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lunedì 13 luglio 2020

In Europa fa sempre più caldo

In Europa i primi sei mesi del 2020 sono stati i più caldi di sempre, con 2.2°C sopra la temperatura media 1910-2020. Il record precedente era un +2.1°C del 2007.

venerdì 26 giugno 2020

La California apre la via ai camion elettrici


Dal 2045 tutti i mezzi di trasporto merci venduti in California dovranno essere a zero emissioni. Il provvedimento entrerà in vigore progressivamente a partire dal 2024, data limite per i produttori per inserire nel listino mezzi elettrici, e prevede che entro il 2035 la metà dei camion dovrà essere conforme alle nuove regole. Sempre entro i 2035 tutti i mezzi di movimentazione merci dei porti e dei centri di smistamento merci (dai muletti in su) dovranno essere elettrici. Per i furgoni il limite è al 2040.
Il provvedimento approvato giovedì 25 giugno è il primo del genere a livello mondiale.

venerdì 5 giugno 2020

World Environment Day

Oggi è la Giornata Mondiale dell'Ambiente, che dal 1974 si celebra il 5 giugno. Il tema del 2020 è la biodiversità e la nazione ospitante, sulla base di una rotazione annuale, è la Colombia.
Sempre oggi Copernicus ha certificato che maggio 2020 a livello globale è stato il più caldo di sempre, con una temperatura di +0.63 gradi rispetto alle media 1981-2010. Gli incrementi maggiori sono stati in Siberia, Alaska e Antartide, con temperature anche 10 gradi sopra la media.
In Europa il mese di maggio è stato più freddo, ma con i dati altissimi di aprile (1.3°C più della media) la primavera in Europa resta 0.7° al di sopra della media.
Secondo gli scienziati il trend di questi primi mesi indica con il 98% di probabilità che il 2020 sarà tra i cinque anni più caldi di sempre. Il 2019 è stato il secondo più caldo dopo il 2016.


martedì 19 maggio 2020

Coronavirus, come si sono ridotte le emissioni di CO2

Il lockdown globale ha ridotto le emissioni di gas climalteranti del 17 per cento. Non in maniera uniforme, ma a seconda dei tempi di picco dell'epidemia e del successivo recupero. In Cina ad esempio la riduzione massima (24%) si è verificata a metà febbraio e il dato adesso è tornato quasi ai valori precedenti. Gli Stati Uniti hanno avuto due settimane a metà aprile con un crollo del 32 per cento. L'Europa (inclusa la Gran Bretagna) ha avuto il suo minimo tra la fine di marzo e l'inizio di aprile, con un -27%.
La riduzione proviene in grande parte dai trasporti sia terrestri che aerei (tabella sotto). Seguono gli edifici pubblici e commerciali, poi l'industria.

Da un articolo del San Francisco Chronicle


giovedì 14 maggio 2020

Sta arrivando la polvere del Sahara

Forti venti da sud stanno trasportando dal nord Africa in Europa la polvere del Sahara (nella mappa sopra la situazione di oggi). La densità maggiore sarà in Italia e nei Balcani. Il fenomeno andrà avanti almeno fino a domenica (mappa sotto).
I venti meridionali portano anche un forte rialzo delle temperature: ieri a Palermo sono stati registrati 39.4°C, record assoluto per l'Italia nel mese di maggio.


giovedì 30 aprile 2020

Coronavirus: nel 2020 le emissioni di CO2 in calo dell'8%

Oggi l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha diffuso la Global Energy Review 2020. La domanda globale di energia nel 2020 calerà del sei per cento, un decremento che non si registrava dai tempi della seconda guerra mondiale, sette volte il calo registrato con la crisi finanziaria del 2008 (grafico sotto).
Il mercato globale dell'energia in tempi di Coronavirus registra un calo drastico del carbone (-8%) e del gas (-5%) e un forte incremento percentuale delle energie rinnovabili, che quest'anno raggiungeranno il 40% della produzione totale. Anche la domanda di petrolio è in calo del 9 per cento.
Il risultato del calo della domanda di energia si traduce in una riduzione dell'8 per cento delle emissioni di CO2, che torneranno ai livelli del 2010 con il calo più vistoso mai registrato (grafico sopra). In numeri assoluti sono 30.6 miliardi di tonnellate di CO2 in meno rispetto al 2019.
Un calo delle emissioni dell'8 per cento su bae annuale corrisponde più o meno a quanto necessario per mantenere il riscaldamento globale sotto il tetto di 1.5°C al 2100.


mercoledì 1 aprile 2020

La COP26 è rinviata al 2021

Il Coronavirus cancella anche la COP26, prevista a Glasgow per il prossimo novembre. Un comunicato ufficiale del governo britannico certifica il rinvio al 2021.

lunedì 2 marzo 2020

Il Coronavirus minaccia anche i negoziati sul clima

L'ombra del Coronavirus si staglia anche sui negoziati sul clima e sulla COP26 in programma a Glasgow il prossimo novembre. Lo scrive oggi Fiona Harvey su The Guardian, segnalando come le restrizioni ai viaggi e la "distrazione" di molti governi stiano già pregiudicando la preparazione al meeting di Glasgow.
La COP26 ha grande importanza, perché si svolge a cinque anni di distanza dall'Accordo di Parigi sul clima e ne sancisce l'entrata in vigore. Non tutto quello che l'accordo comporta è stato deciso, la COP25 dello scorso dicembre si è chiusa lasciando ancora molti nodi da sciogliere. Se le decisioni politiche saranno prese a Glasgow, la stesura dei documenti e le scelte tecniche sono compito delle delegazioni scientifiche e degli sherpa diplomatici. Gli incontri informali si susseguono, l'appuntamento ufficiale è per i Climate Talks di Bonn, 1-11 giugno.
Oltre agli intralci logistici, la crisi da Coronavirus influirà sui negoziati climatici anche per le sue conseguenze economiche. La contrazione della crescita globale è ormai conclamata, la OECD-OCSE ha diffuso proprio oggi le sue previsioni al ribasso. In tempi di crisi l'emergenza climatica rischia di passare in secondo piano e qualcosa di simile era già successo alla COP15 di Copenhagen del 2009, quando la recessione globale era appena cominciata.
Il paese che ospita la COP ha sempre un ruolo centrale nella organizzazione politica dei negoziati. Il Regno Unito per ora ha fatto solo confusione, sollevando dal ruolo di presidente della COP26 l'ex ministro dell'energia Claire O' Neill sostituendola con Alok Sharma solo due settimane fa. La nomina è stata molto criticata anche in Gran Bretagna.
C'è poi in gioco il ruolo dell'Italia, paese che si era in un primo momento candidato ad ospitare la COP, poi ha limitato il suo impegno alla organizzazione di incontri preliminari. Attualmente il nostro paese è il più colpito in occidente dall'epidemia e molte nazioni hanno ristretto o cancellato i collegamenti con Roma e Milano. Novembre oggi sembra lontano, ma difficile prevedere l'evoluzione di quanto sta accadendo.

venerdì 21 febbraio 2020

È arrivato il gin sostenibile

La Arbikie Distillery di Inverkeilor, Scozia, ha annunciato la commercializzazione di Nadar Gin, il primo gin con una impronta di carbonio positiva. Il gin viene prodotto generalmente dalla fermentazione dei cereali, la cui coltura richiede un apporto notevole di concimi azotati. Il Nadar Gin invece (nadar in gaelico significa natura) nasce dalla fermentazione di legumi, in particolare piselli della varietà Daytona, che non hanno bisogno di azoto per il loro ciclo vegetativo.
La distilleria ha lavorato con la Abertay University e il James Hutton Institute di Dundee: dopo cinque anni di sperimentazioni il gin derivato dai piselli ha registrato notevoli miglioramenti nell'impatto ambientale rispetto ai gin tradizionali, in particolare per il consumo di combustibili fossili, l'inquinamento dell'aria e delle falde acquifere e l'impatto ai cambiamenti climatici. L'impronta di carbonio è -1.54kg CO2e per bottiglia da 700ml.
Purtroppo il prezzo per ora non è molto sostenibile: 43 sterline a bottiglia, ovvero 51.5 Euro.


martedì 28 gennaio 2020

Lewis Pugh, l'uomo che nuota tra i ghiacci

Di mestiere fa l'avvocato, specializzato in diritto marittimo, e insegna diritto internazionale all'Università di Cape Town in Sud Africa. Ma la passione di Lewis Pugh (50) è il nuoto di fondo, in particolare nelle acque gelide. Ha nuotato attorno a Capo Nord, nei laghi dell'Himalaya, nell'Artico e in Antartide, sempre equipaggiato solo con occhialini, cuffia e un costume Speedo.
Le Nazioni Unite hanno nominato Plugh protettore degli oceani e l'infaticabile sudafricano continua a prodursi in nuotate estreme per sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi ambientali. La sua ultima impresa è una nuotata di un km in Antartide, lungo un fiume creatosi tra i ghiacci per il disgelo causato dai cambiamenti climatici.



sabato 25 gennaio 2020

Il Manifesto di Assisi

Ci voleva l'ostinazione di Ermete Realacci, da sempre attento a costruire relazioni virtuose, per mettere attorno a un tavolo il presidente del consiglio, il presidente dei vescovi e il presidente degli industriali. È successo ieri ad Assisi per la presentazione del Manifesto per un'economia a misura d'uomo contro la crisi climatica. Il Manifesto lo potete leggere qui sotto, anche ingrandendolo con un click, oppure scaricarlo qui.
Il Manifesato di Assisi, sottoscritto da molti soggetti autorevoli, è un documento di princìpi e non di azioni. L'obiettivo e la condivisione della consapevolezza del problema della crisi climatica, le iniziative politiche ed economiche per farvi fronte dovranno essere predisposte e attuate dai firmatari. Con "responsabilità condivise ma differenziate", aggiungerei io, utilizzando un termine che le Nazioni Unite hanno inserito nel testo dell'Accordo di Parigi sul clima.
Le sfide della transizione ecologica sono complesse: produzione e consumo, agricoltura e zootecnia, trasporti, edilizia, ciclo dei rifiuti, nuove tecnologie. Ma anche coesione sociale, integrazione, mutualismo, civiltà. Il futuro dell'Italia e del pianeta è nelle nostre mani.


giovedì 16 gennaio 2020

Barcellona per il clima fa sul serio

Ieri la città di Barcellona ha votato la dichiarazione di emergenza climatica. La città ha definito El Pla Clima, un piano di azione dotato di un finanziamento di 563 milioni di Euro per dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030.

mercoledì 15 gennaio 2020

Il 2019 è il secondo anno più caldo di sempre

Il 2019 è stato il secondo anno più caldo di sempre e gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi in assoluto. Lo conferma WMO, l'organizzazione meteorologica mondiale. Il record resta al 2016, anno con un El Niño molto notevole.



giovedì 9 gennaio 2020

Toh, mai stato così caldo in Australia come nel 2019

Il 2019 in Australia è stato l'anno più caldo e siccitoso di sempre. Lo conferma il rapporto annuale dell'agenzia meteorologica nazionale. Le temperature sono state 1.52 °C sopra le medie 1961–1990, ben oltre il record precedente del 2013 di +1.33 °C. Le precipitazioni hanno raggiunto il record minimo di 277.6 mm (precedente 314.2 del 1902, oltre un secolo fa). La media 1961–1990 era di 465.2 mm, il 2019 ha visto il 40 per cento di pioggia in meno. Città come Sidney, Camberra, Brisbane e Hobart hanno registrato temperature massime record.


venerdì 3 gennaio 2020

Un pianeta sempre più caldo

Greenpeace ha sintetizzato in 15 secondi il riscaldamento globale. Il video allegato a questo tweet mostra le anomalie nelle temperature registrate in ogni singola nazione dal 1916 al 2017.

sabato 28 dicembre 2019

Sta per finire il decennio più caldo di sempre


L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha diffuso il suo rapporto provvisorio per il 2019, che non porta buone notizie. Le temperature medie nell'arco dei cinque anni (2015-2019) e dei dieci anni (2010-2019) saranno le più alte mai registrate. Quanto all'anno che sta per finire, il 2019 sarà il secondo o terzo più caldo di sempre. Il record dell'anno più caldo resta al 2016, per conseguenza di un fortissimo El Niño.
La concentrazione di CO2 nell'atmosfera, che nel 2018 era di 407.8 parti per milione, continua ad essere in ascesa, in attesa dei dati definitivi. Nel periodo gennaio-ottobre 2019 le temperature medie sono di 1.1° C sopra la media del periodo pre industriale.
Le conseguenze del riscaldamento globale sono avvertibili nella sempre maggiore frequenza degli eventi meteorologici estremi: ondate di calore, inondazioni, incendi, cicloni tropicali. A questo si aggiunge una crescente imprevedibilità delle precipitazioni, che danneggia l'agricoltura. La conseguenza è un nuovo, imprevisto aumento della fame nel mondo, dopo un decennio di declino delle statistiche di malnutrizione.
Il rapporto finale WMO sul 2019 sarà pubblicato nel marzo 2020.

domenica 15 dicembre 2019

Nessuna buona notizia dalla COP25

La foto sopra documenta la plenaria finale della COP25 di Madrid, iniziata alle 10:19 di domenica 15 dicembre, oltre 35 ore dopo l'orario previsto. I negoziati frenetici, proseguiti per tutta la giornata di sabato e la notte tra sabato e domenica, non hanno risolto i disaccordi legati agli ultimi elementi irrisolti per l'attuazione dell'Accordo di Parigi del 2015. Technicalities, certo, argomenti anche difficili da spiegare in poche righe, ma decisivi per mettere in pratica una strategia globale contro il cambiamento climatico.
La plenaria finale di Madrid si è chiusa alle 13:55 dopo avere approvato un documento piuttosto annacquato dal titolo Chile-Madrid Time for Action (a questo link il testo ufficiale diffuso da UNFCCC). In sostanza tutti i quesiti insoluti restano sul tavolo, a cominciare dal famigerato articolo 6 dell'Accordo, quello che riguarda il trasferimento dei carbon credits tra nazioni e anche soggetti privati. Su questo tema il più inflessibile è stato il Brasile, che fino alla fine ha insistito per quello che viene definito il double counting, ovvero mettere sul mercato la riduzione di CO2 delle proprie foreste ma allo stesso tempo conteggiarla nei propri obiettivi nazionali di riduzione. A questa ipotesi si sono opposti (giustamente) molti paesi. Ma non sarebbe giusto addossare solo a Bolsonaro il modestissimo esito di questa COP. Cina e India hanno continuato a mantenere posizioni guardinghe, senza alcuna intenzione di seeguire l'Europa, l'unica ad avere presentato un piano ambizioso di zero emissioni al 2050. Persino l'Australia, paese già oggi flagellato dai primi effetti del climate change, ha tentato di proporre un emendamento per poter includere negli obiettivi nazionali le riduzioni di CO2 del Protocollo di Kyoto.
Piuttosto surreale che la COP più deludente dai tempi di Copenhagen 2009 si sia svolta nell'anno in cui i media di tutto il globo si sono occupati di clima come mai prima e la percezione della gente comune sulla minaccia del climate change sia aumentata in modo esponenziale. Ma alla COP15 di Copenhagen l'accordo fallì all'ultimo minuto essenzialmente per motivi politici, con l'alleanza bolivariana guidata dal presidente del Venezuela Hugo Chavez che non voleva sottostare ai diktat di Obama e dell'Europa. A Madrid invece i problemi riguardavano essenzialmente i SOLDI. Finanziamenti per la strategia WMI Loss and Damage, le pieghe dell'articolo 6 sui Carbon Credits, i cento miliardi di dollari l'anno del Climate Action Fund.
La strada quindi resta impervia. E pensare che lo slogan della COP25 era Time for Action, il momento di agire. Gli scienziati hanno calcolato che dal 2015, anno dell'Accordo di Parigi, le emissioni globali sono cresciute del 4 per cento. E che per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo dovrebbero calare del 7 per cento l'anno fino al 2030. Le soluzioni passano attraverso i tavoli negoziali dell'UNFCCC e i rituali ONU, in un mondo popolato di acronimi incomprensibili e di frasi contenute tra parentesi quadre (quindi non condivise). I negoziati proseguiranno anche in altre sedi, come gli incontri bilaterali tra capi di stati, i G7 e G20 e le altre occasioni ufficiali. Ma sul fronte tecnico è tutto rimandato alla tradizionale seduta di Climate Talks di inizio estate, due settimane di discussioni a Bonn dove si prova a pianificare la COP di fine anno (e non sempre ci si riesce, come successo stavolta).
Alla fine arrivera la vera resa dei conti, la COP26, che dovrà sancire l'attuazione dell'Accordo di Parigi, che entrerà in vigore nel 2020, cinque anni dopo l'approvazione. Dopo un timido tentativo di organizzazione da parte dell'Italia la COP26 è stata assegnata alla Gran Bretagna, che ha scelto la sede di Glasgow. Le date, comunicate a Madrid, sono anticipate rispetto al solito: 9 - 20 novembre 2020. Auguri a tutti noi.




domenica 8 dicembre 2019

Per fermare il riscaldamento globale servono impegni più ambiziosi

Gli impegni presi finora non bastano per fermare il riscaldamento globale e raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. L'attuazione dell'Accordo di Parigi passa attraverso le azioni dei songoli governi, che devono presentare ogni cinque anni un piano nazionale (Nationally Determined Contribution, NDC). UNDP e World Resources Institute hanno pubblicato una guida che indica come migliorare e potenziare i piani nazionali per il clima in tre aspetti fondamentali: indicare obiettivi più ambizioni per ridurre le emissioni di gas serra (mitigazione), aumentare la resilienza climatica (adattamento) e comunicare con efficacia le proprie decisioni e azioni per aumentare la presa di coscienza della popolazione e facilitare la messa in pratica delle proposte.
Come si vede dal grafico qui sopra gli impegni attuali porterebbero a un aumento delle temperature tra i 2.9 e i 3.4° C, ben oltre la soglia dell'Accordo di Parigi che era indicata "ben al di sotto dei 2° C).

giovedì 5 dicembre 2019

COP25, la giornata dei giovani

Oggi alla COP25 era Young and Future Generations Day, la giornata dei giovani. Ogni anno la conferenza ONU sul clima dedica una giornata ai giovani, ma nel 2019 è arrivato il ciclone Greta Thunberg con i Fridays for Future e le giovani generazioni sono salite prepotentemente al centro dell'attenzione dei media. I ragazzi di oggi vivranno sulla propria pelle le conseguenze del riscaldamento globale, a differenza degli anziani decisori politici.
La mobilitazione globale dei Fridays for Future ha prodotto risultati incredibili, aumentando a dismisura la sensibilizzazione collettiva sui cambiamenti climatici. Missione compiuta, basta vedere l'attenzione che c'è su questa COP che in realtà è assai poco avvincente, con negoziati confinati in ambiti molto tecnici per definire l'attuazione dell'Accordo di Parigi che entrerà in vigore nel 2020.
Sono stati premiati i tre "corti" vincitori di un video contest globale dedicato ai ragazzi, diviso in tre categorie.


mercoledì 4 dicembre 2019

L'influenza dell'uso dei suoli sul cambiamento climatico


Oggi alla COP25 l'IPCC, il panel di scienziati sul cambiamento climatico, presenta il report Climate Change and Land, che descrive le relazioni tra cambiamento climatico, gestione dei suoli e sostenibilità. Si esaminano questioni cruciali come la desertificazione, l'uso dei suoli e la sicurezza alimentare. L'attività umana interviene su oltre il 70 per cento della superficie delle terre emerse. Oltre il trenta per cento dei suoli è utilizzato per la produzione di cibo, mangimi, fibre, legno e energia. Questo comporta un crescente impiego delle risorse naturali: si stima che l'agricoltura utilizzi il 70 per cento dei consumi globali di acqua. L'uso intensivo dei suoli provoca un aumento dei gas climalteranti, la perdita progressiva di superficie degli ecosistemi (foreste, savane, zone umide) e il declino della biodiversità. Rispetto a 50 anni fa i consumi pro capite di carne e oli vegetali sono più che raddoppiati. Il cambiamento delle abitudini alimentari ha portato due miliardi di persone ad essere sovrappeso o obese, con altissimi costi sociali.
Le attività agricole e forestali causano il 13 per cento delle emissioni di CO2, il 44 per cento delle emissioni di metano e l'81 per cento delle emissioni di ossido di azoto. In totale circa il 23 per cento delle emissioni totali di gas climalteranti.