sabato 11 settembre 2010

FDG 100911 #522

FIAT 125

No, Starbucks no

Sarà Vero? La notizia per ora è stata lanciata solo dal Secolo XIX di Genova, secondo il quale la catena di caffetterie americane Starbucks avrebbe in programma l'apertura di un punto vendita a Milano entro l'anno e uno a Roma nel 2011.
Di per sé non ci sarebbe nulla di strano, tutte le multinazionali hanno trovato appetibile il nostro mercato. Ma Starbucks, approdata da tempo in quasi tutta Europa, aveva scelto di evitare il mercato italiano. Da noi il caffé costa troppo poco e la gente preferisce berlo in piedi e in fretta, al banco. Esattamente il contrario della liturgia Starbucks, dove dopo lunghe file alla cassa si finisce per forza (non c'è bancone) seduti a dei tavolini con tazze di carta piene di infusi costosissimi e di dubbia qualità.
Riguardo alla rinuncia al mercato italiano il fondatore Howard Schulz aveva dichiarato nel 2007 che "la scelta deriva da motivazioni di umiltà e rispetto".Come scrissi allora, mi auguro che chi vuole un Frappuccino o un Grande Decaf Caramel Macchiato servito in un bicchiere di carta da mezzo litro debba continuare ad andare a New York, o perlomeno a Parigi.

giovedì 9 settembre 2010

Sono così brutte quelle pale?

In Italia le turbine eoliche turbano il senso estetico di molti. Lo trovo bizzarro, perché altri manufatti anche più invasivi (tralicci dell'alta tensione, stazioni di servizio, viadotti, ecc) non creano disagio ai cultori del bello e del paesaggio.
I soloni scrivono editoriali sdegnati e creano comitati contro le pale eoliche, ma una pompa di benzina al centro di un ettaro di piazzale asfaltato non li disturba. Forse dovrebbero dare un'occhiata alle foto aeree per capire cosa sconvolge e distrugge in modo permanente il paesaggio.
Naturalmente le centrali eoliche non possono essere realizzate ovunque, ma nemmeno negate in ogni angolo di Italia, come vorrebbero i soloni.
Per capire come si ragiona altrove riporto la notizia che la più grande centrale eolica in terra d'Europa, la Whitelee Windfarm in East Renfrewshire in Scozia, sarà ulteriormente ampliata. L'impiatto attualmente si sviluppa in 55 Kmq ed è composto da 140 turbine che generano 322 MegaWatt, abbastanza per fornire energia a 180.000 abitazioni. Entro il 2012 se ne aggiungeranno altre 75 per ulteriori 217 MegaWatt. La nuova potenza totale sarà di 539 MW, in grado di illuminare 300.000 case. I lavori di ampliamento creeranno almeno 200 posti di lavoro.
La centrale si trova a 20 minuti dal centro di Glasgow e oltre a produrre energia ha un centro visite, una sala esposizione interattiva, un caffè, un negozio, aule didattiche e oltre 90 Km di sentieri pedonali e ciclabili.

mercoledì 8 settembre 2010

Cercasi uranio disperatamente

Le centrali nucleari non producono energia da fonti rinnovabili. Anzi, l'uranio che le alimenta comincia a scarseggiare.
Sostenibilitalia aveva già accennato al problema nel febbraio 2008 e pochi giorni fa ne ha parlato e-gazette, ricordando come il prezzo del minerale radioattivo potrebbe avere un rialzo consistente già nei prossimi due anni.
La reale consistenza delle riserve di uranio non è facile da quantificare. Le stesse organizzazioni filonuclerari propongono stime molto diverse (tabella). Di certo molto dell'uranio disponibile sul mercato proviene dallo smantellamento dell'arsenale nucleare sovietico: ventimila tonnellate l'anno, quasi un terzo della domanda globale. Ma questa fonte sarà esaurita entro il 2013.

Nel frattempo, agli antipodi

Mentre l'Italia si avvita nelle litigiosità del governo di destra e nella maggioranza parlamentare in evanescenza, l'Australia esce da uno stallo politico che i nostri parametri avrebbero giudicato insuperabile.
Le elezioni per il parlamento si sono svolte il 21 agosto scorso. Il sistema di votazione australiano e complesso e per noi italiani impensabile. Si può votare per posta, scelta fatta da oltre un milione di elettori. Si può anche votare prima del giorno delle elezioni, recandosi in appositi uffici pubblici. Cosi il conteggio è ancora in corso e attualmente è arrivato al 93% delle schede. Tuttavia nessun seggio è in bilico.
Il governo laburista uscente ha ottenuto 72 seggi e la coalizione conservatrice di opposizione 73 su 150 in totale. Un seggio è stato assegnato nella circoscrizione di Melbourne ad Adam Bandt dei verdi, che per la prima volta entrano in parlamento. Il risultato dei verdi è stato molto più importante di quanto un rigido sistema bipolare faccia capire con un solo seggio assegnato: gli ambientalisti hanno ottenuto l'11.7%, quattro punti in più delle precedenti elezioni.
Gli altri quattro seggi sono andati a candidati indipendenti, uno dei quali, Andrew Wilkie, si è schierato con  la premier uscente Julia Gillard (a sinistra nella foto), come il verde Bandt. A questo punto i laburisti avevano 74 voti, due meno di quanti servono per governare.
Restavano tre indecisi, eletti in circoscrizioni rurali e portatori delle istanze degli agricoltori e degli allevatori, come i sussidi per l'rrigazione e l'introduzione di tasse sui generi alimentari di importazione.
La crisi australiana si è finalmente risolta ieri. Prima l'indipendente Bob Katter ha detto di offrire il suo voto al leader conservatore Tony Abbott (a destra nella foto). Qualche ora dopo Tony Windsor and Rob Oakeshott, i due deputati indipendenti diventati l'ago della bilancia, hanno indetto una conferenza stampa annunciando il loro sostegno ai laburisti e alla premier uscente, che a questo punto può contare su 76 voti, maggioranza minima nel parlamento di 150 eletti (ecco il prospetto finale dei seggi).
L'economia australiana dipende molto dal settore agricolo e anche per questo è riuscita a sfuggire alla recessione che ha travolto le altre economie occidentali. Lo scorso anno mentre Europa e USA boccheggiavano il PIL down under è cresciuto del 3.3 mentre il tasso di disoccupazione a luglio 2010 era fermo al 5.3 per cento.

martedì 7 settembre 2010

Il cliente ha sempre ragione

The European House/Ambrosetti ha presentato a Cernobbio una ricerca dal titolo "Il nucleare per l'economia, l'ambiente e lo sviluppo". I committenti sono Enel e EdF-Electricité de France, quindi non è difficile immaginare le conclusioni. Secondo Ambrosetti il nucleare è un affarone, tecnicamente all'avanguardia e non comporta rischi. Enel e EdF sono i partner principali del ritorno all'energia atomica strombazzato da oltre due anni dal governo di destra italiano, che però finora non ha prodotto risultati concreti.
Ambrosetti fornisce al cliente le conclusioni attese, benedette da un panel che include Nicola Rossi, Umberto Veronesi, Maurizio Lupi, Fatih Birol, Carlo Rossella (?) e funzionari delle imprese committenti (qui la ricerca completa in italiano). 
Se le conclusioni della ricerca sono prevedibili è interessante confrontare i commenti della stampa, che ovviamente sono molto diversi a seconda del collocamento politico. Terra pubblica un pezzo del direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio che critica i numeri forniti da Ambrosetti, anche se scivola in un linguaggio troppo tecnico.
Il Sole 24 Ore accoglie con favore la ricerca, seppure con cautela. Alcuni degli articoli sostengono che il cantiere di una centrale nucleare occuperebbe 5000 persone e la sua gestione 200 addetti stabili. Le cifre sembrano cospicue, ma lavorare sull'efficienza energetica degli edifici e su centrali di energia eolica o fotovoltaica produrrebbe molti più posti di lavoro. Ma il report di Ambrosetti non offre questo confronto.
Interessanti i numeri citati da Il Giornale di famiglia secondo cui, a fronte di un presunto aumento dei consumi energetici  (che sono in calo da tre anni) del 36%, il nucleare ridurrebbe i costi di produzione dell'energia nazionale da 49 a 44 miliardi di Euro, nel lontano 2026. Quindi un calo di poco superiore al 10%, che mantiene un fitto mistero sull'annunciata riduzione delle bollette del 25-30%.
Ma quando sarebbero pronte le centrali? Le previsioni iniziali del governo, che prometteva l'avvio dei cantieri nel 2012, sono già state spostate al 2014/2015 dallo stesso AD ENEL Fulvio Conti (foto). Dovevano essere quattro le centrali pronte per il 2020 secondo l'ex ministro Scajola. Conti adesso parla di un solo impianto (anche questo in realtà altamente improbabile) e "almeno 4 reattori nell'arco dei prossimi 20 anni a partire da oggi".