venerdì 7 agosto 2009

Sempre meno petrolio, e più caro

L'11 luglio 2008, poco più di un anno fa, il petrolio raggiunse il suo massimo a 147.27 dollari al barile. Il 21 dicembre dello stesso anno il petrolio costava 33.87 dollari. Oggi il petrolio vale 71.48 dollari, metà dell'anno scorso ma il doppio di sei mesi fa.
I meccanismi finanziari che governano queste incredibili oscillazioni sono complessi e a volte irrazionali e francamente non mi appassionano. Trovo invece molto interessante che Fatih Birol, responsabile economico dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), dichiari in una intervista a The Independent che le proiezioni sulla disponibilità del greggio vanno riviste e che il picco di produzione è molto più vicino del previsto ed avverrà tra dieci anni, ovvero una decade prima di quanto stimato.
I dati riferiti da Birol sono stati desunti da una indagine che ha coinvolto 800 grandi siti petroliferi, che costituiscono i tre quarti della produzione attuale. Di questi molti hanno già superato il massimo di produzione e altri stanno riducendo le riserve ad una velocità doppia rispetto a quanto stimato solo due anni fa. La produzione dei giacimenti esistenti è in calo del 6.7%, contro il 3.7 che la stessa IEA aveva stimato nel 2007. Inoltre, osserva la IEA, i paesi produttori non investono abbastanza e questo porterà in pochi anni a una netta diminuzione della scoperta di nuovi giacimenti.
"Un giorno non avremo più petrolio" - dice Fatih Birol. Non è oggi e non sarà domani, ma un giorno il petrolio finirà e dobbiamo essere preparati per quel giorno".
Secondo John Kemp, editorialista di Reuters, l'allarmismo della IEA è parte del gioco, visto che l'agenzia è pagata dai paesi occidentali per essere la loro "coscienza". Kemp argomenta che il picco di produzione del petrolio è "la risposta giusta alla domanda sbagliata", perché al di là dei tradizionali giacimenti di greggio la tecnologia potrà estrarre carburanti da altre fonti, come le sabbie bituminose del Canada. Processi di estrazione però estremamente energivori, perché più bassa è la qualità del greggio più aumentano le emissioni di CO2 per raffinarlo. In pratica l'utile energetico si riduce e i costi aumentano, non solo quelli ambientali.
"L'età della pietra non è finita per mancanza di pietre. Allo stesso modo l'età del petrolio non finirà per la scarsità di petrolio" diceva il potentissimo sceicco Yamani, ministro saudita del petrolio e portavoce dell'OPEC.
Se l'economia trema, l'ecologia vede nell'aumento del prezzo del petrolio e nella sua progressiva riduzione la ritrovata competitività economica delle energie rinnovabili, che i governi meno lungimiranti, come quello italiano, avevano rapidamente accantonato nella breve stagione del greggio a 30 dollari al barile.
La COP 14 di Poznan, nel dicembre 2008, si svolse proprio nel periodo del minimo costo del petrolio. Arrivare a Copenhagen a dicembre con il greggio in ascesa potrebbe avere effetti decisivi sugli esiti dei negoziati globali sul clima.

giovedì 6 agosto 2009

Rondò Padano

Immagine presa da Il Riformista di oggi, a corredo dell'articolo Ronda Anomala di Alessandro Calvi.

Pandemia, etica, profitto

L'influenza suina sta avviluppando il pianeta, come previsto. Non ci sono particolari allarmi, per ora. Gli occhi sono puntati sull'emisfero sud, dove adesso è inverno e l'influenza è al suo picco. In Argentina sono confermati 337 morti su 700.000 casi noti, una percentuale inferiore alla solita influenza stagionale. Pochi se ne rendono conto, ma le stime della WHO/OMS parlano di un numero di decessi tra 250.000 e 500.000 all'anno per l'influenza classica, che causa da tre a cinque milioni di casi gravi ogni inverno.
Per ora l'influenza suina non sembra un problema, anche se i media soffiano sul fuoco e aspettano la mutazione del virus, che sarebbe la notizia del secolo.
Sotto un altra prospettiva l'influenza suina è un grande affare. Prendiamo il punto di vista della Roche, che produce il Tamiflu (foto), farmaco finora in grado di contrastare il virus della H1N1. Il Tamiflu, per chi non lo ricordasse, era anche il rimedio della influenza aviaria, altro fantasma pandemico che guadagnò le prime pagine nel 2004/2005.
Presseurop, che Sostenibilitalia aveva segnalato tempo fa, rilancia un articolo di The Independent in cui si racconta l'opposizione della Roche, che ha brevettato il Tamiflu, alla possibilità di produrre dei farmaci generici con lo stesso principio destinati ai paesi in via di sviluppo. Il principio attivo del Tamiflu si chiama Oseltamivir e potrebbe essere riprodotto con costi irrisori per limitare la mortalità della influenza H1N1 nei paesi poveri.
La Roche non ha nessuna intenzione di cedere il brevetto, seguendo la linea dei produttori di farmaci retrovirali che impedirono al Sudafrica di limitare la mortalità dell'AIDS.
La morale è che il diavolo fa le pentole e le case farmaceutiche fanno i coperchi.

martedì 4 agosto 2009

L'Europa a due velocità

Il 23 luglio l'Islanda ha presentato formalmente la richiesta di ingresso nell'Unione Europea e due giorni dopo (!) i ministri degli esteri dei 27 paesi UE hanno dato il loro benestare. Adesso la parola passa alla Commissione Europea di Bruxelles, che dovrà valutare se Reykjavik soddisfa i requisti per l'ingresso, verdetto annunciato e previsto entro l'anno.
Tutta questa fretta verso l'isola peripolare non è particolarmente gradita alle nostre latitudini. La Turchia ha richiesto l'ingresso nella Ue nel 1999 e ha avuto accesso ai negoziati solo nel 2005. La Macedonia ha ricevuto lo status di paese candidato ma non ha ancora avviato i negoziati per il veto della Grecia, che pretende che cambi nome. La Croazia, da tempo in fase negoziale, subisce i veti della Slovenia per una vecchia questione di acque territoriali. La povera Albania ha richiesto formalmente l'ingresso nell'Unione lo scorso aprile, senza avere risposta.
Il processo negoziale per l'ingresso in Europa è farraginoso e irto di ostacoli. La Slovenia stoppa le ambizioni croate, ma anche Cipro ha bloccato otto capitoli per l'accesso della Turchia, che ne ha aperti solo undici sui 35 totali.
L'Islanda, che fa già parte del trattato di Schenghen e dell'EFTA, potrà partire con il vantaggio di 22 dei 35 capitoli già risolti. A Bruxelles in molti giurano che l'Islanda entrerà nell'Unione prima della Croazia.
L'Islanda, appena reduce da una crisi economica e finanziaria devastante, è indipendente dal 1944 dopo un lungo periodo di colonialismo danese. Fa parte della NATO, ma anche l'Albania è membro dell'alleanza. Il collasso finanziario ha dimezzato il valore della moneta nazionale, l'inflazione è salita al 12% e la borsa ha perso l'89%. Metà delle imprese del paese sono entrate in una condizione di insolvenza e tutto questo nel giro di pochi mesi. Prima della crisi gli Islandesi si opponevano fieramente all'ingresso in Europa. La scelta di formalizzare la candidatura è stata presa dopo un dibattito parlamentare durato una settimana, concluso con 33 favorevoli e 28 contrari.
L'ultima parola spetterà a un referendum popolare. Sul fronte dei negoziati il tema sensibile è quello dei diritti di pesca, settore economico fondamentale per l'Islanda, che ne fa una specie di orgoglio nazionale.

lunedì 3 agosto 2009

Niente festa, niente aragosta

Se volete risparmiare, a pranzo non mangiate hamburger, ma aragoste. L'invito viene da Fortune, che segnala come il prezzo al'ingrosso degli astici del Maine sia sceso al minimo storico di cinque dollari al Kg, meno di tre euro e mezzo.
Colpa della crisi economica e della scarsa vocazione festaiola che provoca. Le aragoste sono viste come un cibo da occasione speciale e di questi tempi le persone che hanno voglia di celebrare qualcosa sono poche.
Nei ristoranti americani la richiesta di aragosta è calata del 30-35% contro una diminuzione del 10-15% degli altri piatti di pesce. Un altro effetto collaterare - sempre secondo Fortune - è stato il collasso delle banche islandesi, che erano tradizionalmente i finanziatori dell'industria canadese di trasformazione dei crostacei. Le fabbriche canadesi acquistano la metà del pescato, lo trattano e surgelano per poi spedirlo in tutto il mondo.
La crisi delle aragoste preoccupa particolarmente il Maine, stato del New England considerato la capitale della pesca agli astici. Secondo il Portland Examiner i pescatori vendono astici al dettaglio direttamente dai loro camion a quattro dollari la libbra, ovvero solo sei Euro al Kg.
Tutto questo succede ad agosto, quando gli astici mutano il guscio e, secondo il Maine Lobster Council, sono più teneri e gustosi che mai.

Dov'è finità la netiquette?

Oggi sul sito Edilportale compare un articolo firmato da una certa Roberta Dragone che copia frasi intere del mio post Case galleggianti del 29 luglio, senza citare la fonte.

sabato 1 agosto 2009

Sarebbe ora

Il primo ministro della Slovenia Borut Pahor ha dichiarato ieri che l'annosa disputa sulle acque terrritoriali che contrappone il suo paese alla Croazia potrebbe risolversi entro l'anno. L'annuncio è venuto dopo un incontro con il nuovo primo ministro croato Jadranka Kosor, insediatasi al posto di Ivo Sanader dimessosi un mese fa. "Abbiamo individuato un percorso che lascia intravedere una soluzione nell'interesse comune dei due paesi e dell'Unione Europea e che potrà perrmettere di proseguire nel processo di allargamento della UE nei Balcani" ha commentato la Kosor.
La lite tra i due paesi aveva provocato successivi veti sloveni alla chiusura di protocolli negoziali per l'ingresso della Croazia nell'Unione Europea. Attualmente la Slovenia ha bloccato 14 dei 35 negoziati di Zagabria con Bruxelles, l'ultimo quello sulla libera circolazione dei lavoratori lo scorso 24 luglio. L'atteggiamento ostativo della Slovenia sta suscitando crescenti malumori a Bruxelles, dove non si giudica positivamente il fatto che Lubjiana utilizzi l'arma del veto per legare l'ingresso della Croazia alle dispute di confine. Anche la presidenza di turno della Svezia ha ribadito che non intende proseguire nei negoziati fino a quando i due paesi non avranno trovato un accordo.
La roadmap croata punta a chiudere i negoziati entro quest anno, per poi entrare ufficialmente nella UE il 1 gennaio 2012. Se la Slovenia darà il suo via libera la scadenza sembra ancora possibile.

Un caricatore ibrido in tasca

La GWS Tech ha messo sul mercato Kinesis K3, un caricabatteria portatile ibrido, che funziona con un pannello solare e una piccola pala eolica. Il funzionamento del gadget è descritto in questo video.
Con Kinesis, che è dotato di una presa USB, si puà ricaricare qualunque telefono, iPod o macchina fotografica.
La brutta notizia è che in USA è in vendita a 99.95 dollari, più di 70 Euro, decisamente troppo.