mercoledì 11 novembre 2009

Obama andrà a Copenhagen, se...

Barack Obama ha dichiarato lunedì che parteciperà alla COP-15 di Copenhagen se un accordo globale sul clima sarà sul tavolo e la sua presenza potesse essere di aiuto per chiuderlo.
Questa affermazione va oltre quanto finora diffuso dallo staff presidenziale, che non si è mai sbilanciato su una presenza del presidente americano al vertice sul clima.
"Se avrò la certezza che tutte le nazioni staranno negoziando in buona fede e che ci troveremo sulla soglia di un nuovo accordo, che la mia presenza a Copenhagen potrebbe aiutare a siglare, di certo sarò presente" ha detto Barack.
Essere o non essere a Copenhagen sembra il dilemma di questi giorni. Angela Merkel, cancelliere di Germania, ha affermato ieri che parteciperà solo se Stati Uniti, Cina e India avranno chiarito in anticipo la loro volontà di chiudere un accordo. "Le posizioni dell'Unione Europea sono chiare e senza ambiguità" ha ribadito Merkel. "Ora siamo in attesa degli Stati Uniti e di nazioni come Cina e India. Mi spenderò in modo particolare per raggiungere un accordo e se questo ci sarà andrò certamente a Copenhagen. Una sconfitta a Copenhagen riporterebbe la difesa dell'ambiente indietro di anni e non possiamo permetterlo".
Ad oggi circa quaranta capi di stato e di governo hanno confermato la loro presenza alla COP-15, tra i quali Gordon Brown e Nicholas Sarkozy. Il presidente del consiglio italiano non si è ancora pronunciato.

martedì 10 novembre 2009

Scenari poco rassicuranti

Il 2009 sarà il primo anno dal 1981 in cui la domanda globale di energia segnerà un calo significativo. Sono gli effetti della crisi economica, ma le proiezioni dicono che per il 2030, se non saranno messi in pratica interventi radicali, l'energia consumata dal pianeta sarà il 40% in più del 2007, e l'aumento riguarderà per oltre il 90% i paesi in via di sviluppo che non fanno parte dell'OCSE.
Questo è lo scenario di partenza del World Energy Outlook 2009 presentato oggi a Londra da Nobuo Tanaka e Fatih Birol, rispettivamente direttore e capo economista dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA). Il rapporto annuale è un malloppo di quasi 700 pagine, ma sul sito dell'agenzia è disponibile anche una sintesi in italiano di 22 pagine.
Secondo Fatih Birol l'unico modo per invertire questa tendenza ed evitare drammatiche conseguenze nel clima della terra è ridurre il consumo di combustibili fossili a partire dal 2020. Del resto la produzione di petrolio declinerà rapidamente e, sempre secondo Birol, ci vorrebbero "quattro Arabie Saudite" per compensare la riduzione delle estrazioni di greggio da qui al 2030 (l'Arabia Saudita produce 12.5 milioni di barili di greggio al giorno).
Per rendere economicamente conveniente la riconversione energetica del pianeta bisognerà alzare di molto il prezzo del CO2. Secondo la IEA nelle nazioni OCSE è necessario fissare un prezzo del carbonio di 50 dollari/tonnellata al 2020 e ben 110 $ al 2030. Per i paesi in via di sviluppo l'agenzia indica 30 $/t al 2020 e 50 al 2030. Questo significa, per chi non è familiare con la materia, che chi consuma combustibili fossili paga molto caro il loro utilizzo, rendendo competitive le altre fonti energetiche.
La IEA stima che per uscire dall'economia del petrolio i paesi in via di sviluppo dovranno investire almeno 200 miliardi di dollari l'anno, parte dei quali dovrà necessariamente essere finanziato dai paesi industrializzati (uno dei punti più controversi del nuovo accordo globale post-Kyoto). Se entro il prossimo anno non saranno presi adeguati provvedimenti la IEA stima che ogni anno di ritardo costerà ulteriori 500 miliardi di dollari.
"Abbiamo bisogno che a Copenhagen si raggiunga un accordo - ha rimarcato Fatih Birol - per dare un segnale forte al mondo dell'industria. Altrimenti non cambierà nulla".

Fondali e fondelli

Non mi soffermo sull'editoriale del direttore del TG1 che sostiene la necessità di ripristinare l'immunità parlamentare. Chi non lo avesse ancora visto trova il filmato qui, sono due minuti scarsi e vale la pena di spenderli per farsi la propria opinione.
Voglio invece concentrarmi sullo sfondo scelto da Minzolini. Quando appaiono in televisione i direttori dei giornali o dei Tg hanno quasi sempre alle spalle una libreria con eleganti volumi rilegati in pelle con finiture oro, di dimensione enciclopedica. In questa immagine potrebbe essere l'Enciclopedia Britannica come la Treccani, non saprei. I volumi peraltro hanno quasi sempre l'aria di essere intonsi, come nel caso della foto.
Questo sfondo un pò passé deve sembrare a Minzolini un elemento in grado di dare un tocco di autorevolezza in più. Del resto nel terzo millennio le enciclopedie di carta sono diventate oggetti di arredamento più che strumenti di consultazione. Seppure stantia, la parata di libroni incornicia l'ovale perfetto del cranio di Minzolini e lo dipinge se non come un intellettuale almeno come un erudito.
Berlusconi invece nel famoso filmato del 1994 in cui annunciava il suo ingresso in politica aveva scelto uno stile più pop, con una libreria casalinga piccolo borghese, completa di foto di famiglia con cornici d'argento (foto sotto).
In ambedue i casi i fondali danno l'impressione di essere utilizzati per dare ai protagonisti una immagine che in realtà non hanno. Minzolini, forse per via di un serpeggiante complesso di inferiorità, ci tiene a sembrare colto, misurato e autorevole. Berlù invece per esorcizzare l'immagine arrogante da straricco sceglieva un profilo basso e tranquillizzante, una scenografia tra Aiazzone e l'Ikea con l'aggiunta degli argenti di famiglia e dei romanzi da classifica.
L'apparenza, come si sa, inganna.

lunedì 9 novembre 2009

Camelina e Kerosene

La KLM ha annunciato che il 23 novembre farà volare un Boeing 747 alimentato da un mix di biocarburante e kerosene. L'olio vegetale proviene dalla Camelina, una pianta molto rustica, in grado di crescere anche in terreni non adatti a colture alimentari e con un ciclo colturale breve (85-100 giorni tra semina e raccolto).
Lo scorso gennaio anche la JAL aveva effettuato un volo con un 747 alimentato a camelina, ma senza passeggeri. Invece il volo KLM avrà passeggeri a bordo, anche se "in numero limitato".
La camelina cresce spontaneamente anche in Italia ed è una delle infestanti più diffuse. La si trova a primavera lungo le scarpate e ai bordi delle strade. La possibilità di coltivare camelina in terreni a bassa produttività riduce le obiezioni di chi lamenta la competizione del biodiesel con le colture alimentari.
Secondo Biofuel Digest KLM utilizzerà una miscela 50/50 di olio di camelina e kerosene.
Le stime dicono che il traffico aereo contribuisce per circa il 2% alle emissioni di gas serra. KLM fa parte di Sustainable Aviation Fuel Users Group (SAFUG), una associazione di linee aree e industrie aeronautiche formata nel 2008. La compagnia olandese ha anche un sito web piuttosto curato dedicato alla responsabilità sociale di impresa.

domenica 8 novembre 2009

L'edificio del 2009

Il World Architecture Festival, che si è svolto a Barcellona dal 4 al 6 novembre, ha assegnato i premi secondo le valutazioni della giuria internazionale guidata da Rafael Vinoly. Le categorie premiate sono addirittura quaranta, compresi, da questa edizione, i progetti non ancora realizzati.
Il vincitore assoluto è stato il progetto dello studio sudafricano Peter Rich Architects del Mapungubwe Interpretation Centre (foto), che aveva vinto il premio di categoria nel settore cultura. Il centro sorge nel parco naturale di Mapungubwe in Sud Africa, alla confluenza tra i fiumi Limpopo e Shashe. Un articolo con molte foto del progetto è pubblicato su Designboom. Un'altra recensione con foto di pregio è qui.
Lo scorso anno il primo premio assoluto era stato assegnato al progetto per l'Università Bocconi di Milano redatto dallo studio irlandese Grafton Architects.

FDG 091108 #473

Risveglio all'Hotel Ripa, Roma

sabato 7 novembre 2009

A Copenhagen senza certezze

L'ultima sessione di negoziati ONU sul clima, i Climate Talks di Barcellona, si è chiusa ieri sera senza risposte decisive. Ad un mese esatto dall'inizio della COP-15 di Copenhagen l'incertezza resta la sensazione più diffusa.
Alla conferenza stampa finale Yvo de Boer, segretario generale di UNFCCC, ha cercato di mostrare ottimismo, dichiarando che la settimana di negoziati di Barcellona aveva prodotto risultalti interessanti, abbastanza da prefigurare un accordo importante a Copenhagen. De Boer ha detto una cosa interessante quando ha confermato che il nuovo accordo globale sul clima dovrà comprendere, "nero su bianco" gli impegni delle singole nazioni.
Il ministro invisibile dell'ambiente Prestigiacomo e gli altri componenti dell'esecutivo italiano sono avvertiti.

venerdì 6 novembre 2009

FDG 091106 #472

Attesa

giovedì 5 novembre 2009

Cosa succederà a Copenhagen?

Il conto alla rovescia per Copenhagen scorre inesorabile qui a destra e anche i Climate Talks di Barcellona sono arrivati al penultimo giorno di negoziati.
Le voci di corridoio che vengono da Barcellona tendono al pessimismo. Quasi tutti hano preso atto che non esistono le condizioni per sottoscrivere a Copenhagen un accordo formale e vincolante, perché le procedure ONU richiedono tempi e rituali ormai impraticabili. L'opinione diffusa è che la COP-15 si chiuderà con un High Level Agreement, un accordo informale sui grandi temi del dopo Kyoto, ovvero di quanto ridurre le emissioni, se stabilire limiti globali o per singole nazioni/regioni, quanto l'occidente contribuirà in termini finanziari in supporto ai paesi in via di sviluppo. Personalmente credo che sia molto difficile aspettarsi di più e già questo presupporrebbe un accordo sui tre punti che ho appena citato, sui quali invece le divergenze sono ancora notevoli.
Alcune voci dissonanti sostengono che senza un accordo formale sarebbe meglio che la conferenza di Copenhagen fosse un fallimento completo, per drammatizzare ulteriormente lo scenario. i più concreti invece insistono sulla necessità di sfruttare il momento mediatico e l'attenzione che si sta concentrando sulla COP-15 per strappare promesse e impegni ai politici.
Le voci si rincorrono nell'immenso centro congressi di Barcellona sulla Gran Via. Si è diffusa la notizia che alcune nazioni, alla luce del fatto che a Copenhagen non si risolverò nulla, avrebbero già deciso di ridurre la composizione delle delegazioni diplomatiche. Sono arrivate subito le smentite.
Intanto Oxfam e 350.org, due delle ONG più accreditate, hanno portato a Barcellona una montagna di sveglie, regalandone una anche a Yvo deBoer (foto).