venerdì 3 gennaio 2020

Un pianeta sempre più caldo

Greenpeace ha sintetizzato in 15 secondi il riscaldamento globale. Il video allegato a questo tweet mostra le anomalie nelle temperature registrate in ogni singola nazione dal 1916 al 2017.

sabato 28 dicembre 2019

Sta per finire il decennio più caldo di sempre


L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha diffuso il suo rapporto provvisorio per il 2019, che non porta buone notizie. Le temperature medie nell'arco dei cinque anni (2015-2019) e dei dieci anni (2010-2019) saranno le più alte mai registrate. Quanto all'anno che sta per finire, il 2019 sarà il secondo o terzo più caldo di sempre. Il record dell'anno più caldo resta al 2016, per conseguenza di un fortissimo El Niño.
La concentrazione di CO2 nell'atmosfera, che nel 2018 era di 407.8 parti per milione, continua ad essere in ascesa, in attesa dei dati definitivi. Nel periodo gennaio-ottobre 2019 le temperature medie sono di 1.1° C sopra la media del periodo pre industriale.
Le conseguenze del riscaldamento globale sono avvertibili nella sempre maggiore frequenza degli eventi meteorologici estremi: ondate di calore, inondazioni, incendi, cicloni tropicali. A questo si aggiunge una crescente imprevedibilità delle precipitazioni, che danneggia l'agricoltura. La conseguenza è un nuovo, imprevisto aumento della fame nel mondo, dopo un decennio di declino delle statistiche di malnutrizione.
Il rapporto finale WMO sul 2019 sarà pubblicato nel marzo 2020.

martedì 24 dicembre 2019

Terremoti, alluvioni e altre disgrazie

Negli ultimi 40 anni i disastri naturali sono costati all'Europa 511 miliardi di Euro, 71 percento dei quali non assicurati. I cambiamenti climatici tendono a peggiorare lo scenario: l'83 per cento dei disastri in Europa è collegato al riscaldamento globale (alluvioni, incendi, ondate di calore).

La canzone triste del Natale 2019


Ieri ho indicato la mia canzone allegra per il Natale 2019, oggi tocca alla canzone triste. Vince alla grande Loneliest Time of Year, una ballatona soul di Mabel, la 23enne figlia di Neneh Cherry e del produttore di Massive Attack Cameron McVey (oltre che nipote di Don Cherry).
Come si può capire dal titolo, la canzone racconta il Natale degli emarginati, dei depressi, degli homeless, di chi non ha niente da festeggiare. Grande voce di Mabel e arrangiamento di classe.

Sorry I’m not so merry
But I feel like this yearly
Christmas time isn’t my vibe
Brings no joy into my life


lunedì 23 dicembre 2019

La canzone allegra del Natale 2019


Tra le tante nuove canzoni natalizie di quest'anno qual è quella da ricordare? Secondo me, tra quelle allegre, Cozy Little Christmas di Katy Perry. In realtà il brano risale allo scorso anno, ma nel 2018 era disponibile in esclusiva streaming solo su Amazon. Per il Natale 2019 Katy lo ha distribuito urbi et orbi, accompagnato da un video molto divertente, che ha già più di 12 milioni di visualizzazioni.

domenica 15 dicembre 2019

Nessuna buona notizia dalla COP25

La foto sopra documenta la plenaria finale della COP25 di Madrid, iniziata alle 10:19 di domenica 15 dicembre, oltre 35 ore dopo l'orario previsto. I negoziati frenetici, proseguiti per tutta la giornata di sabato e la notte tra sabato e domenica, non hanno risolto i disaccordi legati agli ultimi elementi irrisolti per l'attuazione dell'Accordo di Parigi del 2015. Technicalities, certo, argomenti anche difficili da spiegare in poche righe, ma decisivi per mettere in pratica una strategia globale contro il cambiamento climatico.
La plenaria finale di Madrid si è chiusa alle 13:55 dopo avere approvato un documento piuttosto annacquato dal titolo Chile-Madrid Time for Action (a questo link il testo ufficiale diffuso da UNFCCC). In sostanza tutti i quesiti insoluti restano sul tavolo, a cominciare dal famigerato articolo 6 dell'Accordo, quello che riguarda il trasferimento dei carbon credits tra nazioni e anche soggetti privati. Su questo tema il più inflessibile è stato il Brasile, che fino alla fine ha insistito per quello che viene definito il double counting, ovvero mettere sul mercato la riduzione di CO2 delle proprie foreste ma allo stesso tempo conteggiarla nei propri obiettivi nazionali di riduzione. A questa ipotesi si sono opposti (giustamente) molti paesi. Ma non sarebbe giusto addossare solo a Bolsonaro il modestissimo esito di questa COP. Cina e India hanno continuato a mantenere posizioni guardinghe, senza alcuna intenzione di seeguire l'Europa, l'unica ad avere presentato un piano ambizioso di zero emissioni al 2050. Persino l'Australia, paese già oggi flagellato dai primi effetti del climate change, ha tentato di proporre un emendamento per poter includere negli obiettivi nazionali le riduzioni di CO2 del Protocollo di Kyoto.
Piuttosto surreale che la COP più deludente dai tempi di Copenhagen 2009 si sia svolta nell'anno in cui i media di tutto il globo si sono occupati di clima come mai prima e la percezione della gente comune sulla minaccia del climate change sia aumentata in modo esponenziale. Ma alla COP15 di Copenhagen l'accordo fallì all'ultimo minuto essenzialmente per motivi politici, con l'alleanza bolivariana guidata dal presidente del Venezuela Hugo Chavez che non voleva sottostare ai diktat di Obama e dell'Europa. A Madrid invece i problemi riguardavano essenzialmente i SOLDI. Finanziamenti per la strategia WMI Loss and Damage, le pieghe dell'articolo 6 sui Carbon Credits, i cento miliardi di dollari l'anno del Climate Action Fund.
La strada quindi resta impervia. E pensare che lo slogan della COP25 era Time for Action, il momento di agire. Gli scienziati hanno calcolato che dal 2015, anno dell'Accordo di Parigi, le emissioni globali sono cresciute del 4 per cento. E che per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo dovrebbero calare del 7 per cento l'anno fino al 2030. Le soluzioni passano attraverso i tavoli negoziali dell'UNFCCC e i rituali ONU, in un mondo popolato di acronimi incomprensibili e di frasi contenute tra parentesi quadre (quindi non condivise). I negoziati proseguiranno anche in altre sedi, come gli incontri bilaterali tra capi di stati, i G7 e G20 e le altre occasioni ufficiali. Ma sul fronte tecnico è tutto rimandato alla tradizionale seduta di Climate Talks di inizio estate, due settimane di discussioni a Bonn dove si prova a pianificare la COP di fine anno (e non sempre ci si riesce, come successo stavolta).
Alla fine arrivera la vera resa dei conti, la COP26, che dovrà sancire l'attuazione dell'Accordo di Parigi, che entrerà in vigore nel 2020, cinque anni dopo l'approvazione. Dopo un timido tentativo di organizzazione da parte dell'Italia la COP26 è stata assegnata alla Gran Bretagna, che ha scelto la sede di Glasgow. Le date, comunicate a Madrid, sono anticipate rispetto al solito: 9 - 20 novembre 2020. Auguri a tutti noi.




domenica 8 dicembre 2019

Per fermare il riscaldamento globale servono impegni più ambiziosi

Gli impegni presi finora non bastano per fermare il riscaldamento globale e raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. L'attuazione dell'Accordo di Parigi passa attraverso le azioni dei songoli governi, che devono presentare ogni cinque anni un piano nazionale (Nationally Determined Contribution, NDC). UNDP e World Resources Institute hanno pubblicato una guida che indica come migliorare e potenziare i piani nazionali per il clima in tre aspetti fondamentali: indicare obiettivi più ambizioni per ridurre le emissioni di gas serra (mitigazione), aumentare la resilienza climatica (adattamento) e comunicare con efficacia le proprie decisioni e azioni per aumentare la presa di coscienza della popolazione e facilitare la messa in pratica delle proposte.
Come si vede dal grafico qui sopra gli impegni attuali porterebbero a un aumento delle temperature tra i 2.9 e i 3.4° C, ben oltre la soglia dell'Accordo di Parigi che era indicata "ben al di sotto dei 2° C).

COP25, i delegati dell'Isola di Pasqua


giovedì 5 dicembre 2019

COP25, la giornata dei giovani

Oggi alla COP25 era Young and Future Generations Day, la giornata dei giovani. Ogni anno la conferenza ONU sul clima dedica una giornata ai giovani, ma nel 2019 è arrivato il ciclone Greta Thunberg con i Fridays for Future e le giovani generazioni sono salite prepotentemente al centro dell'attenzione dei media. I ragazzi di oggi vivranno sulla propria pelle le conseguenze del riscaldamento globale, a differenza degli anziani decisori politici.
La mobilitazione globale dei Fridays for Future ha prodotto risultati incredibili, aumentando a dismisura la sensibilizzazione collettiva sui cambiamenti climatici. Missione compiuta, basta vedere l'attenzione che c'è su questa COP che in realtà è assai poco avvincente, con negoziati confinati in ambiti molto tecnici per definire l'attuazione dell'Accordo di Parigi che entrerà in vigore nel 2020.
Sono stati premiati i tre "corti" vincitori di un video contest globale dedicato ai ragazzi, diviso in tre categorie.