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— UNFCCC (@UN_ClimateTalks) December 1, 2014
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martedì 2 dicembre 2014
A Lima è iniziata la COP 20 sul clima
domenica 2 novembre 2014
Il nuovo report sui cambiamenti climatici
Tra un'ora a Copenhagen l'IPCCC presenterà il nuovo Synthesis Report, che fotohrafa lo stato di salute del pianeta in merito ai cambiamenti climatici, al riscaldamernto globale e all'aumento del livello degli oceani. Il webcast della conferenza stampa è qui. Dettagli a seguire.
venerdì 24 ottobre 2014
#EU2030 Clima ed energia, l'accordo è al ribasso
Dopo una lunga mediazione all'una della scorsa notte il Consiglio Europeo ha approvato il programma quadro per il clima e l'energia EU2030. L'accordo comprende la definizione delle riduzioni delle emissioni, la quantita di energia rinnovabile nel "energy mix", il nuovo target di effcienza energetica e il potenziamento della rete di infrastrutture energetiche nel continente, la cosiddetta grid.
L'obiettivo di riduzione delle emissioni viene confermato al 40%, come nella proposta iniziale. Anche l'aumento della produzione di energia rinnovabile del 27% conferma quanto previsto dalla proposta iniziale, ma "annacqua" il target portandolo alla media europea, senza obblighi per i singoli stati. Quindi le nazioni virtuose come Danimarca, Svezia e Germania aiuteranno a tenere sopra la soglia il dato medio. La proposta iniziale prevedeva un aumento dell'efficienza energetica del 30%, ma in questo caso il target è stato abbassato al 27. Questo obiettivo non è vincolante per i singoli stati e potrebbe essere elevato di nuovo al 30% dopo una revisione prevista per il 2020. L'aumento dell'efficienza energetica preoccupava molto la Gran Bretagna, che ha insistito a lungo per ridurlo al 25%. Il compromesso è stato raggiunto sulla quota del 27, ma senza obblighi nazionali. Tutti gli obiettivi sono calcolati sulla base del 1990, quella del protocollo di Kyoto. (Qui il comunicato ufficiale del Consiglio Europeo)
La Polonia, che per il suo fabbisogno di elettricità dipende per il 92% da vecchie centrali a carbone, è stata tra i più duri oppositori della riduzione delle emissioni. Varsavia ha accettato in cambio di almeno 15 miliardi di Euro di finanziamenti comunitari da spendere nel periodo 2020-2030 per la modernizzazione delle centrali. Spagna e Portogallo hanno insistito molto sulla trasmissione intenazionale dell'energia prodotta, ottenendo sul tema un obiettivo non vincolante del 15% al 2030. I paesi iberici insistono sul tema per poter esportare il loro surplus di energia in Francia, che accusano di chiudere il mercato per proteggere la propria economia energetica nucleare. Il 15% di interconessione è anche uno strumento per ridurre la dipendenza dal gas russo.
L'approvazione del pacchetto era essenziale per aprire la strada agli impegni degli altri grandi paesi del pianeta in vista del nuovo accordo globale sul clima da siglare alla COP 21 di Parigi nel dicembre 2015. Tuttavia gli ultimi ritocchi al ribasso hanno deluso sia gli ambientalisti che l'industria. La quota del 27% per l'efficientamento energetico, fondamentale per l'economia cone volano per la riqualificazione del patrimonio edilizio, è stata giudicata "business as usual" e affatto stimolante dalle industrie del settore. Anche i due portavoce dei Verdi Europei Monica Frassoni and Reinhard Bütikofer hanno commentato che gli obiettivi fissati sono "tutt'altro che ambiziosi".
L'obiettivo di riduzione delle emissioni viene confermato al 40%, come nella proposta iniziale. Anche l'aumento della produzione di energia rinnovabile del 27% conferma quanto previsto dalla proposta iniziale, ma "annacqua" il target portandolo alla media europea, senza obblighi per i singoli stati. Quindi le nazioni virtuose come Danimarca, Svezia e Germania aiuteranno a tenere sopra la soglia il dato medio. La proposta iniziale prevedeva un aumento dell'efficienza energetica del 30%, ma in questo caso il target è stato abbassato al 27. Questo obiettivo non è vincolante per i singoli stati e potrebbe essere elevato di nuovo al 30% dopo una revisione prevista per il 2020. L'aumento dell'efficienza energetica preoccupava molto la Gran Bretagna, che ha insistito a lungo per ridurlo al 25%. Il compromesso è stato raggiunto sulla quota del 27, ma senza obblighi nazionali. Tutti gli obiettivi sono calcolati sulla base del 1990, quella del protocollo di Kyoto. (Qui il comunicato ufficiale del Consiglio Europeo)
La Polonia, che per il suo fabbisogno di elettricità dipende per il 92% da vecchie centrali a carbone, è stata tra i più duri oppositori della riduzione delle emissioni. Varsavia ha accettato in cambio di almeno 15 miliardi di Euro di finanziamenti comunitari da spendere nel periodo 2020-2030 per la modernizzazione delle centrali. Spagna e Portogallo hanno insistito molto sulla trasmissione intenazionale dell'energia prodotta, ottenendo sul tema un obiettivo non vincolante del 15% al 2030. I paesi iberici insistono sul tema per poter esportare il loro surplus di energia in Francia, che accusano di chiudere il mercato per proteggere la propria economia energetica nucleare. Il 15% di interconessione è anche uno strumento per ridurre la dipendenza dal gas russo.
L'approvazione del pacchetto era essenziale per aprire la strada agli impegni degli altri grandi paesi del pianeta in vista del nuovo accordo globale sul clima da siglare alla COP 21 di Parigi nel dicembre 2015. Tuttavia gli ultimi ritocchi al ribasso hanno deluso sia gli ambientalisti che l'industria. La quota del 27% per l'efficientamento energetico, fondamentale per l'economia cone volano per la riqualificazione del patrimonio edilizio, è stata giudicata "business as usual" e affatto stimolante dalle industrie del settore. Anche i due portavoce dei Verdi Europei Monica Frassoni and Reinhard Bütikofer hanno commentato che gli obiettivi fissati sono "tutt'altro che ambiziosi".
giovedì 25 settembre 2014
Due "corti" sul clima che cambia e come reagire
Questo "corto" di un minuto è stato presentato in occasione del Climate Summit delle Nazioni Unite martedì scorso a New York. Parla di cambiamenti climatici ma in una prospettiva positiva, spiegando con concetti semplici che possediamo già la tecnologia e le soluzioni per contrastare il riscaldamento globale. La voce narrante è quella di Morgan Freeman. C'è anche una versione più lunga (3'40") che trovate qui sotto.
martedì 23 settembre 2014
lunedì 22 settembre 2014
New York Climate Week 2014
Il Segretario Generale ONU, il direttore generale della Banca Mondiale, l'amministratore delegato di Apple e molti altri leader globali all'appertura della Settimana del Clima a New York. In diretta al link video qui sotto.
lunedì 14 luglio 2014
Mary Robinson inviata ONU per i cambiamenti climatici
Mary Robinson (70), già presidente della Repubblica d'Irlanda, è stata nominata oggi da Ban Ki-moon Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite. Era stata senatrice dal 1969 al 1989, presidente irlandese dal 1990 al 1997 e Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dal 1997 a l 2002. Robinson è il quarto inviato speciale incaricato dall'ONU sui cambiamenti climatici e segue le nomine dell'ex presidente del Ghana John Kufuor, dell'ex primo ministro della Norvegia Jens Stoltenberg e di Michael Bloomberg, che come ex sindaco di New York ha avuto una specifica delega per il cambiamento climatico e le città.
Nel 2010 Robinson aveva creta la Mary Robinson Foundation per aiutare le vittime dei cambiamenti climatici. Robinson e gli altri inviati dovranno predisporre il Climate Change Summit in programma a New York il prossimo 23 settembre. E predisporre il percorso verso la COP 21 di Parigi di dicembre 2015, quando dovrebbe essere stipulato il nuovo accordo globale.
Nel 2010 Robinson aveva creta la Mary Robinson Foundation per aiutare le vittime dei cambiamenti climatici. Robinson e gli altri inviati dovranno predisporre il Climate Change Summit in programma a New York il prossimo 23 settembre. E predisporre il percorso verso la COP 21 di Parigi di dicembre 2015, quando dovrebbe essere stipulato il nuovo accordo globale.
John
Kufuor, former President of Ghana, and Jens Stoltenberg, former Prime
Minister of Norway - See more at:
http://www.rtcc.org/2014/07/14/mary-robinson-appointed-un-climate-change-envoy/#sthash.0REB2lmS.dpuf
John
Kufuor, former President of Ghana, and Jens Stoltenberg, former Prime
Minister of Norway - See more at:
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John
Kufuor, former President of Ghana, and Jens Stoltenberg, former Prime
Minister of Norway - See more at:
http://www.rtcc.org/2014/07/14/mary-robinson-appointed-un-climate-change-envoy/#sthash.0REB2lmS.dpuf
#UNSG appoints Mary Robinson of #Ireland as his Special Envoy on #climatechange
— UN Spokesperson (@UN_Spokesperson) July 14, 2014
martedì 10 giugno 2014
Il Cities Forum di Bonn sul clima, oggi
Lo scorso anno la COP 19 di Varsavia incluse per la prima volta nel programma un Cities Day, una giornata dedicata alle città e al loro ruolo centrale nel complesso tema dei cambiamenti climatici. L'evento si replica oggi nella sessione di negoziati sul clima di Bonn, dove lo Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action (ADP per gli amici) ha organizzato stamattina un Forum dove le città e i territori illustrano programmi e realizzazioni sul tema dell'adattamento e della mitigazione dei cambiamenti climatici. Il Forum è presieduto da Aisa Kirabo Kacyira del Rwanda, vicedirettore di UN-Habitat (al centro nella foto di stamane, con accanto Cristiana Figueres di UNFCCC).
giovedì 5 giugno 2014
Dichiarazione finale G7: energia e cambiamento climatico
La dihiarazione finale del G7 di Bruxelles (qui il testo integrale) riserva molto spazio ai temi dell'energia e del cambiamento climatico. I punti dal 6 al 9 sono dedicati all'energia, con molta enfasi sulle rinnovabili e l'efficienza energetica (anche se aleggia la questione ucraina e la dipendenza dal gas naturale russo). Dal paragrafo 10 in poi si parla di clima. I sette paesi si impegnano a comunicare i loro impegni per la riduzione dei gas serra "con largo anticipo" rispetto alla COP 21 di Parigi 2015 dove dovrà essere ratificato il nuovo trattato globale. Confermano il Copenhagen Accord che garantiva ai paesi in via di sviluppo 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020 per progetti di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.
mercoledì 4 giugno 2014
Clima, ripartono i negoziati.
A Bonn si è aperta oggi la nuova sessione di negoziati sul clima, che durerà fino a domenica 15 giugno. La scelta di iniziare i lavori a metà settimana è una novità e segue le richieste di vari delegati. si comincia con tre notizie importanti. La prima è che lunedì scorso la Cina ha deciso di sottoscrivere il cosiddetto "emendamento di Doha" formalizzandone l'accettazione alle Nazioni Unite. La seconda che Barack Obama ha annunciato la nuova azione del governo americano contro i cambiamenti climatici. La terza è che l'Europa ha confermato che supererà del 4.5% l'obiettivo di ridurre le emissioni del 20% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990. Secondo le ultime stime la riduzione sarà del 24.5%. Ricordiamo che nel 2011 molti paesi volevano aumentare l'obiettivo al 30%, ma allora la Polonia si oppose. Questa volta non saranno presenti solo tecnici e diplomatici: è prevista una sessione politica, con la presenza dei ministri, per le giornate di giovedì e venerdì. L'obiettivo è definire il testo dei documenti che saranno presentati a dicembre alla COP 20 di Lima.
lunedì 28 aprile 2014
giovedì 24 aprile 2014
Naomi Klein e la sfida del clima che cambia
"Non siamo altro che prodotti di un processo industriale legato ai combustibili fossili" scrive Naomi Klein in un articolo molto interessante su The Nation poi ripubblicato da il Guardian. L'incipit del pezzo è: "Questa è una storia di tempistica sbagliata". Klein nel lungo articolo parla del ruolo delle multinazionali, del mancato rispetto delle regole, del ruolo cruciale dei consumatori, della centralità della dimensione locale, del tempo che passa inesorabile e delle scadenze che non vengono rispettate.
lunedì 31 marzo 2014
Presentato oggi il V Report IPCC sul clima globale
Oggi a Yokohama l'IPCC ha presentato il suo rapporto 2014 sui Cambiamenti Climatici dal titolo Climate Change: Impacts, Adaption and Vulnerability redatto da 309 autori di 70 nazioni con il contributo di altri 436 esperti, per un totale di oltre dodicimila riferimenti scientifici. quello presentato oggi è il quinto rapporto dell'IPCC, la struttura scientifica istituita nel 1988 dalle Nazioni Unite sul tema dei Cambiamenti Climatici, di cui fanno parte 195 paesi. Questo nuovo report, il primo pubblicato dal 2007, non porta buone notizie. Le previsioni peggiori riguardano lo scioglimento della calotta artica, gli eventi metereologici estreni comprese le onde di calore, la morte delle barriere coralline, la migrazione delle specie marine verso le zone polari, l'aumento dell'erosione costiera dovuta al livello crescente dei mari. Lo sacioglimento del permafrost artico porterà alla decomposizione di materiale organico congelato da millenni, producendo altri gas serra e quindi aumentando ulteriormente il riscaldamento globale. Anche le riserve di acqua e cibo potranno essere a rischio, con gravi conseguenze per i paesi più poveri. Secondo una stima della Banca Mondiale serviranno 100 miliardi di dolari l'anno per fare fronte all'emergenza. Questo dato economico è stato incluso nel report completo di 2500 pagine, ma eliminato in extremis dalla sintesi di 48 pagine destinata ai leader politici, sembra su insistenza degli Stati Uniti e di altri paesi sviluppati (inegoziati si svolgono a porte chiuse). Qualcuno ha notato che la parola rischio si ripete oltre 5000 volte nel testo del Report.
Secondo Simon Jenkins del Guardian questo report è "una transizione dall'allarmismo all'adattamento", scardinando decenni di dogmatismo e ortodossia. L'IPCC avverte che nessuna nazione e nessun settore economico sarà immune dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. Da questa nozione occore partire con politiche trasversali dalla scala globale alla dimensione locale, in fretta.
Secondo Simon Jenkins del Guardian questo report è "una transizione dall'allarmismo all'adattamento", scardinando decenni di dogmatismo e ortodossia. L'IPCC avverte che nessuna nazione e nessun settore economico sarà immune dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. Da questa nozione occore partire con politiche trasversali dalla scala globale alla dimensione locale, in fretta.
The IPCC report features the word “risk” over 5,000 times #climaterisk
— Camilla Born (@camillaborn) March 31, 2014
lunedì 17 marzo 2014
Negoziati sul clima, a Bonn chiusura con moderato ottimismo
Avviare un Contact Group che inizi la faticosa redazione del nuovo accordo globale sul clima da approvare a Parigi a fine 2015. Definire gli obiettivi nazionali entro la COP 20 di Lima del prossimo dicembre. Istituire tavoli tecnici di esperti sulle singole questioni. Continuare il lavoro nella prossima sessione di due settimane sempre a Bonn, dal 4 al 15 giugno. Utilizzare l'occasione del Climate Summit che il Segretario Generale ONU Ban Ki-moon convocherà il prossimo settembre, invitando i capi di stato e i leader del settore privato. La Durban Platform, il programma operativo approvato alla COP 17 del 2011, prosegue tra molti ostacoli. Qui il comunicato stampa ufficiale.
mercoledì 12 marzo 2014
A Bonn sono ripresi i negoziati sul clima
Sono iniziati lunedì scorso a Bonn i lavori della quarta sessione dell'ADP (Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action), il tavolo negoziale che ha il compito di definire la bozza di accordo globale sul clima. L'obiettivo è quello di completare la prima stesura per presentare un draft alla COP 20 di Lima del prossimo dicembre. Augurandosi che si raggiunga un consenso, ci sarà ancora un anno per definire tutti i dettagli e approvare definitivamente il nuovo trattato alla COP 21 di Parigi a fine 2015. La sessione di Bonn affronterà anche la questione degli obiettivi nazionali, che ogni singolo stato è chiamato a definire entro l'anno.
lunedì 27 gennaio 2014
Non fa una piega
Leggo questo tweet di Gunter Pauli e lo trovo assolutamente condivisibile.
I governi spendono miliardi in armamenti anche se non c'è nessuna prova che corrano il rischio di essere attaccati da qualche nazione confinante o nemica. La stessa logica dovrebbe essere applicata al clima.
I governi spendono miliardi in armamenti anche se non c'è nessuna prova che corrano il rischio di essere attaccati da qualche nazione confinante o nemica. La stessa logica dovrebbe essere applicata al clima.
Governments spend billions on defense even though there is no proof at all that a neighbor will attacking. Same logic must apply to climate.
— Gunter Pauli (@MyBlueEconomy) January 27, 2014
mercoledì 22 gennaio 2014
Meno 40% di emissioni entro il 2030
Raggiungere una riduzione delle emissioni di gas serra del 40% e una produzione di energia rinnovabile del 27% entro il 2030. Sono questi gli obiettivi annunciati oggi dalla Commissione Europea nell'ambito del 2030 Policy Framework su clima ed energia. La proposta della Commissione dovra adesso essere vagliata dal parlamento e dal consiglio europeo, che si esprimerà presumibilmente nella sessione del 20-21 marzo.
Il Commissario al Clima Connie Hedegaard (sopra) ha auspicato che il piano sia in vigore dall'inizio del 2015, per presentare la riduzione del 40% al tavolo negoziale della COP 21 di Parigi, quando secondo il percorso stabilito dovrebbe essere siglato il nuovo accordo globale sul clima.
I target non sono particolarmente ambiziosi, considerando che il vero obiettivo è la riduzione delle emissioni nel 2050 almeno dell'80% rispetto al 1990. Qualcuno ha fatto notare che una prospettiva di produzione del 27% dell'energia da fonti rinnovabili è quanto ci si può attendere per il 2030 già oggi in uno scenario business as usual. La rapida evoluzione tecnologica porta alla progressiva diffusione dell'energia rinnovabile. Altri hanno sottolineato come sia la riduzione delle emissioni che la produzione di energia rinnovabile sono cifre riferite all'Europa dei 28 e non target nazionali, come nel caso del "Pacchetto 20+20+20" (sembra che la Gran Bretagna abbia fortemente osteggiato la definizione di obiettivi nazionali). Il 20+20+20 prevede meno 20% di emissioni, più 20% di energia rinnovabile e più 20% di efficienza energetica entro il 2020. Ad oggi l'Unione Europea ha già raggiunto una riduzione delle emissioni del 17% e per il 2020 si prevede un calo del 24%, ben oltre quanto prefissato.
Insomma, la decisione di oggi è un passo avanti ma non un grande salto. Secondo il Guardian almeno cinque commissari erano apertamente contrari all'obiettivo del 40%, al contrario la Germania avrebbe voluto alzare l'asticella fino al 50%. L'accordo è stato trovato solo pochi minuti prima della conferenza stampa, con la mediazione del presidente Barroso. Il Wall Street Journal ha pubblicato un interessante faq sul tema.
Il Commissario al Clima Connie Hedegaard (sopra) ha auspicato che il piano sia in vigore dall'inizio del 2015, per presentare la riduzione del 40% al tavolo negoziale della COP 21 di Parigi, quando secondo il percorso stabilito dovrebbe essere siglato il nuovo accordo globale sul clima.
I target non sono particolarmente ambiziosi, considerando che il vero obiettivo è la riduzione delle emissioni nel 2050 almeno dell'80% rispetto al 1990. Qualcuno ha fatto notare che una prospettiva di produzione del 27% dell'energia da fonti rinnovabili è quanto ci si può attendere per il 2030 già oggi in uno scenario business as usual. La rapida evoluzione tecnologica porta alla progressiva diffusione dell'energia rinnovabile. Altri hanno sottolineato come sia la riduzione delle emissioni che la produzione di energia rinnovabile sono cifre riferite all'Europa dei 28 e non target nazionali, come nel caso del "Pacchetto 20+20+20" (sembra che la Gran Bretagna abbia fortemente osteggiato la definizione di obiettivi nazionali). Il 20+20+20 prevede meno 20% di emissioni, più 20% di energia rinnovabile e più 20% di efficienza energetica entro il 2020. Ad oggi l'Unione Europea ha già raggiunto una riduzione delle emissioni del 17% e per il 2020 si prevede un calo del 24%, ben oltre quanto prefissato.
Insomma, la decisione di oggi è un passo avanti ma non un grande salto. Secondo il Guardian almeno cinque commissari erano apertamente contrari all'obiettivo del 40%, al contrario la Germania avrebbe voluto alzare l'asticella fino al 50%. L'accordo è stato trovato solo pochi minuti prima della conferenza stampa, con la mediazione del presidente Barroso. Il Wall Street Journal ha pubblicato un interessante faq sul tema.
.@EU_Commission keeps EU on track by recommending Europe-wide 40% emissions cut target by 2030.Positive signal for meaningful 2015 agreement
— Christiana Figueres (@CFigueres) January 22, 2014
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