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martedì 22 novembre 2016

Trump ritratta sul clima, come previsto

Oggi Donald Trump è stato ospite della redazione del New York Times per una intervista, alla presenza dell'editore del giornale Arthur O. Sulzberger Jr. Il quotidiano più autorevole d'America - e forse del mondo - aveva maltrattato il tycoon durante la campagna elettorale e lo scorso 24 settembre, con un editoriale del direttore, aveva dichiarato il proprio sostegno a Hillary Clinton.
Nell'intervista di oggi Trump ha smorzato molto i toni su varie questioni, compresa la volontà di perseguire penalmente Clinton. Sul tema dei cambiamenti climatici il neopresidente in campagna elettorale aveva affermato la sua volontà di recedere dall'Accordo di Parigi. Oggi ha detto di stare esaminando l'accordo "molto attentamente" e di essere "molto aperto" sul tema. Qui su Sostenibilitalia avevamo già pronosticato un cambiamento di linea, ma era una facile previsione.

domenica 20 novembre 2016

Il bilancio della COP22 è positivo, ma non troppo

La COP22 di Marrakech si è conclusa poco dopo la mezzanotte di venerdì 18, quasi rispettando l'orario del programma. Seguo le conferenze sul clima delle Nazioni Unite dalla COP13 del 2007 e non ricordo una sessione finale così smooth, senza contrasti e lunghe veglie notturne. Anche lo scorso anno a Parigi l'accordo arrivò solo nella mattinata di sabato, dopo una lunga notte in bianco.
La conferenza di Marrakech aveva un mandato importante: individuare le modalità e gli strumenti di attuazione dell'Accordo siglato un anno fa a Parigi. Il risultato è stato in parte raggiunto, tanto da provocare commenti positivi non solo dalle Nazioni Unite e dai 198 parties, le nazioni che fanno parte della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico. Anche le ONG e la Società Civile tracciano un bilancio con il segno più, anche se molto è ancora da fare. L'immagine che rappresenta meglio la COP22 è la family picture organizzata da Greenpeace alle 12 di venerdì 18, ultimo giorno della conferenza: centinaia di persone raccolte all'ingresso di Bab Ighli attorno alla scritta We Will Move Ahead, Noi Andremo Avanti.
Lunedì 7, quando la COP22 è iniziata, le nazioni che avevano ratificato l'Accordo di Parigi erano 96. Alla fine della conferenza erano salite a 111. La consapevolezza globale sulla necessità di limitare il riscaldamento del pianeta è sempre più condivisa. Una volontà politica irreversibile, come si è ripetuto a Marrrakech. L'ultimo segnale è la dichiarazione di 48 paesi in via di sviluppo, tra i quali Filippine, Etiopia e Bangladesh, di puntare a zero emissioni entro il 2050. E molti hanno sottolineato come siano proprio le economie più povere ad essere in prima linea, nella consapevolezza della propria fragilità rispetto alle minacce del riscaldamento globale.

Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti martedì 8 novembre, quando i delegati di tutto il mondo erano già al lavoro a Marrakech. L'ombra arancione di Trump ha aleggiato sopra la COP e il suo nome è stato ascoltato anche negli interventi ufficiali. Il Segretario di Stato americano John Kerry non lo ha nominato, ma nel suo appassionato "canto del cigno" ha ripetuto come emergenze globali quali il cambiamento climatico non possono dipendere da egoismi e opinioni personali.
A Marrakech si è insediata la CMA, la commissione permanente che dovrà individuare le modalità e le azioni per attuare l'Accordo di Parigi. Si è deciso un percorso biennale, che si concluderà alla COP24 del 2018, con una revisione di medio termine nel 2017. Come è scritto in uno dei tanti documenti approvati a Marrakech "c'è ancora molto da fare". Soprattutto in tema di finanziamenti. La nota positiva è che la COP22 ha confermato il fondo annuale di 100 miliardi di dollari destinato a partire dal 2020 ai paesi in via di sviluppo. La nota negativa è che non si è deciso come arrivare a questa somma in così breve tempo, visto che gli stanziamenti dei paesi OCSE ad oggi sono solo di qualche centinaio di milioni. Alcuni paesi dell'Unione Europea (Belgio, Germania, Italia e Svezia) hanno annunciato nuovi finanziamenti per l'Adaptation Fund, che devolve somme ai paesi in via di sviluppo per progetti di adattamento al cambiamento climatico. Ma il fondo è in tutto di soli 81 milioni, una briciola rispetto a quanto necessario.
Per mettere in pratica l'Accordo di Parigi si dovranno realizzare gli obiettivi delle NDC, i contributi nazionali che ogni paese deve redarre. Una sorta di piani di lavoro in cui sono elencate le azioni concrete da attuare. Per valutare e confrontare questi piani è prevista la redazione di un regolamento, un rulebook, che includa standard, metodologie, criteri di valutazione. Sul piano tecnico sarà questo il lavoro che impegnerà l'UNFCCC da qui al 2018.
Sul piano politico la volontà comune sembra consolidata, malgré Trump. L'impressione è che saranno le imprese e i mercati a guidare la cordata, perché il business delle energie rinnovabili, delle nuove tecnologie e delle azioni di resilienza è un volano economico ormai inarrestabile e centrale per l'economia globale. A partire dai grandi paesi emergenti. Cina, India, Brasile, Indonesia, Malaysia, Sud Africa stanno puntando su questi settori per la crescita delle loro dinamiche e aggressive economie. In questo quadro un eventuale disimpegno della nuova amministrazione USA porterebbe conseguenze disastrose per l'economia americana.
Restano sul tavolo le cosiddette orphan issues, i temi cruciali su cui neppure a Marrakech si sono fatti passi avanti. Questi "orfanelli", che qualcuno chiama anche homeless matters, non hanno soggetti responsabili nè scadenze temporali. Tra queste la definizione di una tempistica comune per le NDC, i piani nazionali di azione. Poi i chiarimenti sulle modalità di elargizione e di controllo sull'utilizzo dei finanziamenti ai paesi in via di sviluppo. I criteri per la revisione biennale dei progressi ottenuti prevista dall'accordo di Parigi. Le linee guida per un processo di educazione, formazione e sensibilizzazione pubblica, anche questo previsto dall'art. 12 dell'Accordo di Parigi. E molte altre questioni irrisolte.
C'è davvero ancora moltissimo da fare. Ma la direzione è intrapresa e, come è stato ripetuto a Marrakech, il processo è irreversibile. Andremo avanti, we will move ahead.

venerdì 18 novembre 2016

Approvato il documento politico della COP22 di Marrakech

Nella sessione plenaria di giovedì sera della COP22 la presidenza marocchina ha presentato la Marrakech Action Proclamation for Our Climate and Sustainable Development. Il documento è stato approvato per acclamazione. Il testo è molto breve, una sola pagina (qui il link), scritto in rigido gergo diplomatico ONU, con attenzione all'equilibrio politico di ogni frase.
La parola chiave è il latinismo momentum, che in inglese significa slancio, impeto
Quest'anno sul cambiamento climatico abbiamo visto impeti straordinari a livello globale, in molti forum multilaterali. Questo impeto è irreversibile - è guidato non solo dai governi nazionali, ma dal mondo scientifico, dalle imprese e da azioni globali di ogni tipo e a ogni livello.
"Irreversibile" è la parola che aveva usato anche François Hollande nel suo intervento di martedì mattina, nell'apertura del High Level Segment, la sessione dedicata agli interventi politici. Sotto il profilo sostanziale, la frase cruciale del documento è questa:
Noi paesi sviluppati confermiamo l'obbiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari.
Cento miliardi di dollari rappresentano l'impegno preso per sostenere i paesi in via di sviluppo nelle azioni contro i cambiamenti climatici. Secondo gli accordi la cifra dovrebbe essere a regime entro il 2020. Gli stanziamenti attuali sono ancora molto più bassi (ieri gli Stati Uniti hanno confermato 50 miloni di dollari).
Nella dichiarazione si citano anche la lotta alla povertà, la sicurezza alimentare, le conseguenze dei cambiamenti climatici in agricoltura. Non c'è menzione invece di diritti umani e parità di genere, due questioni sulle quali alcuni paesi avevano opposto forte resistenza. Si invita anche ad agire con azioni concrete prima del 2020, data prevista per l'entrata in vigore dell'accordo di Parigi, e si chiede al paesi aderenti al Protocollo di Kyoto di ratificare il Doha Emendment, il documento che prolunga le misure di Kyoto fino al 2020.
Insomma, un buon documento politico, mentre i negoziati proseguono. Come ha detto giustamente un delegato sudafricano, forse il vero problema è che nei tavoli tecnici si continua a parlare molto del "come", mentre si discute ancora troppo poco del "chi" e del "cosa".

Climate Justice Day


Ieri alla COP22 di Marrakech è stata celebrato per la prima volta Climate Justice Day, la giornata che lega i cambiamenti climatici ai diritti umani.

mercoledì 16 novembre 2016

Hollande: "L'Accordo di Parigi è irreversibile"

Ieri si è aperto l'High Level Segment della COP22, con una cerimonia ufficiale a cui è intervenuto anche il Re del Marocco Mohammed VI. Per il passaggio di consegne dalla COP21 di Parigi sono arrivati anche il Presidente François Hollande e il ministro Laurent Fabius, che della COP francese era stato presidente e gran negoziatore, uno dei principali artefici dell'Accordo di Parigi.
Se i discorsi di apertura di Re Mohammed VI e del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon sono apparsi piuttosto formali, quello di Hollande lo è stato molto meno. Il presidente francese ha ribadito che l'Accordo di Parigi è "irreversibile" e che in tutto il mondo governi, imprese, settore finanziario, società civile e cittadini stanno intraprendendo iniziative che portano a risultati concreti. Hollande ha ribadito che gli Stati Uniti devono rispettare gli impegni presi e che la Francia sarà in prima linea per instaurare un dialogo con il nuovo Presidente Trump "con rispetto e determinazione". "Malgrado tutte le nostre differenze - ha concluso Hollande - quello che ci unisce è ciò che abbiamo in comune, il nostro pianeta".
Ieri si è insediato anche il gruppo CMA (Conference of the Parties serving as the Meeting of the Parties to the Paris Agreement), la commissione permanente che dovra sovraintendere e verificare l'attuazione dell'Accordo di Parigi.
Ieri sera al padiglione Italia è stata anche convocata una riunione per valutare lo stato dei negoziati e la posizione nazionale. Assente il ministro Galletti impegnato altrove, la relazione sui lavori è stata fatta da Francesco La Camera, Direttore Generale di Minambiente. Tra gli altri interventi quelli di Mariagrazia Midulla del WWF, Mauro Albrizio di Legambiente, Riccardo Valentini del Centro Mediterraneo Cambiamenti Climatici. Presenti alcuni rappresentanti della delegazione parlamentare italiana e gli altri delegati nazionali delle autorità locali e della società civile (foto sotto).


La foto di gruppo della COP 22

Ecco la family picture, la foto di gruppo dell'apertura del High Level Segment, la sessione della COP 22 in cui ogni nazione ha spazio per una dichiarazione politica. Si riconoscono in prima fila Re Mohammed VI del Marocco (al centro, in abito scuro,con la barba). Accanto a lui il presenzialista per eccellenza: Alberto di Monaco. Sulla destra il Segretario Ban Ki-moon e sulla sinistra il presidente francese François Hollande.
Qui sotto la foto completa (cliccare per ingrandire).


martedì 15 novembre 2016

Global Covenant of Mayors, perché no?








Lunedi 14 Novembre a Marrakech è stato il giorno del Climate Summit for Local and Regional Leaders, un evento parallelo inaugurato lo scorso anno alla COP21 di Parigi. Il tema di questa edizione era Finanziare il cambiamento dei territori verso uno sviluppo sostenibile. Il Summit è promosso e organizzato da UCLG, la rete mondiale dei governi locali.
Il Summit non si è svolto nella sede della COP22, ma nel centro congressi Palmeraie, piuttosto distante da Bab Ighli. Anche lo scorso anno la conferenza era stata organizzata nel centro di Parigi, all'Hotel de Ville. Una scelta discutibile che riduce la visibilità dell'evento e rende complesso lo spostamento dei delegati da una sede all'altra. Il traffico a Marrakech è normalmente terribile, e in questi giorni particolarmente infernale.
Al Summit erano presenti molti sindaci e amministratori locali. Tra loro il presidente di UCLG ed ex sindaco di Johannesburg Parks Tau, il sindaco di Rio de Janeiro e presidente di C40 Eduardo Paes, il presidente del Comitato delle Regioni Marku Markkula, il sindaco di Marrakech Mohamed Larbi Belcaïd. Michael Bloomberg ha inviato un messaggio video.
Il Summit ha anche lanciato la versione globale della Covenant of Mayors, il Patto dei Sindaci che in Europa si è rivelato uno strumento estremamente efficace per mettere in pratica azioni locali concrete di contrasto ai cambiamenti climatici. La giornata si è conclusa con l'approvazione di un documento chiamato Marrakech Roadmap for Action che rivendica il ruolo centrale delle città e dei governi locali nell'attuazione dell'Accordo di Parigi.





domenica 13 novembre 2016

COP22, il bilancio della prima settimana

Ieri a Marrakech Salaheddine Mezouar, ministro degli estero del Marocco e presidente della COP22, ha convocato una conferenza stampa assieme a Patricia Espinosa, segretario della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite. Mezouar e Espinosa fanno fatto il punto sulla conferenza, che ha concluso la settimana di apertura, tradizionalmente più tcnica, e si appresta a dare spazio alla politica nella seconda, con l'arrivo dei ministri e l'inizio martedì del High Level Segment, con gli interventi dei rappresentanti di ogni nazione. Per l'apertura della sessione martedì saranno presenti il re del Marocco Mohammed VI e il Segretario Generale ONU Ban Ki-moon. L'intervento del ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti è previsto nella serata di mercoledì 16.
Martedì verrà anche presentata la Marrakech Call of Action, un documento politico predisposto dalla presidenza marocchina dopo lunghe consultazioni. Non tutti sono convinti che un nuovo documento sia una buona idea, anche se è rituale che chi ospita la COP voglia lasciare un segno del proprio impegno con una dichiarazione che resti negli annali. I più pessimisti temono che un documento politico, in una fase ancora piuttosto confusa, possa portare a dei distinguo e alla radicalizzazione di alcune posizioni.
Mezouar ha annunciato con soddisfazione che il numero delle nazioni che hanno ratificato l'accordo di Parigi è salito a 109 e ha invitato gli altri paesi a unirsi al gruppo. Naturalmente molti giornalisti hanno fatto domande sull'influenza del risultato delle elezioni USA sul processo di attuazione dell'Accordo di Parigi. Mezouar ha risposto diplomaticamente che "il popolo americano è molto attento e impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici". In realtà qualcosa si sta già muovendo e voci dal Golfo riferiscono che paesi come Arabia Saudita e Qatar abbiano accolto con sollievo l'elezione di Trump, vista la sua posizione sui combustibili fossili. L'Arabia Saudita peraltro è tra le nazioni che ha già ratificato l'accordo, come gli Emirati Arabi e gli stessi Stati Uniti. Iran, Kuwait, Oman e Qatar devono ancora farlo.
Da quando è stato eletto, Trump non ha più espresso opinioni sul cambiamento climatico, che in nel 2012 aveva definito "un invenzione della Cina per togliere competitività all'America". Il presidente della Commissione Europea Juncker giovedi scorsò ha chiesto pubblicamente di conoscere le posizioni del nuovo presidente americano sul tema. La diplomazia cinese nel frattempo non sembra essere influenzata da Trump e continua a dichiarare il proprio impegno nell'attuazione dell'accordo, che è entrato in vigore così velocemente proprio per la ratifica congiunta di USA e Cina lo scorso 3 settembre.



venerdì 11 novembre 2016

COP22, nei corridoi si parla di Trump

Venerdì alla COP22 di Marrakech si è parlato di genere. Anne Hidalgo, sindaco di Parigi e leader di C40, la rete delle grandi città del pianeta, ha presentato l'iniziativa Women4Climate. Assieme a lei c'erano Patricia Espinosa, segretario di UNFCCC, Laurence Tubiana, capo delegazione della Francia, Celeste Ketcha-Courtes, sindaco di Bangangte, Camerun e la deputata marocchina Hakima El Haite. Le donne sono la categoria più minacciata dai cambiamenti climatici e l'iniziativa Women4Climate sarà presentata ufficialmente a dicembre nel Mayor Summit C40 di Mexico City.
Nel frattempo i tavoli di negoziazione di Marracech proseguono il loro lavoro oscuro, cercando di mettere dei punti fermi nell'attuazione dell'accordo di Parigi. I temi più controversi sono gli stessi da sempre: i finanziamenti per i paesi in via di sviluppo e il technology transfer, le modalità per garantire che i paesi più poveri abbiano accesso agli strumenti più aggiornati ed efficaci per combattere i cambiamenti climatici.
Da ieri però nei corridoi si parla solo della nuova presidenza USA. Molti sono preoccupati dal fatto che Donald Trump sia l'unico leader mondiale che nega il cambiamento climatico. Cosa succederà ora che è arrivato alla Casa Bianca? Gli Stati Uniti hanno ratificato l'Accordo di Parigi assieme alla Cina in una storica giornata nell'apertura del G20 di Hangzou lo scorso 3 settembre. L'Accordo di Parigi è entrato formalmente in vigore il 4 novembre e, oltre ad essere vincolante per le nazioni che hanno aderito, prevede un tempo minimo di tre anni per la disdetta. Quindi, anche nel caso che gli Stati Uniti volessero fare marcia indietro, dovrebbero comunque attendere il 4 novembre 2019, quando mancherebbe solo un anno alla scadenza del mandato presidenziale di Donald Trump e la corsa alla successione sarebbe già partita.
Difficile oggi fare previsioni. La certezza è che i mercati e l'industria, anche negli Stati Uniti, hanno già puntato da tempo sulle rinnovabili e la decarbonizzazione. Un processo che sembra ormai inarrestabile e che Trump potrebbe paradossalmente decidere di assecondare, anche nella sua logica protezionista.

martedì 8 novembre 2016

COP22, cosa ci si aspetta da Marrakech

La ventiduesima Conference of the Parties (COP22) dei 197 paesi che fanno parte della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) si è aperta ieri a Marrakech sotto una pioggia battente. Secondo molti è stato un buon segno, visto l'avanzare della siccità in Africa. Dopo poche ore però il sole è tornato a splendere sopra la "Città Rossa".
La conferenza ha avuto inizio tre giorni dopo l'entrata in vigore dell'Accordo di Parigi, avvenuta venerdì scorso, 30 giorni dopo avere raggiunto le quote minime del 55 per cento di paesi sottoscrittori e del 55 per cento di emissioni globali di gas climalteranti. Ad oggi, dei 197 paesi membri della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, 103 hanno ratificato il trattato che, conviene ricordarlo, è un documento vincolante.
A Marrakech nel corso delle due settimane dei lavori sono attesi circa ventimila delegati tra paesi membri, rappresentanti della società civile e stampa. Per ospitare la conferenza il Marocco ha realizzato una struttura ex novo, il villaggio di Bab Ighl, che si sviluppa su una superficie di 300.000 metri quadrati.
A 11 mesi di distanza dalla COP 21 di Parigi, dove è stato siglato il nuovo accordo globale sul clima, il meeting di Marrakech dovrebbe essere molto meno politico e più tecnico. Una COP "del fare", l'ha battezzata qualcuno, in cui approfondire le modalità di attuazione dell'accordo, che saranno poi implementate su scala nazionale. Il tema centrale sono le Nationally Determined Contributions (NDC, le Nazioni Unite sono una giungla di acronimi), cioè i piani che ogni paese deve predisporre per raggiungere i risultati previsti dall'Accordo di Parigi, ovvero un contenimento del riscaldamento globale "ben al di sotto" dei 2° C.
L'Accordo di Parigi è entrato in vigore in tempi molto rapidi, a meno di un anno dalla COP 21 di dicembre 2015. Evidentemente c'è una volontà politica comune di agire in fretta. Il Protocollo di Kyoto, approvato nel 1997, entrò in vigore solo nel 2005, otto anni dopo, con l'adesione della Russia che permise di raggiungere il tetto minimo del 55 per cento di emissioni globali di CO2.
La data di inizio dell'Accordo di Parigi è il 2020 e molti ritengono che sarebbe necessario predisporre una roadmap anche per i tre anni prima di quella data. A oggi 94 paesi hanno predisposto il primo piano nazionale (NDC), alcuni con obiettivo 2025, altri con obiettivo 2030. L'Europa lo ha fatto con un documento comune, che indica l'obiettivo vincolante di una riduzione delle emissioni del 40 per cento entro il 2030, sempre rispetto al dato iniziale del 1990 che funge da indicatore di base fin dal Protocollo di Kyoto. A Marrakech si discuterà delle strategie e degli strumenti per raggiungere questi obiettivi, del coinvolgimento necessario delle città e dei governi locali, del contributo della società civile, sperando sia davvero "la COP del fare".

lunedì 7 novembre 2016

COP22 di Marrakesh, si apre il sipario

Oggi a Marrakesh è iniziata la COP 22, con il passaggio formale della presidenza dal ministro francese all'ambiente Ségolène Royal al ministro degli esteri del Marocco Salaheddine Mezouar. La conferenza si apre tre giorni dopo l'entrata in vigore dell'Accordo di Parigi, avvenuta venerdì scorso. Ad oggi dei 195 paesi membri della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici cento hanno ratificato il trattato.
A Marrakesh sono attesi circa ventimila delegati tra paesi membri, rappresentanti della società civile e stampa. Per ospitare la conferenza il Marocco ha realizzato una struttura ex novo, il villaggio di Bab Ighl, che si sviluppa su una superficie di 300.000 metri quadrati.
Io sarò a Marrakesh e Sostenibilitalia pubblicherà quotidianamente cronache e aggiornamenti dalla conferenza, come facciamo dalla COP 13 del 2007 a Bali. I miei report saranno disponibili anche sul sito di Agende 21 Locali Italiane e su quello dei Comuni Virtuosi.