lunedì 6 gennaio 2020

Meno zolfo nel carburante navale, era ora

Dal 1 gennaio sono entrate in vigore le nuove regole sui carburanti navali, che limitano la quanttà massima di ossidi di zolfo allo 0.5 per cento, rispetto al precedente tetto del 3.5%. Il nuovo limite era stato fissato nel 2016 dalla International Maritime Organization (IMO) e i tempi di attuazione sono stati rispettati.
Gli ossidi di zolfo presenti nei carburanti producono molto particolato (PM10 e PM2.5) e sono responsabili per l'acidificazione della pioggia. Da tempo sono proibiti nei combustibili per autotrazione, dove il limite massimo è dello 0.001 per cento. Perché le navi hanno continuato a usare carburante allo zolfo? Semplice: perché costa molto meno, provenendo da petrolio greggio di bassa qualità che sarebbe troppo costoso raffinare per trasformarlo in benzina o kerosene. Si calcola che i nuovi limiti alzeranno il prezzo del combustibile navale da 400 a 600 dollari a tonnellata, riducendo però le emissioni di ossido di zolfo di 8.5 milioni di tonnellate, pari al 77 per cento.
Le quantità in gioco sono enormi: nel 2017 il gasolio navale bruciato era di 3.8 milioni di tonnellate al giorno, pari alla metà della domanda globale di carburanti. Oltre ai residuii di combustione dello zolfo ovviamente i motori marini producono anche CO2, calcolato attorno al tre per cento delle emissioni globali.
La IMO ha già introdotto nel 2015 le Emission Control Area (ECA), zone in cui la percentuale di zolfo nei carburanti deve essere ancora più bassa, massimo lo 0.10 per cento. Si tratta delle coste del nord America, dei Caraibi americani, del Mare del Nord e del Mar Baltico. UNEP e Mediterranean Action Plan stanno spingendo perché anche il Mediterraneo sia inserito nella lista. Nel documento finale della COP 21 del Mediterranean Action Plan, svoltasi a Napoli il mese scorso, la richiesta è confermata (al punto 12 del testo a questo link).


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