Lo scorso anno, in occasione della COP 15 di Copenhagen, duemila manifestanti furono arrestati nel corso di una manifestazione alle porte del Bella Center, dove si svolgeva il summit ONU sul clima.
250 dei fermati hanno portato la questione in tribunale e ieri una corte danese ha giudicato illegale il loro arresto, condannando la polizia a pagare ad ognuno dei ricorrenti un indennizzo tra le 500 e le 900 corone danesi (da circa 880 a 1600 Euro).
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venerdì 17 dicembre 2010
sabato 11 dicembre 2010
L'alba di Cancun
Standing ovation per Patricia Espinosa, presidente della COP 16 di Cancun. Alle 6 e 24 di sabato mattina ora locale, le 13 e 24 in Italia, la conferenza si chiude con un accordo che supera largamente le aspettative e apre la strada a una nuova politica globale contro i cambiamenti climatici.
venerdì 10 dicembre 2010
L'impressione è ormai una certezza, anche se non c'è ancora una conferma ufficiale. La conferenza di Cancun non si concluderà stasera (venerdì) ma proseguirà per l'intera giornata di domani. E per tutta la prossima notte, il che non rende allegri i delegati visto che sarebbe la terza consecutiva.
Il dato politico più importante è che le conferenze stampa programmate dagli Stati Uniti e dall'ONU sono state ambedue annullate. Difficile capire se sia un segnale positivo o meno, di sicuro è la dimostrazione che le cose sono ancora in movimento.
Intanto il fronte dei paesi in via di sviluppo si apre su posizioni sempre più diverse. Dopo l'apertura dell'India verso obiettivi di riduzione e impegni vincolanti, adesso sono i paesi più poveri - e le prime vittime del cambiamento climatico - a farsi avanti.
I 34 paesi più poveri (LSD - Least Developed States), i 53 dell'African Group, le 27 nazioni della alleanza dei piccoli stati insulari e i paesi latinoamericani del gruppo ALBA stanno lavorando per raggiungere una posizione comune a sostegno del prolungamento del protocollo di Kyoto. Differenziandosi da Cina, Brasile, India, Corea del Sud, Indonesia, Sud Africa e gli altri grandi paesi emergenti.
Il dato politico più importante è che le conferenze stampa programmate dagli Stati Uniti e dall'ONU sono state ambedue annullate. Difficile capire se sia un segnale positivo o meno, di sicuro è la dimostrazione che le cose sono ancora in movimento.
Intanto il fronte dei paesi in via di sviluppo si apre su posizioni sempre più diverse. Dopo l'apertura dell'India verso obiettivi di riduzione e impegni vincolanti, adesso sono i paesi più poveri - e le prime vittime del cambiamento climatico - a farsi avanti.
I 34 paesi più poveri (LSD - Least Developed States), i 53 dell'African Group, le 27 nazioni della alleanza dei piccoli stati insulari e i paesi latinoamericani del gruppo ALBA stanno lavorando per raggiungere una posizione comune a sostegno del prolungamento del protocollo di Kyoto. Differenziandosi da Cina, Brasile, India, Corea del Sud, Indonesia, Sud Africa e gli altri grandi paesi emergenti.
Anima latina
Comunque finisca questa COP, ed è davvero ancora impossibile saperlo, un segnale forte resterà ed è quello della conduzione latina della conferenza. In queste due settimane la presidente Patricia Espinosa, ministro degli esteri del Messico, e la segretaria costaricana dell'UNFCCC Christiana Figueres hanno dimostrato grande capacità e inziativa. E sono sembrate in grado di tenere testa al melting pot diplomatico di 194 delegazioni nazionali. La algida direzione nordica di Copenhagen 2009, composta da Connie Hedegaard alla presidenza danese e dall'olandese Yvo de Boer alla segreteria UNFCCC, non era stata in grado di fare altrettanto. Anzi, Hedegaard aveva causato il primo grave incidente diplomatico presentando sul tavolo un testo negoziale redatto segretamente e provocando le ire di molti paesi minori, che poi si vendicarono nella plenaria finale rifiutando di approvare il Copenhagen Accord.
Che i Latini siano mediatori e pazienti più dei nordici non è una novità. "Voi non dite mai sì o no, è sempre una via di mezzo" mi disse una volta amico finlandese. Ma in questo caso la tenacia e la pazienza di Espinosa e Figueres ci hanno perlomeno portato vicino alla ricomposizione di un quadro che all'inizio della conferenza sembrava irreparabilmente danneggiato. Se poi riusciranno a portare a compimento il loro lavoro, chapeau.
Che i Latini siano mediatori e pazienti più dei nordici non è una novità. "Voi non dite mai sì o no, è sempre una via di mezzo" mi disse una volta amico finlandese. Ma in questo caso la tenacia e la pazienza di Espinosa e Figueres ci hanno perlomeno portato vicino alla ricomposizione di un quadro che all'inizio della conferenza sembrava irreparabilmente danneggiato. Se poi riusciranno a portare a compimento il loro lavoro, chapeau.
Cancun, la parola alle città
Esauriti (a tarda notte) gli interventi dei parties, ovvero degli stati, stamattina la plenaria di Cancun ospita le dichiarazione delle organizzazioni intergovernative e non governative. Tra queste ultime ci sono anche le autorità locali, che saranno rappresentate dal vicesindaco di Durban-eThekwini Logie Naidoo. Abbiamo scelto come portavoce Durban perchè sarà proprio la città sudafricana ad ospitare la COP 17 il prossimo anno.
Logie Naidoo è con me nella foto sopra. Lo so, avremmo dovuto scegliere uno sfondo più chiaro, ma fa lo stesso.
Logie Naidoo è con me nella foto sopra. Lo so, avremmo dovuto scegliere uno sfondo più chiaro, ma fa lo stesso.
Detesto invidiare i Tedeschi
Per capire le nostre posizioni di retroguardia e la modestia del ruolo italiano nel processo negoziale di Cancun basta confrontare quello che ha detto la ministra invisibile dell'ambiente Prestigiacomo (praticamente niente) con le dichiarazioni del ministro tedesco Norbert Rottgen (1965 e del CDU, mica un ambientalista barricadero). Rottgen, parlando prima di Presty, aveva confermato che la Germania ridurrà del 40% le emissioni entro il 2020 e tra l'80 e il 95% entro il 2050 "senza condizioni". In questo modo - ha detto il ministro - la Germania creerà entro il 2020 mezzo milione di nuovi posti di lavoro e risparmierà 20 miliardi di Euro nelle importazioni di energia. "Perché dico questo? Perché mentre parliamo di lotta al cambiamento climatico parliamo anche di crescita economica e sviluppo. Così la trasformazione è in realtà una strategia per la crescita" ha rimarcato Rottgen.
giovedì 9 dicembre 2010
Segnali di Presty
Chi frequenta Sostenibilitalia sa che in genere non sono tenero con il ministro invisibile dell'ambiente Stefania Prestigiacomo. Oggi però mi sento di dovere ammettere che l'intervento della ministra alla COP 16 di Cancun mi ha colpito in senso positivo. Presty ha iniziato il suo intervento alle 13:25 locali (le 20:25 in Italia) ed ha parlato in inglese. Anche un buon inglese, con poche incertezze e una pronuncia più che discreta. Lo scorso anno a Copenhagen invece aveva fatto il suo intervento in italiano, chissà perché.
La ministra ha iniziato senza occhiali (foto) che però si è messa dopo poche battute. Nel merito non ha detto granché, ma sarebbe stato sbagliato aspettarselo. Ha iniziato ringraziando la presidenza messicana, poi ha parlato di quanto si è già (quasi) deciso in questi giorni: deforestazione, fondi per l'adattamento. Poi ha detto che "l'Italia ha lavorato molto per il successo di questa conferenza" e ha ribadito la posizione già espressa, cioè che un futuro accordo dovrà essere sottoscritto anche da USA e Cina. Anzi, si è lanciata in "un appello" a Americani e Cinesi perché si adoperino con "azioni più importanti". Nessun accenno a impegni precisi dell'Italia, mentre poco prima la ministra spagnola Rosa Aguilar aveva ribadito la disponibilità spagnola ad alzare il tetto di riduzione al 30% entro il 2020. Presty ha concluso dopo cinque minuti, un tempo leggermente superiore a quanto previsto ma niente a che vedere con la prolissa ministra marocchina Amina Benkhadra, che l'aveva preceduta parlando per un quarto d'ora.
La cosa più carina è stato il "fuori onda" finale, che io ho sentito bene perché ascoltavo l'intervento in cuffia ma che forse in pochi hanno colto. Scendendo dal podio e parlando fra se e se Prestigiacomo ha detto a bassa voce: "un po' mi sono impasticciata..."
Il testo del suo intervento, completo di correzioni a mano dell'ultimo minuto, è qui.
La ministra ha iniziato senza occhiali (foto) che però si è messa dopo poche battute. Nel merito non ha detto granché, ma sarebbe stato sbagliato aspettarselo. Ha iniziato ringraziando la presidenza messicana, poi ha parlato di quanto si è già (quasi) deciso in questi giorni: deforestazione, fondi per l'adattamento. Poi ha detto che "l'Italia ha lavorato molto per il successo di questa conferenza" e ha ribadito la posizione già espressa, cioè che un futuro accordo dovrà essere sottoscritto anche da USA e Cina. Anzi, si è lanciata in "un appello" a Americani e Cinesi perché si adoperino con "azioni più importanti". Nessun accenno a impegni precisi dell'Italia, mentre poco prima la ministra spagnola Rosa Aguilar aveva ribadito la disponibilità spagnola ad alzare il tetto di riduzione al 30% entro il 2020. Presty ha concluso dopo cinque minuti, un tempo leggermente superiore a quanto previsto ma niente a che vedere con la prolissa ministra marocchina Amina Benkhadra, che l'aveva preceduta parlando per un quarto d'ora.
La cosa più carina è stato il "fuori onda" finale, che io ho sentito bene perché ascoltavo l'intervento in cuffia ma che forse in pochi hanno colto. Scendendo dal podio e parlando fra se e se Prestigiacomo ha detto a bassa voce: "un po' mi sono impasticciata..."
Il testo del suo intervento, completo di correzioni a mano dell'ultimo minuto, è qui.
mercoledì 8 dicembre 2010
Una domanda per Connie
Nel corso di un briefing congiunto della commissaria europea Connie Hedegaard e del viceministro dell'ambiente del Messico Fernando Tudela ho chiesto a Hedegaard se ritenesse praticabile utilizzare la stessa struttura del "pacchetto energia" 20-20-20 dell'Unione Europea nel prolungamento del protocollo di Kyoto. Se, in poche parole, fosse possibile stabilire un livello condiviso di riduzione delle emissioni tra tutti i paesi, per procedere in un secondo momento alla definizione delle singole quote nazionali. La risposta è stata piuttosto vaga.
Copio qui sotto il resoconto della riunione pubblicato da ICLEI.
At the joint Briefing of Mexican Viceminister Tudela and EU Commissioner Hedegaard, Emilio D´Alessio from Italian LA21 Association raised a question whether EU would be supporting the idea of adopting a common target for Annex-I countries in the post-2012 period, as suggested by IPCC, and then share the burden among each Annex-I Parties, which is a practice applied within the EU. She replied the rules of the game has to be clarified before making any further commitments.
Copio qui sotto il resoconto della riunione pubblicato da ICLEI.
At the joint Briefing of Mexican Viceminister Tudela and EU Commissioner Hedegaard, Emilio D´Alessio from Italian LA21 Association raised a question whether EU would be supporting the idea of adopting a common target for Annex-I countries in the post-2012 period, as suggested by IPCC, and then share the burden among each Annex-I Parties, which is a practice applied within the EU. She replied the rules of the game has to be clarified before making any further commitments.
Leadership, Flessibilità, Compromessi
Ieri pomeriggio la grande sala della plenaria era completamente esaurita per l'apertura della sessione di alto livello nella quale tradizionalmente, mentre i rappresentanti delle 194 nazioni presenti sfilano sul palco, nelle stanze i negoziatori tentano di ricucire le fila del negoziato, di eliminare le famigerate parentesi quadre e di arrivare entro venerdì, al massimo sabato, con un testo concordato da approvare nella plenaria conclusiva.
La disposizione era la solita: davanti le delegazioni nazionali, che hanno diritto a quattro posti, due al tavolo e due in seconda fila, che sono già quasi 800 sedie. Poi le agenzie ONU e le istituzioni internazionali come OCSE e Banca Mondiale, con un posto a testa. Dietro gli osservatori, con cento posti riservati alla società civile. Di questi cento nove destinati ai rappresentanti delle autorità locali, tra i quali il vostro cronista. Dietro ancora i delegati in esubero che non vogliono perdersi l'evento, i giornalisti e gli imboscati.
La cerimonia di oggi prevedeva tre discorsi di apertura, da parte rispettivamente di Christiana Figueres, segretario della UNFCCC, del segretario generale ONU Ban Ki-moon e del presidente messicano Felipe Calderon. Tutti e tre abbastanza ispirati, tutti e tre a sottolineare la necessità di raggiungere un accordo.
Ban Ki-moon, con la solita faccia dal perenne sorriso inespressivo, si è presentato vestito con una improbabile guayabera, la camicia tradizionale messicana. Una nota ufficiale dell'organizzazione della conferenza, diffusa pochi giorni prima dell'inizio, esentava i delegati maschi dalla formalità di giacca e cravatta e incoraggiava i partecipanti a indossare una guayabera. Devo dire che in giro ne vedo pochissime.
Tralasciando l'abbigliamento Ban ha detto che "non possiamo permettere che il perfetto si contrapponga al buono" che non è altro che una parafrasi del già citato mantra "se non siamo d'accordo su tutto non è detto che non si possa essere d'accordo su niente". Insomma, un accordo va ricercato a tutti i costi. Il segretario ONU ha concluso così: "Confido nella leadership, nella flessibilità e nel compromesso".
Christiana Figueres aveva toccato gli stessi temi. Rivolgendosi ai ministri aveva detto "Se la vostra posizione governativa si oppone ad un altra non chiedete un compromesso, pensate al bene comune e siate i primi a proporlo: Raggiungere un accordo a Cancun non garantirà tutti gli interessi nazionali a breve termine, ma non riuscire a siglarlo significherebbe mettere in pericolo il benessere a lungo termine di tutti noi."
Intanto nei corridoi si parla della nuova apertura cinese, ovvero della dichiarata disponibilità di Pechino a dotarsi di obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni. Ma si tratterebbe di decisioni unilaterali, perché la Cina non ha nessuna intenzione di modficare il protocollo di Kyoto, del quale non fa parte. Anzi, ribadisce che si porrà obiettivi di riduzione solo se il protocollo avrà un seguito così come è, lasciando fuori i paesi emergenti.
Molti avevano considerato estremamente positiva l'apertura cinese di lunedì, quando alcune agenzie avevano lanciato la dichiarazione di Pechino di accettare impegni vincolanti e verifiche sul processo di riduzione delle emissioni. Ieri è stato il viceministro degli esteri Liu Zhenmin a precisare la posizione cinese in una conferenza stampa, e per evitare di essere frainteso lo ha fatto parlando in inglese. "Stiamo discutendo di impegni volontari e autonomi. Volontari e autonomi significa non negoziabili" ha scandito Liu in riferimento a programmi cinesi di riduzione (o meglio, di rallentamento della crescita) delle emissioni.
La disposizione era la solita: davanti le delegazioni nazionali, che hanno diritto a quattro posti, due al tavolo e due in seconda fila, che sono già quasi 800 sedie. Poi le agenzie ONU e le istituzioni internazionali come OCSE e Banca Mondiale, con un posto a testa. Dietro gli osservatori, con cento posti riservati alla società civile. Di questi cento nove destinati ai rappresentanti delle autorità locali, tra i quali il vostro cronista. Dietro ancora i delegati in esubero che non vogliono perdersi l'evento, i giornalisti e gli imboscati.
La cerimonia di oggi prevedeva tre discorsi di apertura, da parte rispettivamente di Christiana Figueres, segretario della UNFCCC, del segretario generale ONU Ban Ki-moon e del presidente messicano Felipe Calderon. Tutti e tre abbastanza ispirati, tutti e tre a sottolineare la necessità di raggiungere un accordo.
Ban Ki-moon, con la solita faccia dal perenne sorriso inespressivo, si è presentato vestito con una improbabile guayabera, la camicia tradizionale messicana. Una nota ufficiale dell'organizzazione della conferenza, diffusa pochi giorni prima dell'inizio, esentava i delegati maschi dalla formalità di giacca e cravatta e incoraggiava i partecipanti a indossare una guayabera. Devo dire che in giro ne vedo pochissime.
Tralasciando l'abbigliamento Ban ha detto che "non possiamo permettere che il perfetto si contrapponga al buono" che non è altro che una parafrasi del già citato mantra "se non siamo d'accordo su tutto non è detto che non si possa essere d'accordo su niente". Insomma, un accordo va ricercato a tutti i costi. Il segretario ONU ha concluso così: "Confido nella leadership, nella flessibilità e nel compromesso".
Christiana Figueres aveva toccato gli stessi temi. Rivolgendosi ai ministri aveva detto "Se la vostra posizione governativa si oppone ad un altra non chiedete un compromesso, pensate al bene comune e siate i primi a proporlo: Raggiungere un accordo a Cancun non garantirà tutti gli interessi nazionali a breve termine, ma non riuscire a siglarlo significherebbe mettere in pericolo il benessere a lungo termine di tutti noi."
Intanto nei corridoi si parla della nuova apertura cinese, ovvero della dichiarata disponibilità di Pechino a dotarsi di obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni. Ma si tratterebbe di decisioni unilaterali, perché la Cina non ha nessuna intenzione di modficare il protocollo di Kyoto, del quale non fa parte. Anzi, ribadisce che si porrà obiettivi di riduzione solo se il protocollo avrà un seguito così come è, lasciando fuori i paesi emergenti.
Molti avevano considerato estremamente positiva l'apertura cinese di lunedì, quando alcune agenzie avevano lanciato la dichiarazione di Pechino di accettare impegni vincolanti e verifiche sul processo di riduzione delle emissioni. Ieri è stato il viceministro degli esteri Liu Zhenmin a precisare la posizione cinese in una conferenza stampa, e per evitare di essere frainteso lo ha fatto parlando in inglese. "Stiamo discutendo di impegni volontari e autonomi. Volontari e autonomi significa non negoziabili" ha scandito Liu in riferimento a programmi cinesi di riduzione (o meglio, di rallentamento della crescita) delle emissioni.
martedì 7 dicembre 2010
Conferme
Domenica avevo scritto che, in mancanza di un accordo qui a Cancun, lo stesso sistema ONU sarebbe messo in discussione. Oggi lo scrive anche l'ANSA.
Benvenuta Presty
Dopo un paio di giorni di meritato riposo per riprendersi dalla faticosa inaugurazione del Motorshow di sabato scorso, oggi arriva a Cancun la ministra invisibile dell'ambiente Stefania Prestigiacomo.
Dopo Cancun, Durban
Stasera party organizzato dal Sudafrica per celebrare la scelta di Durban come sede della COP 17 del 2011.
La padrona di casa era Edna Molewa, ministra del Sudafrica per l'acqua e le politiche ambientali, con me nella foto.
La padrona di casa era Edna Molewa, ministra del Sudafrica per l'acqua e le politiche ambientali, con me nella foto.
lunedì 6 dicembre 2010
Ritornano le parentesi quadre
Nei documenti al centro dei negoziati di Cancun ci sono ancora un sacco di parentesi quadre (brackets). E le parentesi quadre, nella prassi diplomatica, racchiudono un testo non concordato. Una parentesi quadra particolarmente cruciale è quella che comprende la frase in cui si dice che i paesi sviluppati dovranno dotarsi di obiettivi di riduzione delle emissioni del 25-40% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. La bozza di testo è qui, degli obiettivi si parla a pag. 8.
L'eliminazione di questa parentesi significherebbe aprire una strada diretta all'accordo per il dopo Kyoto da sottoscrivere il prossimo anno alla COP 17 di Durban.
Sarà molto dura eliminare quei brackets, ma qualcuno suggerisce un modo: concordare l'obiettivo generale di riduzione per tutti i paesi, poi decidere in un secondo tempo le quote nazionali. "Sarebbe lo stesso sistema che ha usato l'Unione Europea nel pacchetto 20-20-20 - commenta un amico - e permetterebbe di superare il problema della decisione delle singole quote, che di certo non potremo risolvere adesso".
I negoziati proseguono e l'obiettivo è quello di produrre dei documenti che possano essere portati all'attenzione dei ministri prima dell'High Level Segment che prevede le dichiarazioni degli stati e che avrà inizio martedì pomeriggio. "I testi attuali non sono ancora in una versione che possa essere presentata ai ministri per approvazione" ha detto la Commissaria Europea Hedegaard.
L'eliminazione di questa parentesi significherebbe aprire una strada diretta all'accordo per il dopo Kyoto da sottoscrivere il prossimo anno alla COP 17 di Durban.
Sarà molto dura eliminare quei brackets, ma qualcuno suggerisce un modo: concordare l'obiettivo generale di riduzione per tutti i paesi, poi decidere in un secondo tempo le quote nazionali. "Sarebbe lo stesso sistema che ha usato l'Unione Europea nel pacchetto 20-20-20 - commenta un amico - e permetterebbe di superare il problema della decisione delle singole quote, che di certo non potremo risolvere adesso".
I negoziati proseguono e l'obiettivo è quello di produrre dei documenti che possano essere portati all'attenzione dei ministri prima dell'High Level Segment che prevede le dichiarazioni degli stati e che avrà inizio martedì pomeriggio. "I testi attuali non sono ancora in una versione che possa essere presentata ai ministri per approvazione" ha detto la Commissaria Europea Hedegaard.
E infatti ci pensa la presidenta
Come scrivevo ieri, molti ministri sono già arrivati a Cancun. La ministra messicana presidente della COP Patricia Espinosa li ha invitati sabato a cena e riconvocati domenica per una riunione informale. Cosa ha detto loro Espinosa? Per evitare speculazioni l'UNFCCC ha diffuso una nota con la dichiarazione ufficiale di Patricia Espinosa.
"Nessuna conferenza internazionale può concludersi con successo se non c'è fiducia tra i partecipanti e nei confronti delle procedure" è scritto nel testo. "Crediamo che, dopo il tanto lavoro svolto, le condizioni attuali posso - anzi devono - permetterci di raggiungere un accordo. E questo grazie ad un impegno comune per il coinvolgimento e la trasparenza, principi che la presidenza messicana intende continuare ad onorare".
Primo commento: è chiara la presa di distanza dalla rottura di ogni protocollo avvenuta lo scorso anno a Copenhagen, anche con il benestare della presidenza danese. Espinosa prosegue con altre rassicurazioni. Giura di non avere passato documenti segreti ai ministri. Rassicura sul fatto che non saranno i ministri a decidere, ma ribadisce che il loro contributo può essere decisivo. Aggiunge di avere dato ai ministri settori specifici di intervento, dividendoli in coppie composte da un paese inserito nel trattato di Kyoto e uno emergente. Gli accoppiamenti sono Svezia-Grenada, Spagna-Algeria, Australia-Banglades, Nuova Zelanda-Indonesia, Gran Bretagna-Brasile. Agli ultimi due spetta il compito più difficile, quello di occuparsi del futuro del protocollo di Kyoto. Espinosa cita altri ministri che possono contribuire: Singapore, Norvegia, Svizzera, Ecuador. L'Italia non è stata nominata.
"Come ho già detto ieri non ci saranno processi ministeriali paralleli o secondari, nessuna separazione selettiva sui singolo temi, nessuna duplicazione dei negoziati. La presidenza messicana è disponibile per facilitare la comunicazione tra i ministri attraverso un dialogo costante tra tutti, con la presidenza, con i gruppi e con le singole delegazioni". Secondo commento: questa è una ulteriore presa di distanza dalle modalità di Copenhagen 2009.
Per ora sono solo novità procedurali, ma qualcosa si muove e comunque non si respira l'aria di resa anticipata che qualcuno adombrava. Ed è arrivata inaspettata anche una dichiarazione del capo delegazione cinese Su Wei che auspica "risultati positivi" e aggiunge che "fintanto che i paesi confermano la loro volontà politica la Cina crede che i negoziati alla fine raggiungeranno risultati positivi e importanti". Su Wei dice poi che è necessario cercare un compromesso per "i piccoli problemi" ma che "non c'è spazio per compromessi sui principi fondamentali". L'allusione è ovviamente al prolungamento del protocollo di Kyoto.
"Nessuna conferenza internazionale può concludersi con successo se non c'è fiducia tra i partecipanti e nei confronti delle procedure" è scritto nel testo. "Crediamo che, dopo il tanto lavoro svolto, le condizioni attuali posso - anzi devono - permetterci di raggiungere un accordo. E questo grazie ad un impegno comune per il coinvolgimento e la trasparenza, principi che la presidenza messicana intende continuare ad onorare".
Primo commento: è chiara la presa di distanza dalla rottura di ogni protocollo avvenuta lo scorso anno a Copenhagen, anche con il benestare della presidenza danese. Espinosa prosegue con altre rassicurazioni. Giura di non avere passato documenti segreti ai ministri. Rassicura sul fatto che non saranno i ministri a decidere, ma ribadisce che il loro contributo può essere decisivo. Aggiunge di avere dato ai ministri settori specifici di intervento, dividendoli in coppie composte da un paese inserito nel trattato di Kyoto e uno emergente. Gli accoppiamenti sono Svezia-Grenada, Spagna-Algeria, Australia-Banglades, Nuova Zelanda-Indonesia, Gran Bretagna-Brasile. Agli ultimi due spetta il compito più difficile, quello di occuparsi del futuro del protocollo di Kyoto. Espinosa cita altri ministri che possono contribuire: Singapore, Norvegia, Svizzera, Ecuador. L'Italia non è stata nominata.
"Come ho già detto ieri non ci saranno processi ministeriali paralleli o secondari, nessuna separazione selettiva sui singolo temi, nessuna duplicazione dei negoziati. La presidenza messicana è disponibile per facilitare la comunicazione tra i ministri attraverso un dialogo costante tra tutti, con la presidenza, con i gruppi e con le singole delegazioni". Secondo commento: questa è una ulteriore presa di distanza dalle modalità di Copenhagen 2009.
Per ora sono solo novità procedurali, ma qualcosa si muove e comunque non si respira l'aria di resa anticipata che qualcuno adombrava. Ed è arrivata inaspettata anche una dichiarazione del capo delegazione cinese Su Wei che auspica "risultati positivi" e aggiunge che "fintanto che i paesi confermano la loro volontà politica la Cina crede che i negoziati alla fine raggiungeranno risultati positivi e importanti". Su Wei dice poi che è necessario cercare un compromesso per "i piccoli problemi" ma che "non c'è spazio per compromessi sui principi fondamentali". L'allusione è ovviamente al prolungamento del protocollo di Kyoto.
Che tempo che fa. In Venezuela
Huigo Chavez si è presentato tra gli sfollati delle alluvioni di Caracas in tenuta campale e guidando personalmente la sua camionetta. Il Venezuela è da giorni colpito da pioggie violente che hanno provocato frane e inondazioni, uccidendo almeno 34 persone e creando 75.000 senzatetto.
Secondo Chavez gli eventi metereologici hanno un colpevole: il "capitalismo criminale".
In Venezuela, come nella vicina Colombia, piove da una settimana. E le previsioni non promettono nulla di buono, anzi annunciano nuove precipitazioni. Hugo Chavez ha ordinato di accogliere 25 famiglie senzatetto nel palazzo presidenziale, e di cercare altri spazi nei ministeri e nelle caserme. "I paesi sviluppati stravolgono l'ordine ambientale in modo irresponsabile - ha detto Chavez - allo scopo di mantenere un modello di sviluppo criminale, con la grande maggioranza delle popolazioni della terra costretta a pagarne le conseguenze".
Ieri a Cancun nel corso di un meeting informale (le sessioni ufficiali non sono in programma di domenica) alcuni paesi come Cuba, Nigeria, Cile, Costarica e Filippine hanno dichiarato la loro solidarietà a Colombia e Venezuela. A causa delle gravissime alluvioni, che hanno provocato almeno 174 morti nel paese, il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha annullato la sua presenza al vertice.
Secondo Chavez gli eventi metereologici hanno un colpevole: il "capitalismo criminale".
In Venezuela, come nella vicina Colombia, piove da una settimana. E le previsioni non promettono nulla di buono, anzi annunciano nuove precipitazioni. Hugo Chavez ha ordinato di accogliere 25 famiglie senzatetto nel palazzo presidenziale, e di cercare altri spazi nei ministeri e nelle caserme. "I paesi sviluppati stravolgono l'ordine ambientale in modo irresponsabile - ha detto Chavez - allo scopo di mantenere un modello di sviluppo criminale, con la grande maggioranza delle popolazioni della terra costretta a pagarne le conseguenze".
Ieri a Cancun nel corso di un meeting informale (le sessioni ufficiali non sono in programma di domenica) alcuni paesi come Cuba, Nigeria, Cile, Costarica e Filippine hanno dichiarato la loro solidarietà a Colombia e Venezuela. A causa delle gravissime alluvioni, che hanno provocato almeno 174 morti nel paese, il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha annullato la sua presenza al vertice.
domenica 5 dicembre 2010
Presidenta, pensaci tu
"Se non si uscirà da Cancun con un accordo non sarà solo il tavolo sul clima a saltare, ma tutto il processo decisionale delle Nazioni Unite. Dopo il fallimento del WTO l'istituzione dell'ONU è già sta messa in discussione, una seconda rottura la annienterebbe". Questo mi sussurra un negoziatore stagionato sul bus che porta a Cancunmesse. Già, ma se si demolisce la "cupola" ONU con cosa la si può sostituire? Con il G20? "Improbabile - replica il mio amico - strutture come il G20 non possono decidere per tutto il pianeta".
Intanto, per scongiurare gli esiti peggiori, la presidente della COP e ministra del Messico Patricia Espinosa (foto) ha convocato per oggi i circa 60 ministri già arrivati a Cancun. Non sarà solo un saluto formale. Espinosa chiederà loro di fare tutto il possibile per raggiungere un accordo, il famoso balanced package di cui tutti parlano ma che sembra ancora lontano. I ministri arrivati a Cancun sabato avevano già avuto modo di ascoltare la presidente Espinosa nel corso di una cena informale.
A chi le chiedeva se l'incontro con i ministri prevede anche la redazione di un testo negoziale, Espinosa ha risposto che il testo sarà comunque discusso nei gruppi di lavoro e approvato nelle sessioni plenarie, ma potrà avvalersi delle "indicazioni dei ministri." Da parte di tutti, memori dell'insuccesso di Copenhagen dovuto in buona parte al mancato rispetto delle regole procedurali, c'è estrema cautela nel rispettare i tempi e le strutture della COP.
Intanto Margaret Mukahanana-Sangarwe (Zikmbabwe), che presiede il gruppo di lavoro sulla cooperazione a lungo termine (AWG-LCA), ha diffuso l'atteso nuovo testo negoziale. Il gruppo AWG-LCA, per i non addetti, è quello in cui si discutono le azioni e gli impegni di tutte le nazioni, anche dei paesi che non sono compresi nel protocollo di Kyoto. Il testo ha provocato molte reazioni interessanti, di cui racconterò nel post conclusivo di fine giornata.
Intanto, per scongiurare gli esiti peggiori, la presidente della COP e ministra del Messico Patricia Espinosa (foto) ha convocato per oggi i circa 60 ministri già arrivati a Cancun. Non sarà solo un saluto formale. Espinosa chiederà loro di fare tutto il possibile per raggiungere un accordo, il famoso balanced package di cui tutti parlano ma che sembra ancora lontano. I ministri arrivati a Cancun sabato avevano già avuto modo di ascoltare la presidente Espinosa nel corso di una cena informale.
A chi le chiedeva se l'incontro con i ministri prevede anche la redazione di un testo negoziale, Espinosa ha risposto che il testo sarà comunque discusso nei gruppi di lavoro e approvato nelle sessioni plenarie, ma potrà avvalersi delle "indicazioni dei ministri." Da parte di tutti, memori dell'insuccesso di Copenhagen dovuto in buona parte al mancato rispetto delle regole procedurali, c'è estrema cautela nel rispettare i tempi e le strutture della COP.
Intanto Margaret Mukahanana-Sangarwe (Zikmbabwe), che presiede il gruppo di lavoro sulla cooperazione a lungo termine (AWG-LCA), ha diffuso l'atteso nuovo testo negoziale. Il gruppo AWG-LCA, per i non addetti, è quello in cui si discutono le azioni e gli impegni di tutte le nazioni, anche dei paesi che non sono compresi nel protocollo di Kyoto. Il testo ha provocato molte reazioni interessanti, di cui racconterò nel post conclusivo di fine giornata.
Virgolette
"Le politiche sul clima non hanno quasi più a che vedere con la protezione dell'ambiente. Il summit mondiale sul clima di Cancun è un vertice economico dove si tratta sulla spartizione delle risorse del pianeta"
Ottmar Edenhofer, economista tedesco e membro IPCC
Ottmar Edenhofer, economista tedesco e membro IPCC
sabato 4 dicembre 2010
Chi è il più cattivo?
Non tutti sono convinti che da Cancun usciranno importanti passi avanti verso il nuovo accordo globale sul clima, ma di sicuro nessuno vuole addossarserne la colpa. Così ieri la Cina ha dichiarato che alcuni paeso occidentali vogliono "uccidere Kyoto", citando esplicitamente Giappone, Russia e Canada. Come è noto il protocollo di Kyoto, che scade nel 2012, prevede riduzioni di emissione per una quarantina di paesi, escludendo tutti quelli cosiddetti in via di sviluppo.
Lunedì scorso, primo giorno dei lavori della COP, il Giappone aveva dichiarato di non essere disponibile a prolungare Kyoto oltre la scadenza, indicando come soluzione un nuovo accordo che includa anche la Cina e gli altri paesi emergenti. Non che i Giapponesi vogliano sfilarsi, anzi. Tokyo ha confermato il suo impegno a tagliare le emissioni nazionali del 25% al 2020, che oggi è la riduzione più alta tra i grandi paesi occidentali. Semplicemente si chiede alle nuove potenze economiche di fare altrettanto, e francamente ci può stare, La Corea del Sud ad esempio, che è una delle realtà industriali più aggressive e il maggiore concorrente del Giappone nel settore high tech, è ancora classificata come paese in via di sviluppo e non ha obblighi di riduzione.
Le posizioni sono quindi opposte. Da una parte Cina, India e gli altri nuovi leader che spingono per una continuazione delle regole di Kyoto oltre la scadenza del 2012 senza obblighi per sè, dall'altra i paesi che subiscono i vincoli dell'attuale protocollo che chiedono che il nuovo trattato includa misure anche per le economie emergenti. Nel mezzo gli USA, che non hanno mai sottoscritto Kyoto.
Mancano sette giorni alla fine di Cancun e la partita si gioca tutta qui. Nel frattempo la segretaria della UNFCCC Cristiana Figueres ha escluso categoricamente che la presidenza messicana possa presentare un nuovo testo di sua iniziativa, smentendo le voci che si rincorrevano da un paio di giorni.
Lunedì scorso, primo giorno dei lavori della COP, il Giappone aveva dichiarato di non essere disponibile a prolungare Kyoto oltre la scadenza, indicando come soluzione un nuovo accordo che includa anche la Cina e gli altri paesi emergenti. Non che i Giapponesi vogliano sfilarsi, anzi. Tokyo ha confermato il suo impegno a tagliare le emissioni nazionali del 25% al 2020, che oggi è la riduzione più alta tra i grandi paesi occidentali. Semplicemente si chiede alle nuove potenze economiche di fare altrettanto, e francamente ci può stare, La Corea del Sud ad esempio, che è una delle realtà industriali più aggressive e il maggiore concorrente del Giappone nel settore high tech, è ancora classificata come paese in via di sviluppo e non ha obblighi di riduzione.
Le posizioni sono quindi opposte. Da una parte Cina, India e gli altri nuovi leader che spingono per una continuazione delle regole di Kyoto oltre la scadenza del 2012 senza obblighi per sè, dall'altra i paesi che subiscono i vincoli dell'attuale protocollo che chiedono che il nuovo trattato includa misure anche per le economie emergenti. Nel mezzo gli USA, che non hanno mai sottoscritto Kyoto.
Mancano sette giorni alla fine di Cancun e la partita si gioca tutta qui. Nel frattempo la segretaria della UNFCCC Cristiana Figueres ha escluso categoricamente che la presidenza messicana possa presentare un nuovo testo di sua iniziativa, smentendo le voci che si rincorrevano da un paio di giorni.
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