lunedì 15 ottobre 2018

L'importanza del voto verde in Baviera

C'è molto da analizzare nelle elezioni regionali in Baviera di ieri. Punto di partenza: gli unici vincitori sono i Verdi. Popolari e socialisti perdono gravemente, come peraltro previsto in tutti i sondaggi. Alternative für Deutschland, il partito anti-immigrazione con sfumature naziste, entra in parlamento regionale ma con un risultato deludente rispetto alle aspettative, di poco superiore al dieci per cento. Quindi la destra xenofoba e sovranista non sfonda.
Vi risparmio l'analisi della sconfitta di popolari e socialisti. Credo invece che sia importante ragionare sul trionfo dei Verdi, che sono diventati secondo partito raddoppiando i voti e conquistando 38 seggi sui 205 del parlamento bavarese (ne avevano 17 nel 2013).
La piattaforma politica dei Die Grünen parte dai temi cari al mondo dell'ambientalismo: efficienza energetica, lotta ai cambiamenti climatici, economia circolare, mobilità sostenibile. Temi che sono certamente sempre più centrali nello scenario politico, ma generalmente declinati in modo poco attrante, a metà tra il messianico e il didascalico, con un certo distacco. Il colpo di genio dei Verdi di Katharina Schulze è stato quello di definirsi conservatori. "Il significato latino di "conservare" è "preservare", e io intendo preservare i nostri valori e il nostro ambiente" ha detto la candidata bavarese Claudia Köhler. (foto sotto).
I Verdi di Germania sono apertamente pro-Europa, sostengono una politica di inclusione verso gli immigrati ma indossano costumi regionali e si richiamano alle parole del cristianesimo. Sono conservatori, ma senza arretrare sulle politiche di sostenibilità e di apertura verso le nuove tecnologie, la ricerca, la new economy. E se, secondo i sondaggi, quasi la metà dei loro consensi provengono dall'elettorato socialista, i flussi dicono che anche una buona parte dei popolari della CSU ha scelto il voto verde, irritata dalla sterzata a destra dei popolari di Horst Seehofer nella vana ricerca di fermare AfD rincorrendi i temi del sovranismo e della xenofobia.
La lezione da imparare è che un messaggio positivo, ottimista e inclusivo può sconfiggere la politica dell'odio e della paura. A Monaco e nel Bayern i Verdi raddoppiano i voti spiegando che si può stare TUTTI meglio in una società pacifica, in comunità sostenibili, accoglienti e dotate di servizi che funzionano e disponibili per tutti, in città sicure, pulite e belle. Il contrario di chi fa proclami populisti, di chi incita alla guerra dei penultimi contro gli ultimi, di chi divide ed esclude.

Prima delle elezioni di ieri i Verdi tedeschi nei sondaggi nazionali erano già al 15-17 per cento (alle elezioni federali del 2017 hanno riscosso l'8.9%). Dopo il risultato in Baviera i loro consensi aumenteranno ancora. Si può replicare una esperienza di successo come questa nell'Italia di Salvini e Di Maio? Dovremmo provarci, senza pensare che possa farlo l'ectoplasma dello storico partito dei Verdi italiani, ormai irrilevanti e praticamente spariti dai radar della politica nazionale. La sinistra intera, a cominciare dal PD, dovrebbe concentrarsi su questo obiettivo.

venerdì 12 ottobre 2018

In Nord Europa è ancora estate

Una bassa pressione atlantica sta spingendo area calda su tutta l'Europa centrale e settentrionale. Le temperature previste sono 10-15 °C sopra la media stagionale, con massime attorno ai 20 gradi in Norvegia, Svezia, Danimarca e Germania. L'anomalia si estende alla Groenlandia e al circolo polare artico. La mappa sopra è riferita a domani, sabato 13, e illustra le variazioni rispetto alle temperature medie (più scuro = più caldo).

venerdì 5 ottobre 2018

A Pisa è vietato sedersi sui muretti

Michele Conti, sindaco del centrodestra di Pisa dallo scorso giugno, ha firmato l'ordinanza anti bivacco. Da lunedì prossimo non si mangia all'aperto, neanche un panino, se non in piedi come i cavalli e tenendo cibi e bevande solo in mano. Non ci si può sdraiare sulle panchine, tantomeno sedersi sull'erba. Assolutamente vietato anche sedersi sui muretti e sui gradini.
Proibito anche dormire sulle rastrelliere delle biciclette, roba da fachiri.



mercoledì 3 ottobre 2018

Auto pulite, il Parlamento Europeo alza il tiro

Il Parlamento Europeo ha approvato oggi la proposta di ridurre le emissioni delle auto del 40 per cento entro il 2030. La decisione di Strasburgo va oltre la scelta della Commissione, che prevedeva una riduzione del trenta per cento. La proposta era stata avanzata dall'eurodeputata socialista maltese Miriam Dalli ed è stata approvata con largo margine: 389 favorevoli, 239 contrari e 41 astenuti. La decisione comprende anche una riduzione del 20% entro il 2025 (la Commissione proponeva il 15%) basata sui livelli del 2021. La risoluzione comprende anche una quota minima di veicoli a basse o zero emissioni del 20% entro il 2025 e del 35% entro il 2030. Previsti anche controlli sui veicoli in strada, mentre oggi le emissioni vengono calcolate sulla base dei consumi dichiarati dalle case automobilistiche.

Il trasporto privato contribuisce al 15% delle emissioni di gas serra in Europa ed è l'unico settore in aumento rispetto ai valori del 1990. I limiti più bassi proposti dalla Commissione erano sostenuti in prima linea dalla Germania, interessata a salvaguardare le proprie industrie automobilistiche. Secondo la Commissione limiti così alti provocherebbero una forte riduzione dell'occupazione, mentre secondo Dalli e la Commissione Ambiente di Strasburgo ci sarebbero al contrario 92.000 posti di lavoro in più.
Sul tema l'Europa è divisa tra i paesi che hanno un'industria dell'auto e quelli che non ne producono. La Danimarca ad esempio ha recentemente votato una legge che prevede la vendita solo di veicoli a emissioni zero entro il 2030. Olanda, Danimarca e Irlanda propongono che le emissioni al 2030 siano ridotte tra il 40 e il 70 per cento, indicando la quota votata oggi a Strasburgo come il "minimo sindacale".
La decisione del Parlamento Europeo sarà la base della negoziazione con il Consiglio Europeo e gli stati membri. La presidenza di turno dell'Austria sembra voglia proporre una mediazione sulla quota del 35 per cento. Il primo confronto sarà la prossima settimana in Lussemburgo, dove è previsto un incontro dei ministri dell'ambiente.




martedì 2 ottobre 2018

Il 14 ottobre si vota in Baviera. Come andrà?

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Il 14 ottobre si vota in Baviera, la seconda regione più popolata della Germania da sempre dominata da CSU, il partito bavarese affiliato con la CDU di Angela Merkel. Si eleggono 180 membri del parlamento regionale. In quello uscente la CSU ne aveva 101, con una maggioranza schiacciante. I socialisti di SPD 42.
La Baviera è da sempre governata dal CSU. Dal 2008 al 2018 il presidente è stato Horst Seehofer (69), uomo forte e fiero oppositore delle politiche sulla migrazione del governo tedesco e dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Da marzo 2018 Seehofer è ministro dell'interno del governo Merkel e al suo posto c'è Markus Söder (51).
La Baviera è la regione più religiosa e conservatrice della Germania. Nei pochi mesi in cui è stato presidente Söder ha fatto approvare la Kreuzpflicht, una legge che impone di esporre il crocifisso all'ingresso di tutti gli edifici pubblici.  I maligni hanno insinuato che la legge, molto criticata nel resto della Germania, sarebbe un tentativo di arginare i nazionalisti di  Alternative für Deutschland (AfD).
Il recentissimo sondaggio qui sopra dimostra che la strategia di Söder non sembra avere funzionato. La CSU è a picco, come i Socialisti. Volano i Verdi, che raddoppiano i voti e la destra sovranista di AfD arriverebbe al 14 per cento, partendo da zero.

lunedì 1 ottobre 2018

Charles Aznavour, 1924 - 2018


Charles Aznavour non aveva il physique du rôle: era alto un metro e sessanta e certamente non bello. Il suo vero nome era Shahnour Vaghinag Aznavourian, in armeno Շահնուր Վաղինակ Ազնավուրեան. Suo padre era emigrato dall'Armenia a Parigi, dove Aznavour nacque nel 1924. Charles lasciò la scuola a soli nove anni per intraprendere una carriera da baby attore. Nella Parigi occupata dai nazisti iniziò a cantare e arrivò ad aprire i concerti di Edith Piaf al Moulin Rouge. Fu lei ad incoraggiarlo ad iniziare una carriera che lo portò a scrivere più di mille canzoni e vendere 180 milioni di dischi.

Aznavour superò presto i confini della popolarità nazionale. Già nei primi anni '60 faceva sold out alla Carnegie Hall di New York. Ha cantato le sue canzoni in otto lingue e certamente aveva un rapporto speciale con l'Italia. Molti ricorderanno Com'è Triste Venezia, ma la mia preferita resta la tristissima E Io Tra Di Voi, la versione italiana di Et Moi Dans Ma Coin, cantata anche da Mina. Del resto, come disse Jean Cocteau: "La disperazione non era così popolare prima di Aznavour".
Tre mogli, sei figli, varie love story tra le quali una con Liza Minnelli, Aznavour era instancabile e non ha mai smesso di salire sul palco. Il suo ultimo concerto è stato a Osaka, in Giappone, lo scorso 18 settembre, due settimane fa. Venerdì scorso aveva rilasciato un'intervista alla radio pubblica francese.





sabato 29 settembre 2018

Le Maldive hanno un nuovo presidente

Ibrahim Mohamed Solih (54) è il nuovo presidente delle Maldive. Il leader dell'opposizione ha sconfitto con 17 punti di margine il presidente uscente Abdullah Yameen. Le elezioni si sono svolte lunedì scorso, ma i risultati sono stati ufficializzati solo oggi.
Il piccolo stato insulare delle Maldive, meta turistica nell'oceano indiano, si lascia alle spalle un periodo cupo. Il presidente Yameen aveva imposto dal 5 febbraio lo stato di emergenza in tutto il paese, incarcerato leader dell'opposizione come l'ex presidente Mohamed Nasheed e messo in atto una politica estera centrata su stretti rapporti con la Cina. Solih al contrario vuole ristabilire la giovane democrazia maldiviana (le prime elezioni presidenziali a suffragio universale si sono svolte nel 2008) e riavvicinare le Maldive all'India. Non a caso il primo a congraturalrsi con Solih è stato il premier indiano Narendra Modi.

venerdì 28 settembre 2018

Presidenza Europea, Barnier si chiama fuori

Oggi Michel Barnier ha scritto una lettera al presidente del Partito Popolare Europeo Joseph Daul, comunicando la sua indisponibilità a candidarsi nello Spitzenkandidat, il processo di selezione che definisce i candidati dei vari gruppi prima delle prossime elezioni europee.
La candidatura di Barnier, già sconfitto nello Spitzenkandidat del 2014 da Juncker, era stata sollecitata da larga parte del gruppo del PPE, particolarmente dai popolari francesi. Barnier (67) è attualmente il capo negoziatore UE nella trattativa sulla Brexit ed è un politico di lungo corso (il suo primo incarico ministeriale in Francia risale al 1993). Proprio il suo ruolo nella Brexit sarebbe alla base della scelta. Nella lettera Barnier dice che il suo incarico non è compatibile con il calendario fissato dal PPE per la scelta del proprio candidato presidente, che si concluderà con il congresso di Helsinki del 7-8 novembre.Come delegato dal presidente Juncker a presiedere i negoziati Brexit, Barnier concluderà il suo mandato nel novembre 2019, quando verrà rinnovata tutta la Commissione Europea.
Il termine ultimo fissato dal PPE per presentare le candidature è il 17 ottobre. Ha già formalizzato la sua discesa in campo il tedesco bavarese Manfred Weber, capogruppo del partito al Parlamento Europeo. Sembra pronto a candidarsi anche l'ex primo ministro finlandese Alexander Stubb. Si parla anche di una candidatura dell'ex primo ministro irlandese Enda Kenny.
Il PPE è il primo gruppo del Parlamento Europeo. Malgrado i sondaggi lo diano in calo (come il PSE) dovrebbe confermarsi prima forza anche nelle elezioni del 2019. Ma questa volta non sembra così scontato che il candidato presidente del partito di maggioranza relativa conquisti la presidenza della Commissione.
Ufficialmente i trattati prevedono che sia il Consiglio Europeo, l'assemblea dei capi di stato, a designare con maggioranza qualificata un candidato presidente "tenendo conto" dei risultati elettorali. La candidatura deve essere poi ratificata a maggioranza dal Parlamento di Strasburgo.
La prevista ascesa dei gruppi populisti e sovranisti mette a forte rischio il tradizionale accordo tra PPE e PSE. Da parte loro i socialisti non hanno ancora deciso chi dovrà rappresentarli. Il PSE è in una posizione di debolezza per i pessimi sondaggi e per il fatto che guida il governo in pochi paesi. Per ora sono scesi in campo l'ex premier austriaco Christian Kern e lo slovacco Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione Europea. Ma la candidatura socialista più forte sembra quella dell'olandese Frans Timmermans, anche lui vicepresidente della Commissione. Timmermans non ha fatto ancora annunci ufficiali e non correrebbe per vincere, consapevole della crisi del PSE, ma per guadagnare i gradi per conquistare il ruolo di Alto Rappresentante per gli Affari Esteri ricoperto oggi da Federica Mogherini.
La candidata del gruppo dei Verdi dovrebbe essere di nuovo Ska Keller, come nel 2014, ma sono in lizza anche il bulgaro-tedesco Atanas Schmidt e la finlandese Petra De Sutter.
Il quadro è complicato anche dal "fattore Macron". En Marche ha appena firmato un appello per un fronte europeo antisovranista assieme ad altre figure di primo piano come il leader belga dei liberali dell'ALDE Guy Verhofstadt, gli spagnoli di Ciudadanos e Matteo Renzi, che invece come PD è nel PSE. Macron proverà a formare un proprio raggruppamento europeo o convergerà in ALDE o (più improbabile) con il gruppo dei socialisti? Macron lancerà la sua campagna europea in un evento domani a Berlino, forse sapremo qualcosa di più. La partita è ancora aperta, mentre le destre si preparano ad una affermazione storica.

giovedì 27 settembre 2018

One Planet Summit 2018

Si è svolta ieri pomeriggio a New York la seconda edizione di One Planet Summit. La prima edizione era stata convocata dal presidente francese Macron a Parigi il 12 dicembre 2017, in occasione del secondo anniversario dell'Accordo di Parigi sul clima siglato alla COP21. One Planet Summit è organizzato dalla Presidenza francese, dalle Nazioni Unite, dalla Banca Mondiale e da Bloomberg Philantropies ed è una piattaforma di impegni per fare fronte ai cambiamenti climatici. La seconda edizione è stata programmata in coincidenza con l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per favorire la presenza dei capi di stato e la copertura dei media internazionali.
La mission di One Planet Summit è quella di promuovere la convergenza di risorse pubbliche e private in progetti e iniziative di contrasto al riscaldamento globale.
Nel suo intervento di apertura Emmanuel Macron ha ribadito la necessità di indirizzare un terzo delle risorse finanziarie globali al contrasto del cambiamento climatico. Black Rock, la più grande società di investimento del mondo che gestisce oltre 6.000 miliardi di dollari, ha confermato di voler contribuire a costituire un fondo per gli investimenti sul clima per progetti di energia rinnovabile e sistemi di trasporto a basso impatto in Africa, Asia e America Latina.
Il prossimo anno prenderà il via la Climate Finance Partnership, alla quale hanno già garantito di contribuire i governi di Francia e Germania e grandi organizzazioni filantropiche come la Hewlett Foundation e Bloomberg Philantropies. La Banca Mondiale ha annunciato lo stanziamento di un miliardo di dollari per progetti di accumulo energetico con batterie. Google da parte sua ha confermato che creerà una banca dati sulle emissioni di gas serra causate dal traffico e sulla capacità solare delle città, attraverso l'analisi delle immagini satellitari di Google Maps.
All'incontro erano presenti oltre venticinque capi di stato (Italia assente), il ministro degli esteri cinese Wang Yi, la presidente FMI Christine Lagarde, il presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim, la presidente UNFCCC Patricia Espinosa, Bill Gates e Michael Bloomberg.
La Commissione Europea era rappresentata dai vice presidenti Maroš Šefčovič e Valdis Dombrovskis e dal commissario alla cooperazione internazione Neven Mimica. Per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi l'Europa dovrà investire 180 miliardi di Euro ogni anno, da qui al 2030. Il vice presidente Dombrovskis, con delega alle finanze, ha confermato la volontà di destinare un quarto del bilancio UE ai cambiamenti climatici entro il 2021.
A questo link l'agenda e il replay dell'evento di ieri.