giovedì 8 dicembre 2011

I Love Kyoto Protocol

Molto en vogue qui a Durban le T-shirt con I love Kyoto Protocol scritto alla maniera del famoso logo I love New York ideato da Milton Glaser nel 1976. Le distribuisce tcktcktck. (foto mia)

La parola a Corrado Clini

Il "nuovo" ministro dell'ambiente Corrado Clini questa mattina è intervenuto nella plenaria della COP17 di Cancun. Ha parlato 5 minuti e 13 secondi (il tempo previsto è di tre minuti, ma tutti sforano). Ha confermato che l'Italia è pronta a fare la sua parte in un prolungamento del Protocollo di Kyoto, ma a condizione che sia uno strumento di transizione verso un accordo globale. Ha ricordato la gravità della crisi in Europa e la necessità di perseguire l'efficienza energetica e l'uso razionale delle risorse. Ha sottolineato l'impegno italiano nella cooperazione internazionale mirata a fornire opportunità a tutti i paesi. Ha ricordato i progetti in campo energetico avviati dall'Italia in Cina, Brasile, Messico, Marocco, Tunisia, Egitto.
Clini ha poi detto che occorre investire in un futuro "low carbon" e che la prospettiva deve essere un quadro di accordi legalmente vincolanti che impegnino tutti i paesi "secondo le proprie possibilità". Ha concluso auspicando l'avvio di una roadmap che da Durban possa condurre a risultati concreti a breve temine.
Un intervento sostanzialmente in linea con la posizione dell'Unione Europea, con in più un'enfasi sulla cooperazione internazionale, tema da sempre caro a Clini. Per chi è stato costretto ad ascoltare nelle ultime tre COP gli interventi della ministra invisibile questo è già un bel passo avanti. (foto mia)

mercoledì 7 dicembre 2011

FDG 111207#608

COP 17, Durban, South Africa

Indaba

Visto lo stallo dei negoziati ufficiali il Sud Africa ha proposto di aprire consultazioni Indaba. Indaba è una forma di democrazia della tradizione Zulu che assomiglia in qualche modo all'Agenda 21 locale. Attraverso l'Indaba le comunita Zulu cercano la soluzione ai problemi collettivi chiedendo ad ognuno di partecipare, di essere disposti ad accettare le opinioni altrui, di sviluppare mediazioni positive e di avere come obiettivo il bene comune.
L'Indaba di Durban è riassunta in un documento di due pagine fatto circolare ieri dalla presidenza.
Le ipotesi per l'esito della conferenza sono quattro:
1. Sviluppare un nuovo accordo globale sul modello di quello di Kyoto.
2. Completare quanto già deciso nelle COP 13 di Bali 2007 e COP 16 di Cancun 2010 con una serie di accordi vincolanti (separati, quindi meno risolutivi di un accordo globale, ndr).
3. Completare quanto già deciso nelle COP 13 di Bali 2007 e COP 16 di Cancun 2010 con una serie di
decisioni (le decisioni non sono vincolanti, ndr).
4. Permettere la completa messa in pratica della convenzione ONU sui cambiamenti climatici attraverso la sommatoria di una serie di accordi vincolanti, decisioni, regole e linee guida.
Le quattro opzioni sono ordinate secondo la completezza e la difficoltà, in ordine decrescente.
Il modello di consultazioni Indaba continua in parallelo rispetto alle sessioni ufficiali, ma non sarà esteso al livello ministeriale.

martedì 6 dicembre 2011

FD 111206 #607

Pumba, Kruger Park

L'Europa ci crede ancora (forse)

Conferenza Stampa anche per l'Unione Europea, con la commissaria Connie Hedegaard e la presidenza di turno della Polonia a confermare la proposta di Bruxelles: una road map verso un accordo globale che comprenda tutti i grandi paesi, da definire entro il 2015 e attuare entro il 2020. Nel frattempo si dovrebbero estendere oltre il 2012 gli accordi di Kyoto. Commentando le aperture cinesi Hedegaard, che era reduce da un incontro a porte chiuse con la Cina ha detto che "a volte le dichiarazioni pubbliche sono più positive di quelle espresse negli incontri privati"
La road map proposta dall'Europa non entusiasma neanche i paesi più deboli. Seyni Nafo, portavoce maliano dell'Africa Group, ha dichiarato che lò'Europa è più interessata al mercato del carbonio che alla riduzione delle emissioni. J.M. Mauskar, che guida l'influente delegazione indiana, ha definito la proposta di Hedegaard un quid pro quo. Nel novero delle dcritiche più aspre anche le Maldive, che hanno accusato l'India e la Cina di avere formato una alleanza  per non fare nulla e di essere ambedue "felici di fare dieci giorni di ostruzionismo".

Cina e USA, accuse incrociate/2

Le dichiarazioni cinesi hanno avuto una replica immediata nella conferenza stampa di Todd Stern, capo della delegazione USA a Durban. Stern ha iniziato in modo accomodante, dicendo che gli Stati Uniti non sono contrari "in linea di principio" ad un nuovo accordo globale sul clima. "Ma la questione principale è che tutti i maggiori paesi siano parte dell'accordo, con impegni che abbiano lo stesso valore legale." Stern ha sottolineato come il mondo sia cambiato radicalmente rispetto al 1992 e la divisione tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo "non abbia più alcun senso".
Stamattina era in programma un atteso incontro bilaterale tra Cina e Stati Uniti, ma non ci sono ancora indiscrezioni sugli esiti.

Cina e USA, accuse incrociate/1

Ieri a Durban la Cina e gli Stati Uniti hanno convocato le loro prime conferenze stampa, dalle quali è scaturito nulla o quasi di positivo. Chi aveva salutato con entusiasmo le aperture cinesi verso la proposta europea di un nuovo trattato globale è stato smentito. Il caponegoziatore cinese Xie Zhenhua a confermato che la Cina è disponibile ad un nuovo accordo post 2020, ma a condizione che prima tutti gli impegni previsti nel protocollo di Kyoto siano stati completati. Tra le altre precondizioni poste dalla Cina anche una estensione immediata del protocollo di Kyoto per tutti i paesi industrializzati. "La Cina ha ancora almeno 128 milioni di abitanti che vivono con meno di un dollaro al giorno. La lotta contro la povertà resta il nostro obiettivo prioritario" ha detto il portavoce cinese, significando senza esplicitarlo che la Cina è ancora a pieno titolo un paese in via di sviluppo. Zhenhua ha anche ricordato che a Copenhagen 2009 la Cina aveva preso l'impegno di ridurre le proprie emissioni del 40-45% entro il 2020. "Per noi sono impegni vincolanti a livello nazionale, abbiamo improntanto un quadro legislativo per rispettarli. Le altre nazioni dovrebbero fare altrettanto, ognuna secondo le proprie capacità". Il messaggio all'America è chiaro.

L'ora delle dichiarazioni ufficiali

Oggi pomeriggio alle 16:30 a Durban inizierà il cosiddetto High Level Segment, che prevede le diciharazioni di tutti i rappresentanti politici dei paesi presenti. L'effetto più importante sulla conferenza è un ulteriore rafforzamento delle misure di sicurezza intorbo all'International Convention Center.
Ci sarà una cerimonia ufficiale di apertura alla presenza del segretario generale ONU Ban Ki-moon e poi partirà la serie di interventi, seguendo la gerarchia che vede prima capi di stato, poi primi ministri, poi ministri, poi attaché. Gli accordi presi limitano ciascun intervento a un massimo di tre minuti, ma il protocollo non è rigido. Restano stampati nella memoria gli interventi di Chavez e Gheddafi due anni fa a Copenhagen, più o meno mezz'ora a testa.
La lista già diramata è provvisoria, perché l'arrivo improvviso di qualche inatteso ospite di riguardo o un forfait dell'ultimo minuto possono costringere a cambiamenti di scaletta. Per ora l'intervento del ministro dell'ambiente Corrado Clini è previsto nella sessione di giovedì mattina che inizia alle 10:00. Clini dovrebbe parlare per terzo, dopo Doris Leuthard, ministro dell'ambiente svizzero, e prima del ministro dell'ambiente del Bangladesh Mohammed Hasan Mahmud. Fino a ieri sera Clini era quarto ma il ministro dell'ambiente del Malawi, che lo precedeva in scaletta, sembra che abbia dato buca.