solo per il 9% delle emissioni globali) e alla Cina, che in termini assoluti è il primo paese per emissioni, ma pro-capite è a livelli inferiori a molti paesi occidentali e a meno della metà di quelli americani.
Sostenibilitalia segue le COP dal 2007 e anche quest'anno cercheremo di tenere i lettori aggiornati sugli eventi e i retroscena della conferenza di Katowice.