martedì 6 settembre 2016

Gli hipster? Sono passati di moda (per fortuna)

Su Libération di oggi c'è un articolo a doppia pagina dal titolo Hipster à terre che analizza il rapido declino degli hipster, definito come "lo stile barba-vinile-capuccino". Il problema principale è la presa d'atto di un ossimoro: la tendenza è diventata mainstream, quindi non esiste più. La barba lunga ma curata e l'undercut, tempie rasate e ciuffo centrale, sono ormai il look abituale dei calciatori. E i calciatori fanno i gol, ma non fanno tendenza. Quando un look arriva ai calciatori è finito.
Lo stile hipster ha influenzato molto i consumi degli ultimi anni e, secondo osservatori rispettati, alla fine resterà nei libri di storia come la moda degli anni '10. Oltre ai capelli ricordiamo altri elementi quali gli occhiali grandi, i pantaloni risvoltati, i tatuaggi, i papillon, le bici senza cambio a pignone fisso, il salutismo ma senza sfoggio muscolare. In Italia abbiamo visto aberrazioni ulteriori, quali le scarpe stringate senza calzini.
Urban Outfitters, la catena di negozi americani che cavalcava la moda hipster, sta andando a picco. American Apparel, altro tempio della moda hipster, è fallita. Due dei siti hipster più rinomati stanno cambiando formato, cedendo alle multinazionali. Pitchfork, leader nella musica, è stato comprato da Condé Nast, l'editore di Vogue e Vanity Fair. La Disney sta scalando Vice, altra bibbia hipster.
Il periodo hipster sta finendo. Dispiace per i barbieri, che hanno vissuto una stagione d'oro. E adesso vediamo cosa verrà dopo, the next big thing.

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