lunedì 19 novembre 2018

Song of the Day





Laura Jane Grace ha avuto una vita complicata. Nato cone Thomas James Gabel, figlio di un ufficiale dell'esercito USA, ha passato l'infanzia tra una caserma e l'altra, trasferendosi a otto anni alla base Nato di Napoli. Quattro anni dopo arriva il divorzio dei genitori e Thomas lascia Napoli con la madre e il fratello per trasferirsi a Naples, Florida (strane coincidenze). A Naples le cose per Thomas si mettono male, entra in giri di droga ancora ragazzino, a 14 anni viene arrestato per possesso di marijuana. Lascia la scuola a diciassette anni. A venti anni si sposa e divorzia quattro anni dopo, nel 2004. Si risposa nel 2007 e ha un figlio, ma nel frattempo cresce la sua disforia di genere. Nel 2012 si dichiara transgender e nel 2013 divorzia dalla seconda moglie, prendendo il suo nome attuale.
Sul versante artistico dal 2002 è leader del gruppo punk Against Me! con il quale ha registrato nove album. Laura Jane Grace oggi ha 38 anni, il 9 novembre è uscito il suo primo disco solista con il nome Laura Jane Grace and the Devouring Mothers (sotto la foto del gruppo). Si intitola Bought To Rot e questo Apocalypse Now (& Later) è il primo singolo. La regia del video è di Emily Esperanza.

https://www.bloodshotrecords.com/sites/default/files/artists/images/laura-jane-grace-devouring-mothers-1538603505.jpg

L'approssimazione del governo sul tema dei rifiuti

L'improvvisa lite sui rifiuti tra Lega e M5S porta alla ribalta un tema scottante che l'Italia è molto lontana dal risolvere. L'emergenza è nazionale, ma particolarmente concentrata nel meridione. Questo non vuole essere un post tecnico, ma politico. Perché il compito principale della politica e della amministrazione pubblica è quello di dare risposte coerenti e puntuali.
I due vicepremier da giorni si fronteggiano a colpi di proclami. Ha iniziato Salvini, puntando il dito sulla situazione rifiuti in Campania e invocando un inceneritore in ogni provincia. Ha risposto Di Maio, con un coro grillista a seguire, ribadendo il NO assoluto a impianti di termovalorizzazione. Qualche giorno fa il ministro dell'ambiente Costa (M5S) ha detto: "Noi dobbiamo produrre meno rifiuti e quello che produciamo va riciclato o riusato. Basta con l'incenerimento." Belle parole.
I dati dicono altro. La raccolta differenziata in Italia è attorno al 52 per cento, con punte virtuose al centro nord e dati molto bassi al sud (a Napoli è al 37 per cento). Quindi metà dei rifiuti nazionali non viene riciclato e va smaltito, cioè bruciato o sotterrato. L'Europa ha posto come obiettivo il 65 per cento di raccolta differenziata entro il 2021, ma soprattuto la Direttiva Rifiuti impone di smaltire in discarica al massimo il dieci per cento dei rifiuti entro il 2035. La scadenza può sembrare lontana, ma in termini di programmazione politica il 2035 è dopodomani.
L'articolo 35 della legge Sblocca Italia del 2014 prevedeva la costruzione di dodici inceneritori. Seguendo la tradizione nazionale la legge ha avuto un iter complicato: nel 2016, nella conferenza Stato-Regioni, gli impianti sono stati ridotti da dodici a otto "subordinati anche ad intese interregionali". Lo scorso aprile poi il TAR del Lazio ha sospeso il provvedimento e lo ha trasmesso alla Corte di Giustizia Europea per una valutazione nel merito. Bocce ferme e nulla di fatto.
L'emergenza c'è e la politica deve essere in grado di affrontarla. Oggi il vicepresidente Di Maio dice che gli inceneritori sono "vintage", ma per l'Italia rimarranno l'unica via di uscita ancora per decenni. Le regioni che non li hanno portano i loro rifiuti a bruciare altrove, risolvendo il problema con costi altissimi per la collettività e danni ambientali enormi (basta pensare ai milioni di Km percorsi dai camion colmi di spazzatura). Eppure, sempre oggi e con beata incoscienza, il grillista Paragone invoca la chiusura di TUTTI gli inceneritori italiani. Non è chiaro dove finirebbero i rifiuti. In discarica no perché, come detto sopra, il seppellimento dovrà ridursi drasticamente. Nel frattempo la risposta immediata del governatore della Lombardia Fontana (Lega) è stata quella di rifiutare l'uso dei tredici impianti lombardi per la combustione di rifiuti provenienti da altre regioni.
Colpisce l'approsimazione e la leggerezza con cui il governo affronta (e si scontra) su una questione così importante. Il famoso contratto di governo tra Lega e M5S prevede il "superamento" dei termovalorizzatori, poco più di un buon proposito. L'economia circolare nel frattempo non decolla, i capannoni sono pieni di plastica e carta che il mercato del riciclo non assorbe e che spesso si avvia a sua volta agli inceneritori. Altrettanto succede per l'organico, che è la frazione più ingente della raccolta differenziata (in Campania c'è un solo impianto pubblico di compostaggio). Dal governo, a parte i massimalismi, i litigi e le dichiarazioni di buoni propositi, non ci sono segnali concreti di strategie e azioni, né a breve né a lungo termine.

venerdì 16 novembre 2018

L'appello alla mobilitazione di Coalizione Clima

Tra poco più di due settimane a Katowice si aprirà la COP24, la annuale conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite. Alla vigilia di questo appuntamento arriva l'appello di Coalizione Clima, soggetto fondato nel 2015 che unisce associazioni, enti locali, imprese e media impegnati nel contrasto al cambiamento climatico.
L'appello sottolinea l'urgenza dell'azione climatica. La Spagna ha appena presentato una proposta di legge molto ambiziosa su cambiamento climatico e transizione energetica. Il nuovo governo italiano sembra preoccuparsi di altro, l'ultimo atto ufficiale resta la Strategia Energetica Nazionale presentata nel novembre 2017 dal governo Gentiloni. Entro la fine dell'anno l'Italia dovrà presentare il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, sotto la regia di MISE, MIT e Minambiente. Del piano circola da mesi solo una bozza. La scorsa settimana in un evento a Ecomondo si è svolto un confronto con gli stakeholders al quale nessuno dei tre ministri (tutti in quota M5S) era presente. Il tempo stringe e l'iniziativa di Coalizione Clima è più che opportuna.
Ecco il testo dell'appello:

Appello alla mobilitazione

Il cambiamento climatico è ormai una realtà che sta già colpendo persone, comunità, ecosistemi, provocando vittime e sofferenze. Numerosi e preoccupanti sono i segnali di accelerazione: dal livello dei mari osservati dal satellite, alla fusione dei ghiacci artici, alle modificazioni delle correnti marine e di quelle ventose, alle ondate di calore e i fenomeni alluvionali sempre più frequenti. Gli scienziati, con il recente rapporto speciale IPCC, ci dicono che per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C abbiamo bisogno di mettere in campo azioni senza precedenti.
A livello politico, però, non ci sono adeguati segnali di preoccupazione e di azione per azzerare le emissioni di gas serra e cercare quindi di evitare i fenomeni più catastrofici.
Noi chiediamo che:
Ø  Si acceleri l’azione climatica perché le emissioni comincino una stabile traiettoria di discesa entro il 2020, per arrivare all’ economia a carbonio zero nel minor tempo possibile
Ø  Si aumentino gli impegni di riduzione delle emissioni presentati nel quadro dell’Accordo di Parigi, rendendoli coerenti con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale
Ø  Si faccia tutto il possibile e l’impossibile per limitare l’aumento medio della temperatura globale a 1,5°C  rispetto all’era pre-industriale
Ø  Si definisca il Piano Nazionale Energia Clima, con un percorso partecipato, facendone un vero e proprio piano di decarbonizzazione che individui le azioni necessarie in tutti i settori e con una visione sistemica, avviando una “Giusta transizione”.
Ø  Si sostenga fortemente la necessità di target più ambizioni a livello europeo, con regole e politiche coerenti e conseguenti.

Per questo chiamiamo ognuno a fare la propria parte in questa mobilitazione.

martedì 13 novembre 2018

Clima, la Spagna presenta i suoi ambiziosi obiettivi


Il governo spagnolo ha diffuso la bozza di una proposta di legge sul cambiamento climatico e la transizione energetica. La legge ha l'obiettivo molto ambizioso di ridurre le emissioni di CO2 del 90 per cento entro il 2050 attraverso una serie di provvedimenti che entreranno in vigore con gradualità. La produzione di energia sarà sempre più centrata sulle rinnovabili con un piano che prevede nuovi impianti di eolico e solare per tremila MegaWatt l'anno nella prossima decade (attualmente tutte le rinnovabili in Spagna sommano 48mila MegaWatt e producono il 32% dell'elettricità spagnola). I nuovi 30mila MegaWatt di rinnovabili dovrebbero permettere di raggiungere entro il 2030 l'obiettivo del 70 per cento di produzione di energia primaria, fino ad arrivare al cento per cento entro il 2050. La legge però non prevede una data per la dismissione delle sei centrali nucleari e di quelle a carbone.
Saranno bloccate tutte le richieste di nuove concessioni di estrazione e prospezione di idrocarburi e di fracking, mentre le concessioni in vigore scadranno senza possibili proroghe entro il 2040. Eliminati anche tutti i sussidi alla produzione di combustibili fossili.
Per quanto riguarda il trasporto privato la legge prevede il divieto di immatricolazione ai veicoli a combustione interna entro il 2040, allineandosi a quanto già deciso da Francia e Gran Bretagna. Agli stessi mezzi sarà vietata la circolazione dal 2050. Dal prossimo anno il prezzo del diesel sarà equiparato a quello della benzina. Ogni stazione di servizio dovrà dotarsi obbligatoriamente di colonnine di ricarica elettrica (ma non ho capito entro quando). Tutte le città sopra i 50mila abitanti entro il 2023 dovranno perimetrare zone nelle quali sarà consentito l'accesso solo ai veicoli a bassa emissione.
L'efficienza energetica dovrà essere aumentata del 35 per cento entro il 2030 e la pubblica amministrazione dovrà utilizzare solo edifici a zero o bassissime emissioni. Entro il 2025 tutti i nuovi edifici dovranno essere in classe energetica A. Il bilancio dello stato dovrà riservare il venti per cento dei fondi al cambiamento climatico e questa percentuale è prevista in aumento dal 2035. La Banca di Spagna dovrà produrre con cadenza biennale un rapporto sui rischi del cambiamento climatico nel sistema finanziario.
Il governo socialista di Pedro Sanchez conta di portare entro l'anno la legge in parlamento, dove l'esecutivo è in minoranza e si sostiene con i voti esterni di Ciudadanos e Podemos.


lunedì 12 novembre 2018

Toy Story 4


Disney-Pixar ha diffuso oggi il primo teaser di Toy Story 4, il seguito lungamente rimandato di Toy Story 3, uscito nel 2010. La novità è Forky, una forchetta di plastica che ci tiene a dire "Non sono un giocattolo!". La musica è Both Sides Now di Joni Mitchell, ma nella versione di Judy Collins. Toy Story 4, con la regia di Josh Cooley, uscirà nelle sale il 21 giugno 2019.

venerdì 9 novembre 2018

Negli Stati Uniti governano i perdenti

Related imageDonald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti con tre milioni di voti in meno di quelli conquistati da Hillary Clinton, e già questo dato ci aveva sconcertato. Ale elezioni di Midterm di martedì scorso i repubblicani hanno guadagnato due senatori rispetto ai democratici, eppure nel voto popolare hanno ottenuto il 57 per cento, contro il 41.4 dei repubblicani. Quasi sedici punti di distacco e soprattutto 13 milioni di voti democratici in più, 46.8 milioni contro 34.
Il senato americano è composto da 100 eletti, due per ogni stato senza tenere conto della popolazione. Così la California, che ha quasi quaranta milioni di abitanti, ha due senatori come il Wyoming, che ne ha meno di seicentomila. La composizione del senato americano è descritta nel primo articolo della costituzione ed è improbabile che questo criterio venga modificato. Il sistema elettorale premia i piccoli stati (sette hanno meno di un milione di abitanti), molti dei quali sono nella cintura del midwest conservatore e tradizionalmente di fede repubblicana. Nella House, la camera bassa USA, le cose vanno diversamente: la California ha 53 deputati, il Wyoming e gli altri sei stati sotto il milione solo uno.
Il senato americano ha ruoli molto importanti. Ad esempio decide in materia di politica estera e ratifica le nomine presidenziali. Le procedure di impeachment devono essere approvate con la maggioranza di due terzi del senato. Noi italiani accetteremmo che il Molise, con i suoi trecentomila abitanti, avesse lo stesso peso politico della Lombardia, che ne ha dieci milioni? O che la Valle d'Aosta, con i suoi 126mila residenti, fosse rappresentata alla pari di Lazio e Campania, che ne hanno quasi sei milioni?

venerdì 2 novembre 2018

Song of the Day


Marcus Eaton nasce a Pocatello, Idaho. Suo padre Steve Eaton era anche lui un cantautore. Virtuoso della chitarra acustica, Eaton ha un discreto seguito in Italia, dove ha fatto alcuni concerti. Lunedì scorso ha pubblicato questa Step Aside, il primo brano di un nuovo album di cui ancora non si hanno informazioni. Il suo lavoro precedente, Versions of trhe Truth, era uscito a fine 2015.

lunedì 29 ottobre 2018

Ritornano i Verdi, ma non in Italia

La grande affermazione dei Verdi nelle elezioni regionali tedesche di Baviera e Assia è il fenomeno politico del momento, capace anche di oscurare la temuta ascesa dei nazionalisti con sfumature naziste di Alternative für Deutschland. I Verdi hanno avuto ottimi risultati anche nelle elezioni comunali in Belgio e ci si chiede se l'onda si allargherà ad altri paesi, con all'orizzonte le elezioni europee di maggio 2019.
Lo scenario verde europeo è molto variegato. La Fondazione Heinrich Böll ha elaborato una infografica con il peso politico dei Verdi nei 27 paesi dell'Unione. Secondo i sondaggi più recenti i Verdi sono vicini al 20 per cento in Germania e Spagna (dove però sono in coalizione con altre forze) e viaggiano in doppia cifra in Belgio, Finlandia, Lettonia e Olanda. Altrove i dati sono molto più modesti (7% in Portogallo, 6 in Austria e Cipro, 5 in Francia). In undici nazioni sono sotto all'uno per cento, e tra queste c'è l'Italia.
I Verdi italiani sono assenti dal parlamento dal 2008 e reduci da tre flop elettorali: nel 2008 con la Sinistra Arcobaleno, nel 2013 con Rivoluzione Civile di Ingroia, nel marzo scorso con la lista Insieme in coalizione con il PD. La lista Insieme, che univa i Verdi ai socialisti e ai prodiani di Area Civica, si è fermata allo 0.6 per cento. I due candidati inseriti nell'uninominale di coalizione, Borrelli e Bonelli, non sono stati eletti. Anche le elezioni europee del 2014, dove si erano presentati come Green Italia - Verdi Europei, il risultato era stato un modesto 0.9 per cento. 
Nel frattempo non sono mancate iniziative sconcertanti, come quella di candidare Vittorio Sgarbi a sindaco di Urbino e poi allearsi con la amministrazione comunale di centrodestra.
I leader storici dei Verdi italiani si sono eclissati o hanno scelto altre strade, da Luigi Manconi ad Alfonso Pecoraro Scanio. Quest'ultimo ha dichiarato di avere votato M5S e voci insistenti lo danno candidato alle prossime europee proprio con i 5 stelle. 
Nel partito i successi dei colleghi di Germania hanno innescato un vivace dibattito sulla "ripartenza" della Federazione in Italia. Monica Frassoni, l'ultima europarlamentare verde italiana, in un articolo su HuffPost intitolato Niente listoni alle europee ha scritto che la partecipazione dei Verdi a una lista allargata di sinistra con capofila il PD "sarebbe una trappola mortale per opzioni forti e distinte come quella ecologista". La prospettiva sembra essere quella dell'ennesimo risultato da prefisso telefonico.

venerdì 26 ottobre 2018

Song of the Day


Oggi a Milano è stato presentato il cofanetto Duvudubà, strenna di Lucio Dalla. il disco esce in due versioni: un triplo vinile con 28 brani e un quadruplo CD con 70. Sul CD ci sono alcune versioni alternative e qualche brano dimenticato, ma soprattutto c'è l'inedito Starter che, almeno secondo Amazon, non è nella versione in vinile. Bizzarro.
La compilation è rimasterizzata, ripulita, ecc., ma l'interesse è su Starter, che dovrebbe risalire al 2010-2011, quando Dalla era in tour con De Gregori. La canzone è carina. Non un masterpiece, ma molto dalliana e in sintonia con i suoni e con le cose che scriveva in quel periodo. Non è chiaro quanto abbia aggiunto in postproduzione Tullio Ferro, ma il risultato non è male.
Tornando al cofanetto, la cosa che mi innervosisce è che i pezzi non sono in sequenza in ordine cronologico, ma a casaccio. La maggior parte dei brani ovviamente viene da Come è profondo il mare in poi, ma sulla versione CD ci sono anche tracce del trittico con i testi scritti da Roberto Roversi e qualche brano degli esordi come Piazza Grande, La casa in riva al mare e ovviamente 4 Marzo 1943. Ma non Lucio dove vai, canzone che adoro.
Oggi è stato pubblicato anche il video di Starter, con la regia dei fratelli Lo Giudice. Un video "in assenza" girato tra Bologna e Cattolica (citata nella canzone).

Image result for lucio dalla duvudubà