martedì 10 dicembre 2013

Obama e Madiba

Per chi non lo avesse ascoltato stamattina in diretta a questo link c'è la trascrizione del discorso pronunciato stamattina a Johannesburg da Barack Obama in memoria di Nelson Mandela.

Quattro anni dopo

Quattro anni fa le primarie PD si giocarono tra Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino. Franceschini era il segretario in pectore, reggente dopo le dimissioni di Veltroni. Bersani lo sfidante ufficiale, sostenuto da larga parte del partito. Marino l'improbabile candidato alternativo. Io scelsi Ignazio e fui coordinatore regionale per le Marche della mozione Marino. Allora i social network erano molto meno frequentati ed influenti di oggi. I programmi televisivi di approfondimento politico erano meno della la metà e le possibilità di apparire in video estremamente ridotte. Ignazio Marino fece solo una breve puntata nelle Marche, con due incontri a Macerata e San Benedetto. A Pesaro aveva fatto un salto l'estate prima, alla festa nazionale PD sull'informazione. Non venne mai nel capoluogo, Ancona.
La campagna fu condotta da uno sparuto gruppo di volontari, quasi nessuno con ruoli amministrativi o di partito, pochi tesserati al PD (infatti nei congressi di circolo prendemmo un misero 9%). Alla fine il risultato regionale della mozione Marino alle primarie 2009 fu un discreto 13.8%, contro il 35.4 di Franceschini e il 50.7 di Bersani. Eleggemmo quattro delegati all'assemblea nazionale. I dati regionali ancora parziali di quest'anno dicono Cuperlo 10.9, Civati 13.1, Renzi 76.0.
Insomma riflettendo sulle cose quattro anni dopo, a parte l'uragano Renzi e alla luce dei risultati degli altri candidati attuali devo dire che allora eravamo stati davvero bravi.

lunedì 9 dicembre 2013

One Year On (Un Anno Dopo)

Questo è un post inutile e velleitario. Racconta in poche righe come sarebbero potute andare le cose se. Se cosa? Se lo scorso anno tutto avesse avuto un corso normale.
Il PD era il largo vantaggio in tutti i sondaggi elettorali. Il gruppo dirigente, inebriato dalla certezza della vittoria, non voleva perdere l'occasione di riempire le caselle del futuro governo. Così, dopo la "concessione" di Bersani di primarie contendibili, deliberata dall'assemblea nazionale, si lavorò in maniera certosina sulle regole, per impedire qualunque possibilità di successo a Matteo Renzi. Per i non iscritti il voto alle primarie fu trasformato in una corsa ad ostacoli, in grado di scoraggiare chiunque.
Un processo certamente non inclusivo, che però portò ai risultati auspicati: la vittoria di Bersani e l'annichilimento del rampante Renzi. Ai tempi larga parte del PD trattava Renzi con scherno e disprezzo. Qualcuno lo chiamava "coso". I parlamentari che sostenevano il sindaco di Firenze si contavano con le mani. Per contare i segretari provinciali bastava una mano sola. Al momento di scegliere, anche Pippo Civati votò Bersani.
Ma le cose non andarono come speravano Bersani, D'Alema, Fassina e gli altri del gruppo dirigente. La modestissima campagna elettorale di Bersani (poche idee, giaguari e tacchini) annullò in poche settimane il grande vantaggio del PD. Le elezioni furono vinte per un soffio, che grazie al porcellum consentì però il bonus di deputati. Bersani gestì malissimo l'elezione del presidente della repubblica e inseguì per mesi ipotesi di governo non praticabili, fino a gettare la spugna e lasciare il passo a Letta e alle grandi intese.
Un anno dopo, gli elettori PD hanno dimostrato di avere capito la lezione. Matteo Renzi vince largamente, oltre ogni aspettativa. Il candidato del gruppo dirigente uscente non raggiunge il 20 per cento. Civati, terzo sfidante, naviga sul dieci e qualcosa. I due sconfitti in campagna elettorale hanno continuamente attaccato Renzi. Matteo non ha mai detto una parola contro di loro. Non c'era bisogno, come i numeri di domenica hanno dimostrato.
Nel frattempo però abbiamo perso un anno. E le elezioni, e il governo. Dettagli, insomma. Sarebbe bastato avere permesso lo scorso anno che le primarie si svolgessero con le stesse regole di oggi, che poi sono quelle con cui si erano sempre svolte nei congressi precedenti. Matteo Renzi avrebbe vinto. Magari non così largamente come adesso, ma avrebbe vinto. Con Renzi candidato premier le elezioni sarebbero andate diversamente e non si sarebbe dovuti ricorrere alla extrema ratio delle larghe intese. Se Civati lo scvorso anno avesse sostenuto la candidatura Renzi, invece di votare Bersani, avrebbe avuto lui stesso molte più possibilità di diventare segretario quest'anno. Ha scelto di fare altro, inspiegabilmente.
I "colpevoli" di averci fatto perdere un anno sono stati ferocemente puniti dall'esito delle primarie di ieri. Una sorta di nemesi, un pentimento collettivo dalle dimensioni imprevedibili li ha detronizzati. Un anno dopo tre milioni di persone sono tornate a votare, alla faccia dei soloni che avevano sentenziato altrimenti e già avevano i commenti pronti per la bassa affluenza. E più di due milioni di elettori democratici hanno urlato quello che vogliono: Renzi leader. Molti lo hanno votato per la prima volta, delusi dalla scelta fatta nel 2012 per Bersani.
Siamo sulla buona strada, finalmente. Un anno dopo.

L'ultima occasione



venerdì 6 dicembre 2013

Ma per favore

"Da quando Mandela ha offerto sé stesso alla causa dell’Appartheid, l’umanità ha fatto grossi passi in avanti ed a lui si debbono i risultati di una uguaglianza tra esseri umani tuttora però ancora auspicata in molti paesi del mondo" scrive sul suo sito il senatore di Forza Italia Antonio Razzi commemorando Nelson Mandela.

mercoledì 4 dicembre 2013

The Great Firewall of China

Confesso che ero impreparato. O meglio, ho colpevolmente trascurato di informarmi sullo stato del web in Cina, paese dove non andavo da anni. Così solo arrivato lì ho scoperto quello che viene chiamato il Great Firewall of China, il programma che oscura una grande quantità di informazioni disponibili in rete. Non solo fonti di informazione sui temi politici sgraditi a Pechino, come Taiwan, Tibet, Tiananmen e ogni opposizione interna. anche tutti gli strumenti con i quali si può scrivere e diffondere contenuti. Niente upload, nessun social network, anche questa piattaforma blog dove scrivo sono banditi.
Così mi sono trovato per sei giorni senza condividere una riga sul web. Non mi succedeva da almeno sei anni, ed è stata una esperienza interessante. Poi vari amici smanettoni mi hanno detto che il blocco è aggirabile con i mirror e altri sistemi, ma per la verità non ho sentito la necessità di agitarmi più di tanto. Ho passato una settimana sabbatica, lasciando tracce web solo su Foursquare, stranamente sbloccato. Forse converrebbe farlo ogni tanto anche senza essere forzati dalla censura.

Le città e il pianeta dopo il 2015

Sono appena tornato dalla Cina, dove tutti i social network e le piattaforme blog sono bloccate. Ci scriverò un post tra breve. Ero in Cina come curatore scientifico di un seminario sul ruolo delle città e dei governi locali nella definizione e nella messa in atto dei nuovi obiettivi globali, che le Nazioni Unite dovranno approvare entro la fine del prossimo anno. Qui sotto c'è la mia presentazione. Come sempre molte immagini, poche parole e nessuna tabella. Ci vorrebbe l'audio, lo so.