lunedì 15 luglio 2019

Enormi quantità di emissioni di CO2 per trasportare i rifiuti di Roma all'estero

Vista la carenza di impianti di trattamento locali l'emergenza rifiuti di Roma verrà tamponata (non risolta) spedendo container di monnezza all'estero. Secondo il Messaggero per la gran parte andranno in Svezia, negli inceneritori di Stoccolma e Goteborg. Ma il trasporto della spazzatura romana fino in Scandinavia avrà costi altissimi di emissioni in atmosfera. Un articolo di oggi di Euractiv si basa su uno strumento di calcolo di Danish Shipping che quantifica le emissioni prodotte dal trasporto di un container per ogni singolo miglio nautico: da 829 kg a 1.606 kg di CO2 e da 4.9 a 9.6 Kg di NO2. La distanza dal porto di Civitavecchia a quello di Stoccolma è di oltre tremila miglia nautiche.

giovedì 11 luglio 2019

Europa sostenibile, futuro sostenibile

Dal 1 luglio la Finlandia è presidente di turno del Consiglio Europeo. Lo slogan della presidenza finlandese è Europa Sostenibile, Futuro Sostenibile. Oggi a Helsinki si svolge un vertice informale dei ministri dell'ambiente e del clima dove sono in discussione gli obiettivi dell'Unione sull'emergenza dei cambiamenti climatici. L'ambizione è quella di portare l'Europa a zero emissioni entro il 2050 e di formalizzare la decisione nel Consiglio Europeo del prossimo ottobre o al massimo entro dicembre 2019, termine della presidenza di Helsinki. La diretta del meeting di oggi è a questo link.



domenica 7 luglio 2019

Allargare l'Unione Europea? Per Macron è No

"Sono più che scettico nei confronti di coloro che sostengono che il futuro dell'Europa siano futuri allargamenti, visto che non siamo in grado di trovare un accordo tra 28 nazioni". Queste parole, pronunciate lunedì scorso da Emmanuel Macron dopo il primo fallito vertice sulle nomine europee, hanno gelato le speranze dei paesi balcanici che hanno chiesto l'ingresso nell'Unione Europea. Il fatto che i quattro di Visegrad (Polonia, Ungheria, Cekia e Slovacchia) con il supporto dell'Italia abbiano bloccato la prima proposta che vedeva Timmermans a capo della Commissione ha innervosito molto il presidente francese, che teme che l'ingresso di nuovi membri complichi ulteriormente le scelte politiche.
Montenegro e Serbia hanno già aperto ufficialmente i negoziati con Bruxelles, rispettivamente nel 2012 e nel 2014. Albania e Nord Macedonia, dopo la richiesta di accesso, sperano in una decisione positiva dal Consiglio Europeo, decisione che era attesa entro giugno e che ora è stata promessa entro il prossimo ottobre, cioè prima della scadenza della Commissione Juncker. La Macedonia del Nord è candidata dal lontano 2005, ma la trattativa era stata interrotta fino alla risoluzione della disputa con la Grecia sul nome del paese. L'Albania si è formalmente candidata nel 2014. Bosnia e Kosovo sono ancora molto indietro.
Le parole di Macron sono state smentite dal Commissario all'Allargamento Johannes Hahn e da Angela Merkel in occasione del Western Balkans Summit che si è svolto giovedì e venerdì scorso a Poznan, in Polonia. "Condivido l'opinione di Macron sulla necessità di modificare le nostre procedure decisionali - ha detto Merkel - ma non credo che questa esigenza debba bloccare i negoziati per l'accesso". Aggiungendo anche: "Come sappiamo il processo di adesione dura molto a lungo, e abbiamo tutto il tempo di rivedere i nostri meccanismi".
Quanto peserà la posizione di Macron lo vedremo nei prossimi mesi. Per approvare l'apertura dei negoziati con paesi candidati serve l'unanimità del Consiglio Europeo. Sembra difficile che la Francia arrivi fino alla decisione drastica di porre il proprio veto, alla luce della posizione della Germania e di molti altri paesi europei, tra i quali tutto il blocco orientale con in testa la Polonia.
Il Summit di Poznan è stato l'evento annuale del Processo di Berlino, l'iniziativa diplomatica europea centrata sull'allargamento dell'Unione ai paesi dei Balcani. A Poznan erano presenti, oltre a Merkel, Theresa May e il primo ministro francese Edouard Philippe. L'Italia ancora una volta assente, malgrado la vicinanza e i rapporti di collaborazione con le nazioni balcaniche, con le quali il nostro paese collabora anche nell'ambito della Macroregione Adriatico-Ionica. Anche l'informazione nazionale ha seguito distrattamente l'evento di Poznan e le dichiarazioni di Macron.




venerdì 5 luglio 2019

La Croazia vuole l'Euro

Ieri la Croazia ha iniziato il suo percorso per entrare nell'Eurozona con la richiesta formale di accesso al European Exchange Rate Mechanism (ERM-2), un periodo di due anni in cui la Banca Centrale Europea controlla i valori di cambio delle valute dei paesi che vogliono convertirsi all'Euro. La stessa richiesta era stata avanzata lo scorso anno dalla Bulgaria.
Negli ultimi anni l'economia croata si è stabilizzata grazie al calo della disoccupazione, all'aumento delle esportazioni e alla riduzione del debito pubblico, che ha permesso a Zagabria di uscire dalla procedura europea di eccesso di deficit nel 2017. Il paese tuttavia è ancora in fondo alle classifiche europee con un reddito medio di 870 Euro. Oggi il cambio Kuna/Euro è a 7.40.
La richiesta croata sarà esaminata dai ministri delle finanze dei 19 paesi dell'Eurogruppo lunedi prossimo a Bruxelles. Se sarà approvata la Croazia verra ammessa nel ERM-2 a metà 2020 e potrebbe adottare l'Euro nel 2023.

I combustibili fossili non attirano più investimenti

La borsa di Londra ha riclassificato i titoli di aziende che operano nel settore idrocarburi sotto una nuova categoria chiamata "Non Rinnovabili". Allo stsso tempo le aziende che erano nella categoria "Energie Alternative" ora sono classificate come "Rinnovabili".
Colossi come BP e Shell ora avranno l'etichetta non invidiabile di "Non Rinnovabili", una sorta di lista nera che di certo non incentiva gli investimenti. La classificazione è determinata dalla principale fonte di ricavi delle aziende.
I sostenitori delle energie rinnovabili chiedono da tempo di bloccare i contributi pubblici al settore dei combustibili fossili e i fondi di investimento stanno, seppure lentamente, seguendo questa linea. Recentemente il fondo sovrano previdenziale di Norvegia (il più grande del mondo, mille miliardi di dollari di dotazione) ha disinvestito 13 miliardi dalle aziende che operano nel petrolio e nel carbone. Ma la Banca Europea per gli Investimenti nel 2018 ha finanziato le compagnie che operano nel settore dei combustibili fossili con 2.4 miliardi di Euro.

domenica 30 giugno 2019

Al G20 di Osaka per il clima poteva andare peggio

Il G20 di Osaka che si è concluso ieri non ha avuto molto risalto sulla stampa italiana, come al solito. Gli unici titoli sono stato per la distensione USA-Cina sui dazi e per i colloqui tra i leader europei a margine del summit, tema le prossime nomine. Ma a Osaka si è discusso molto anche di cambiamenti climatici, con la definizione di un accordo sottoscritto da 19 paesi con l'esclusione degli Stati Uniti. I negoziati sul testo sono proseguiti per tutta la notte di venerdì, perché l'America ha cercato a lungo di trovare alleati, invano.
Il documento finale, disponibile a questo link, afferma la "irreversibilità dell'Accordo di Parigi", confermando la volontà dei sottoscrittori alla sua attuazione. Il testo è al paragrafo 35, mentre il paragrafo 36 è dedicato ai distinguo degli USA, che confermano la propria volontà di ritirarsi dall'Accordo di Parigi perché "dannoso per i lavoratori e i contribuenti americani".
A parte la scelta di Trump, l'unanimità degli altri 19 leader non era scontata. Ai negoziati sul clima di Bonn, che si sono conclusi giovedì scorso, Arabia Saudita e Brasile avevano tenuto un atteggiamento fortemente ostativo. I sauditi continuano ad opporsi a qualunque politica di limitazione dei combustibili fossili, mentre il Brasile pretende una compensazione per i suoi carbon credit che risultano dalla grande superficie forestale del paese. Invece a Osaka sia Bolsonaro che Mohammed bin Salman hanno confermato l'adesione all'accordo globale sul clima, e lo stesso ha fatto Putin.
Sabato Cina e Francia, dopo un incontro con il segretario generale ONU Guterres, avevano diffuso un comunicato (qui il testo) dove confermavano la volontà di procedere a una "piena ed effettiva attuazione dell'Accordo di Parigi". L'appoggio della Cina è stato essenziale per convincere i paesi emergenti a non cedere alle sirene di Trump.



giovedì 27 giugno 2019

Le cheerleaders attempate del G20 di Osaka


Domani si apre il G20 di Osaka e il Giappone ospiterà per la prima volta il summit dei leader mondiali. A celebrare al meglio l'evento hanno pensato Obachaaan, un gruppo di nonne rap attivo dal 2011 (età media 66 anni) che per l'occasione ha realizzato il video Oba Funk Osaka, una canzone di benvenuto in inglese dedicata agli illustri ospiti di tutto il mondo. Nessuna delle Obachaaan conosce l'inglese. Hanno cantato cercando di imitare la pronuncia di frasi come “Let’s talk! Let’s dance! Here is Osaka wonderful city!” Il risultato è notevole.


venerdì 21 giugno 2019

Quanto costa fare la spesa in Europa?

Eurostat ha diffuso ieri un'indagine sui prezzi al consumo dei beni alimentari che mostra grandi differenze tra i paesi europei. Sulla base di una media europea di 100 la nazione più cara è la Danimarca, con un indice al 130 per cento. Seguono Austria e Lussemburgo (125%) e Finlandia e Irlanda (120%). All'altra estremità della scala in Romania fare la spesa costa solo il 66 per cento della media continentale, la metà rispetto alla Danimarca. Prezzi bassi anche in Polonia (69%) e Bulgaria (72%). In Italia l'indice è al 111 per cento, meno della Francia (115%) ma più alto della Germania (102%).
Dividendo gli indici per generi, uova e latticini sono più cari in assoluto a Cipro e in Grecia, la carne in Austria e Lussemburgo, il pane in Danimarca e Austria.
C'è anche una classifica che riguarda le bevande alcooliche, dove le differenze sono ancora più marcate. Anche qui i prezzi più bassi sono in Romania e Bulgaria (74%). I prezzi dell'alcool in Finlandia invece sono due volte e mezzo più cari, con il 182 per cento sulla media europea. Ancora più alti in due paesi extra UE come Islanda (268%) e Norvegia (252%).
Quanto alle sigarette, in Irlanda e Gran Bretagna costano il doppio della media europea. In Nord Macedonia solo il 29 per cento. Tra i paesi UE il prezzo più basso del tabacco è in Bulgaria, con il 49%. In pratica con gli stessi soldi si compra un pacchetto di sigarette a Londra e quattro a Sofia.


giovedì 20 giugno 2019

Al Consiglio Europeo salta l'accordo sul clima

Il Consiglio Europeo che si sta svolgendo a Bruxelles non ha trovato un accordo sul documento che indicava come obiettivo le emissioni zero al 2050. L'opposizione è venuta dai governi di Polonia, Ungheria e Cechia, ai quali poi si è aggiunta anche l'Estonia. Il testo approvato non indica l'obiettivo di neutralità climatica al 2050, ma si limita ad invitare la Commissione e il Consiglio a proseguire il lavoro "in linea con gli accordi di Parigi". La Polonia, fortemente dipendente dal carbone, ha ribadito la necessità di adeguate compensazioni economiche per rinunciare ai combustibili fossili. Il primo ministro ceco Andrej Babiš (nella foto sopra con il premier polacco Mateusz Morawiecki) ha detto: "Perché dovremmo decidere con 31 anni di anticipo cosa accadrà nel 2050?".