martedì 21 novembre 2017

Il nuovo look de La Repubblica

Domani La Repubblica cambierà veste grafica. Era ora. I lettori si libereranno finalmente dell'assurdo font che rendeva la lettura estremamente faticosa. E dire che l'infelice precedente restyling era stato piuttosto recente (27 marzo 2014). Qui accanto un esempio del carattere tipografico usato fino a oggi.
Il nuovo carattere è stato creato appositamente e si chiama Eugenio, inutile dire in onore di chi. Il font attuale era uno strano ibrido, un "bastone" con le grazie che nel piccolo formato del testo del giornale risultava davvero ostico. Eugenio è una rivisitazione del Bodoni, il font per eccellenza, e riprende il classico stile dei caratteri da lettura, con variazioni di spessore nelle curve e nelle "grazie".
I lettori saranno contenti. Vedremo se Eugenio saprà farsi apprezzare. I caratteri tipografici sono importanti e la loro scelta è basilare per la qualità grafica di giornali e libri. Nei volumi la fa da padrone da sempre la famiglia Garamond, considerata la più leggibile.


Sei una mela o un coltello?

lunedì 20 novembre 2017

Conviene organizzare una COP?

Secondo Ovais Sarmad, vice segretario di UNFCCC, la COP23 di Bonn ha avuto 28.800 presenze tra delegazioni ufficiali, osservatori non governativi e giornalisti. Sono tanti, ma alla COP21 di Parigi 2015 erano quasi quarantamila. Organizzare conferenze di questa dimensione non è uno scherzo, particolarmente con le misure di sicurezza imposte dalla situazione attuale. Parigi 2015, svolta dopo due settimane dal Bataclan, era stata la prima COP ad applicare stringenti controlli agli ingressi. Lo scorso anno a Marrakech le cose erano leggermente più distese, ma a Bonn la Germania ha di nuovo irrigidito tutto. Con la complicazione che le due sedi della conferenza, la Bula zone nel World Conference Center e la Bonn zone in una serie di megapadiglioni allestiti per l'occasione, occupavano un'area di chilometri quadrati, tutta recintata e protetta nel parco urbano lungo il Reno. Centinaia di poliziotti, grande dispiegamento di mezzi, chissà quanti agenti in borghese.
Sistemare tanta gente non è semplice, infatti molti dei delegati alloggiavano a Colonia, 40 minuti di treno, o in altri centri della regione. Il sistema di trasporto pubblico tedesco è molto efficiente e ai delegati era concesso un pass di libero accesso a bus, metro e treni, come a Parigi nel 2015. Dove i trasporti pubblici sono scarsi, come a Marrakech o in altre edizioni precedenti, la logistica era gestita con uno sciame di shuttle bus che raggiungevano (quasi) tutte le zone degli alberghi, almeno quelli convenzionati.
Le COP sono un business o una rottura di scatole? Probabilmente ambedue. Per la Polonia evidentemente è buona la prima, visto che il prossimo anno la conferenza delle Nazioni Unite sul clima si svolgerà a Katowice. Nel giro di dieci anni anni la Polonia ne ospita tre, dopo Poznan 2008 e Varsavia 2013. Un primato bizzarro per uno dei paesi più dipendenti dal carbone e con una delle carbon footprint più alte del pianeta. Insomma, non esattamente un paese leader nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Nella promozione della COP24 i polacchi dichiarano 15.400 alloggi disponibili a Katowice, oltre ad altri 5.500 nel raggio di 35 km e 5.400 a Cracovia, che però dista quasi cento chilometri. Mentre la COP23 di Bonn era concepita come una conferenza di transizione, quella di Katowice sarà più determinante, perché verrano decise le linee guida per la prima verifica degli impegni di Parigi e il percorso degli anni a venire. Quindi è probabile che le presenze dei delegati aumenteranno.
Le sedi degli anni successivi sono ancora da definire. Quella del 2019 è destinata all'America e dovrebbero essere in lizza Argentina, Brasile e Giamaica. Per la COP26 del 2020 hanno avanzato la propria candidatura Italia e Turchia, il ministro Galletti lo ha annunciato nel suo intervento a Bonn. La Turchia allestisce da anni padiglioni sontuosi alle COP, cosa che l'Italia non ha mai fatto. Temo che finirà come per l'Agenzia Europea del Farmaco.

sabato 18 novembre 2017

Le conclusioni della COP23 di Bonn-Fiji

La COP 23 si è chiusa nella notte tra venerdì e sabato, dopo l'attesa degli esiti dei tavoli paralleli. La presidenza di Figi e la UNCCC hanno dichiarato soddisfazione per i risultati di una conferenza che nasceva come una edizione di transizione, focalizzata su negoziati tecnici e metodologici. Politicamente la COP non poteva offrire novità. Dopo lo strappo di Trump tutti gli altri paesi hanno confermato l'impegno degli Accordi di Parigi, riuscendo a definire alcune modalità di attuazione e approvando tre importanti risoluzioni di settore (agricoltura, genere, popolazioni indigene). Particolarmente attesa la chiusura dei negoziati sull'agricoltura, che erano stati avviati cinque anni fa e che mirano a ridurre l'impatto dei gas serra che non sono C02 (essenzialente il metano delle pere di mucche e pecore e quello della decomposizione organica).
La scommessa era quella di trasformare l'Accordo di Parigi del 2015, entrato in vigore un anno fa, in azioni concrete, individuando soluzioni condivise. Il percorso approvato è quello del Talanoa Dialogue, che prende il nome da una parola figiana che significa discussione e confronto. Il documento finale traccia un'agenda augurabilmente concreta che parte da alcune domande retoriche: dove siamo, dove vogliamo andare e come ci arriviamo? I prossimi dodici mesi saranno cruciali, per definire alla COP24 di Katowice le modalità concrete di attuazione dell'accordo. Alla COP24 sarà anche effettuata una verifica sugli impegni presi dalle singole nazioni (NDC) e sugli ulteriori impegni da prendere prima del 2020, quando le decisioni dell'Accordo di Parigi dovranno trasformarsi in azioni concrete.
Fino al 2020 il pallino resta in mano ai paesi sviluppati, nel regime del dopo Protocolo di Kyoto definito nel 2013 dal cosiddetto Emendamento di Doha. Ma qui rischiamo di scendere in tecnicismi incomprensibili. Per sintetizzare diciamo solo che il Protocollo di Kyoto non riguardava i paesi in via di sviluppo, che quindi fino al 2020 non hanno obblighi. Ma è chiaro che nei prossimi tre anni devono essere attuate misure coerenti con l'accelerazione del riscaldamento globale e delle sue conseguenze, a cominciare dagli eventi meteorologici estremi. Frank Bainimarama, primo ministro di Figi e presidente della COP, ha detto in chiusura della conferenza che occorre "andare oltre, più velocemente e assieme".
La questione centrale resta legata alle risorse finanziarie. L'Accordo di Parigi prevede dal 2020 cento miliardi di dollari destinati ai paesi in via di sviluppo. I paesi più poveri hanno chiesto alle potenze occidentali di definire cifre precise, ricevendo conferma degli impegni presi, ma la indisponibilità a programmare gli investimenti a medio termine a causa della imponderabilità delle scelte politiche dei futuri governi (Trump docet).
L'America non governativa a Bonn era presente con un agguerrito gruppo di governatori, sindaci e imprenditori che hanno ribadito "We are still in", confermando la volontà di rispettare gli impegni disattesi dalla presidenza Trump. Il governo USA ha partecipato alla conferenza, perché l'Accordo di Parigi prevede un termine minimo di cinque anni per recedere, quindi l'America sara ufficialmente fuori solo nel 2020. Molti hanno apprezzato il fatto che nei tavoli dei negoziati la delegazione americana abbia mantenuto un atteggiamento neutrale e non ostativo, malgrado gli USA siano rimasti l'unico paese al mondo fuori dall'accordo. Infatti nel corso della conferenza è arrivata anche l'adesione della Siria, l'ultima nazione che condivideva con l'America questo triste primato.
A Bonn si sono registrati progressi importanti anche al di fuori dei negoziati. La Powering Past Coal Alliance ha visto venti nazioni sottoscrivere un patto per l'eliminazione totale del carbone come fonte di energia entro il 2030. Tra queste c'è anche l'Italia. L'ambizione del gruppo è di arrivare a 50 paesi entro un anno, in tempo per la COP 24 di Katowice.
Se il percorso del Talanoa Dialogue produrrà i frutti sperati, a Katowice si decideranno molte cose cruciali. Emblematico che questo possa accadere in Polonia, uno dei paesi più dipendenti dal carbone e sempre nelle retrovie nell'Unione Europea sulle questioni climatiche. Tra l'altro la Polonia ospiterà la terza COP nel giro di dieci anni dopo la COP14 di Poznan 2008 e la COP19 di Varsavia 2013. Bizzarro primato per uno dei paesi più carbonizzati del mondo.

giovedì 16 novembre 2017

COP23, cercasi Italia disperatamente

Ma dov'è l'Italia alla COP23 di Figi a Bonn? Francia, Germania e Gran Bretagna hanno padiglioni fastosi, con una serie continua di eventi, un'accoglienza cordiale, documenti da distribuire, eventi sociali. L'Italia non ha mai avuto un padiglione alle COP, almeno a mia memoria (seguo le conferenze sul clima dal 2007). Ma negli ultimi due anni, Parigi 2015 e Marrakech 2016, gli uffici della delegazione italiana erano aperti. C'erano incontri con i delegati italiani delle ONG e degli enti locali per aggiornamenti sull'andamento dei negoziati. A Marrakech l'Italia aveva allestito una piccola sala riunioni, con una serie di eventi focalizzati sul nostro paese. Invece a Bonn gli spazi della delegazione italiana sono sbarrati. Una porta chiusa e una targa sul muro.
La capacità politica è anche comunicazione, particolarmente in un tema sempre più centrale come i cambiamenti climatici. La presenza italiana qui a Bonn è praticamente impalpabile. Qualche partecipazione a eventi collaterali, come quello organizzato da IRENA dove era presente Francesco La Camera, dirigente di Minambiente. Oggi il ministro Galletti ha fatto la sua comunicazione nel High Level Segment, dove ogni nazione interviene. Ha annunciato una candidatura italiana per la COP26, che si svolgerà nel 2020. Ha detto che l'Italia è in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2020. Ha rivendicato la recente approvazione della Strategia per lo Sviluppo Sostenibile (dove le città e gli enti locali non hanno un ruolo).
Nella delegazione italiana alle conferenze sul clima non ci sono mai stati rappresentanti delle città e delle regioni. Solo funzionari ministeriali, negoziatori, parlamentari, tecnici delle agenzie. Sarebbe davvero ora di cambiare registro.

mercoledì 15 novembre 2017

COP23, gli interventi di Merkel e Macron

Alle 14:30 di oggi mercoledì 15 novembre si è aperto l'High Level Segment della COP23 (per la verità con quindici minuti di ritardo, in attesa del presidente dell'assemblea ONU Miroslav Lajčák). Erano presenti il presidente della Germania Frank Walter Steinmeier, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres (alla sua prima COP), la segretaria UNFCCC Patricia Espinosa e il primo ministri di Fiji Frank Bainimarama, presidente della COP23.
Ma il primo intervento è stato quello di Timoci Naulusala, un ragazzino figiano di 12 anni che ha fatto uno straordinario  e commovente discorso, tutto a memoria. Un oratore nato.
Conclusa l'apertura sono iniziati gli interventi degli stati membri, organizzati in ordine gerarchico. Prima parlano i capi di stato, poi i ministri, poi quelli ancora più bassi in grado. Per l'Italia c'è il ministro Galletti, il cui intervento è previsto nel pomeriggio di domani, giovedì 16.
La prima della scaletta era Angela Merkel, il secondo Emmanuel Macron. Merkel ha fatto un discorso "alto" e molto ispirato, tralasciando i problemi dovuti al cambio della sua maggioranza e alle trattative per la formazione del nuovo governo, non ancora concluse. I nuovi alleati Conservatori e Liberali stanno cercando di limitare la riduzione delle emissioni da carbone a una cifra tra 15 e 30 milioni di tonnellate, mentre il piano presentato dalla Germania per applicare l'Accordo di Parigi prevede una riduzione di cento milioni di tonnellate. Inoltre Daimler, BMW e Volksvagen stanno pressando Merkel per non applicare nuovi limiti di emissioni per i veicoli. Dal 1990 a oggi in Germania le emissioni del settore trasporti non sono diminuite, anzi hanno avuto un leggero aumento. La Germania ha dichirato nel suo NDC (Nationally Determined Contribution) una riduzione del 40% entro il 2020, ma seguendo il trend attuale andrà bene se arriverà al 30.
Macron è stato molto più concreto. Era già stato ringraziato dal segretario ONU Guterres per avere organizzato un Summit su Finanza e Clima a Parigi il prossimo 12 dicembre, il secondo anniversario dell'Accordo di Parigi. La questione delle risorse finanziarie resta al centro dei negoziati di questi giorni e l'uscita degli Stati Uniti la rende ancora più cruciale.
Il premier francese ha chiesto che l'Unione Europea si sostituisca agli Stati Uniti per garantire la quota di finanziamenti all'UNFCCC, la Convenzione Quadro ONU sul clima. Ha proposto una Border Tax, un dazio aggiuntivo sulle importazioni dai paesi che non rispettano la riduzione delle emissioni prevista dall'Accordo di Parigi. Ha ribadito la necessità di incrementare l'autoproduzione energetica e lo stoccaggio, con batterie e altri sistemi. Ha richiamato tutti all'urgenza di agire immediatamente.



martedì 14 novembre 2017

Foto del Giorno 171114 #697

Delegati del Mali alla COP23

Le icone di Roma contro lo smog

Greenpeace Italia ha rivendicato gli stencil affissi la notte scorsa a Roma, opera dello street artist Tvboy. Ci sono Mastroianni e Anita Ekberg, Papa Francesco, Francesco Totti, Pier Paolo Pasolini, Sofia Loren, Gregory Peck e Audrey Hepburn (ovviamente in vespa).


Le città e le regioni alla COP 23

Da alcuni anni la domenica che separa le due settimane di negoziati sul clima è il giorno scelto per il Summit delle Città e delle Regioni impegnate nel contrasto ai cambiamenti climatici. La sessione di quest'anno è stata organizzata per la prima volta all'interno degli spazi della conferenza, con la presenza di molti sindaci, autorità e personaggi famosi, come l'ex governatore della California Arnold Schwarzenegger e l'attuale governatore Jerry Brown. In totale erano presenti circa 330 amministratori locali e un migliaio di delegati.
Nel ruolo di padroni di casa il sindaco di Bonn Ashok Sridharan e Armin Laschet, ministro presidente della regione Reno Nord - Westfalia, la prima della Germania per popolazione. Ambedue militano nella CDU di Angela Merkel. Erano presenti anche Frank Bainimarama, primo ministro di Figi e presidente della COP23 e la segretaria generale di UNFCCC Patricia Espinosa. Tra gli organizzatori la Global Covenant of Mayors for Climate and Energy e ICLEI.
Il Summit ha approvato per acclamazione il Bonn-Fiji Commitment, il cui titolo completo è Gli impegni di sindaci e autorità locali per attuare l'Accordo di Parigi a ogni livello. Il documento riafferma la centralità delle città e delle autorità locali nel contrasto ai cambiamenti climatici e la necessità che gli stati considerino il ruolo delle città nelle NDC, i contributi nazionali che indicano le misure che ogni paese intende prendere per raggiungere gli obiettivi di Parigi.