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domenica 16 dicembre 2018

La COP24 di Katowice si è conclusa. Come?

La COP24 di Katowice si è conclusa nella tarda serata di sabato, un giorno dopo il previsto. Quasi tutte le conferenze ONU sul clima hanno avuto un esito simile, con frenetiche mediazioni dell'ultimo minuto per raggiungere l'accordo finale. La posta in gioco a Katowice era molto alta, anche se mediaticamente non molto attraente: definire le modalità pratiche dell'Accordo di Parigi del 2015, entrato in vigore l'anno successivo.
Le due settimane di negoziati nella fredda capitale della Slesia non hanno risolto tutti i temi in agenda, ma sono almeno riuscite a fissare alcuni importanti punti fermi. L'Accordo di Parigi si basa sull'introduzione di piani di attuazioni nazionali, le Nationally Determined Contributions. Questi piani, che sono stati presentati da 181 stati che aderiscono alla Convenzione sul Clima delle Nazioni Unite, sono stati elaborati con criteri diversi e difficilmente confrontabili tra loro. Il principio della Trasparenza, ovvero di una omogeneità di lettura e di analisi, è stato raggiunto con l'approvazione di un regolamento che conferma lo schema dell'accordo di Parigi: redazione dei piani ogni cinque anni a partire dal 2020 e loro revisione periodica, con la possibilità di modificare gli obiettivi se i progressi sono più rapidi del previsto (è il caso dell'Europa). Il regolamento prevede criteri unitari per la quantificazione delle emissioni in atmosfera e la riduzione dell'impronta di carbonio. Dati nazionali omogenei potranno essere aggregati per monitorare i progressi globali.
L'elemento politico più rilevante è che l'attuazione dell'Accordo di Parigi, che entrerà formalmente in vigore nel 2020, coinvolge tutti i paesi, superando lo schema del Protocollo di Kyoto che prevedeva azioni solo dai paesi più sviluppati. Viene quindi archiviato anche il concetto di "responsabilità condivise ma differenziate": tutte le nazioni dovranno impegnarsi, anche se il testo finale approvato parla di un "margine di flessibilità" per i paesi meno sviluppati.
Un altro nodo politico invece è rimasto irrisolto e riguarda l'ultimo rapporto del panel degli scienziati IPCC che raccomanda di mantenere il riscaldamento globale entro 1.5°C, mentre l'Accordo di Parigi si pone come obiettivo di restare "ben al di sotto" dei 2°C. Quasi tutte le nazioni insistevano perché il documento finale della conferenza includesse la frase "accogliendo con favore il rapporto IPCC", ma USA, Russia, Arabia Saudita e Kuwait sostenevano un più blando "prendendo atto". Nelle fasi finali la mediazione proposta era la frase: "accogliendo con favore la puntuale presentazione del rapporto IPCC", che però ha sollevato obiezioni perché sembrava riferirisi solo alla tempistica del rapporto. Alla fine nel testo approvato le nazioni "riconoscono" il rapporto (recognize), che è una formula più forte, ma non abbastanza dal definire il rapporto adottato. Sembrano dettagli, ma tanto basta perché l'obiettivo del "ben al di sotto i 2°C" dell'Accordo di Parigi non sia abbassato a 1.5°.
Un'altra questione rimasta in sospeso riguarda i cosiddetti Carbon Credits, ovvero i benefici che dovrebbero essere riconosciuti ai paesi con risorse naturali che svolgono una azione positiva sul riscaldamento globale. Questi crediti dovrebbero essere quantificati nel bilancio nazionale delle emissioni, secondo la proposta del Brasile che ovviamente ha interesse al conteggio del ruolo della sterminata foresta amazzonica. La proposta non è stata accettata, ma rinviata a future decisioni. Il Brasile tra l'altro si era offerto di ospitare la COP25 del 2019, ma ma il neo presidente Bolsonero ha ritirato la candidatura e la nuova sede della conferenza del prossimo anno sarà in Cile, con le pre-conferenze di preparazione previste in Costarica.
Come sempre i commenti all'esito delle due settimane di negoziati di Katowice registrano opinioni positive (ma quasi tutte con l'addendum che si poteva fare di più) e delusione da parte della società civile. Molti si attendono un salto in avanti per il 23 settembre 2019, quando si svolgerà il Summit sul Clima delle Nazioni Unite a New York. Dovrebbe essere quella l'occasione per lanciare obiettivi più ambiziosi, come l'incremento dei finanziamenti e la approvazione della soglia massima di 1.5 gradi.




martedì 11 dicembre 2018

COP24, gli USA di Trump glorificano il carbone (da soli)

Nei prossimi 20 anni lo sviluppo dell'economia globale raddoppierà. Allo stesso tempo le emissioni in atmosfera dovranno essere ridotte almeno del 30 per cento per mantenere gli obiettivi minimi dell'Accordo di Parigi. L'energia dovrà essere prodotta sempre più da fonti rinnovabili e usata con parsimonia ed efficienza, aumentando l'intensità energetica, che è il rapporto tra energia primaria consumata e prodotto interno lordo.
Nella gelida Katowice nevica, ma piove anche carbone americano. Ieri gli Stati Uniti hanno svolto il loro evento a favore dei combustibili fossili, già presentato lo scorso anno alla COP23 di Bonn/Fiji. Il titolo dell'evento era Tecnologie innovative stimolano dinamismo economico e ha visto la partecipazione di Wells Griffith, consulente di Donald Trump in tema di energia. Griffith è stato molto chiaro: "Crediamo fermamente che nessuna nazione debba sacrificare la propria prosperità economica per cercare di raggiungere la sostenibilità ambientale" (vedi clip sotto).
L'evento è stato interrotto da manifestanti con cori di "Keep it in the ground" ovvero "Lascialo sotto terra" riferito all'estrazione di carbone e altri combustibili fossili. Nessun altro paese ha accettato l'invito a partecipare, a parte l'Australia. Nemmeno la carbonizzatissima Polonia padrona di casa.




Il migliore esempio di quanto l'America di Trump sia isolata è arrivato nello stesso giorno. Non è un segnale politico, ma economico: 415 grandi investitori, con un portafoglio da 32mila miliardi di dollari, hanno chiesto maggiore azione politica sul cambiamento climatico e dichiarato la volontà di disinvestire dal settore dei combustibili fossili. Lo hanno fatto presentando un Global Investor Statement in rappresentanza di alcuni dei colossi della finanza come Schroders plc, BNP Paribas Asset Management, Aberdeen Standard Investments and UBS Asset Management. Tra loro anche il New York State Common Retirement Fund, che amministra 207 miliardi di dollari di fondi pensione. A questo link il testo ufficiale della dichiarazione.

domenica 9 dicembre 2018

COP24, la difficile negoziazione sul clima

Ieri si e conclusa la prima settimana della COP24 e le commissioni di lavoro dovevano presentare i draft, le bozze, dei documenti da sottoporre ai decisori politici, che in questa edizione non sono i capi di stato ma i ministri, in arrivo martedì. Le decisioni della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) vanno prese all'unanimità e le difficoltà di condividere le scelte può essere riassunta con il racconto della sessione conclusiva di SBSTA di ieri.
SBSTA è l'acronimo per Subsidiary Body for Scientific and Tecnological Advice. La commissione fu istituita alla prima COP, svoltasi a Berlino nel 1995. Si tratta di un organismo tecnico che deve vagliare le tesi scientifiche sui cambiamenti climatici per indirizzare le decisioni politiche. Un ruolo delicato di intermediario tra il panel scientifico della IPCC e degli scienziati impegnati nelle ricerche sul clima e le posizioni politiche dei 196 stati che fanno parte della Convenzione ONU.
Nella sessione plenaria conclusiva di SBSTA di ieri tra i vari punti all'ordine del giorno c'era l'ultimo rapporto IPCC, che indica un riscaldamento globale di 1.5°C come soglia minima di sicurezza planetaria. Ricordiamo che l'Accordo di Parigi prevede azioni per limitare l'aumento delle temperature a un livello "ben al di sotto" dei 2°C. Il draft test proposto nella plenaria SBSTA includeva la frase "prendendo atto (noting, nel testo originale) del rapporto IPCC sulla soglia di 1.5°C di riscaldamento globale". Molte nazioni hanno sollevato obiezioni. Le Maldive, come portavoce dei piccoli stati insulari. Colombia, Corea del Sud. Etiopia, a nome dei paesi meno sviluppati. E poi Unione Europea, Canada, Norvegia, Ghana, Nuova Zelanda, Sudafrica, Zambia, Tanzania, Argentina. Questi paesi hanno proposto che al posto di noting fosse scritto welcoming, ovvero "accogliendo con favore". Questa modifica ha trovato la ferma opposizione di Russia, Arabia Saudita e Kuwait. Gli Stati Uniti, che sono usciti dall'Accordo di Parigi ma partecipano ai lavori delle COP, hanno rimarcato che il recepimento del rapporto IPCC da parte della commissione SBSTA non significa che gli USA lo facciano proprio.
Alla fine è stato proposto un testo di compromesso che in originale dice che i membri di SBSTA “welcome the effort of the IPCC experts”, cioè accolgono con favore il contributo degli esperti di IPCC. Soluzione che ha lasciato insoddisfatti molti stati che insistevano per una adozione completa. Risultato finale: tutto rimandato alla prossima sessione di SBSTA, prevista per giugno 2019.

La vignetta di oggi del New Yorker


I delegati delle popolazioni indigene alla COP24




sabato 8 dicembre 2018

Trump, Gilet Jaunes e cambiamenti climatici

Un paio di ore fa Donald Trump ha scritto un tweet entusiasta sulle manifestazioni di protesta in corso in Francia, che inizia con la frase "L'Accordo di Parigi non funziona così bene a Parigi". Secondo il presidente americano i rivoltosi dei Gilet Jaunes "non vogliono pagare somme ingenti di denaro, larga parte delle quali a nazioni del terzo mondo (che hanno leadership discutibili) con l'obiettivo di forse proteggere l'ambiente". E conclude sostenendo che nelle manifestazioni dei Gilet Jaunes i cori siano "Vogliamo Trump!".


venerdì 7 dicembre 2018

Il cambiamento climatico dipende anche da cosa mangiamo

Al ricevimento di benvenuto della COP24 di Katowice c'era l'inevitabile spettacolo di musica tipica (sotto) e il menu era ovviamente polacco, con abbondanza di carne e insaccati. Il settore agricolo e zootecnico è una delle principali fonti di gas serra e ridurre le emissioni di gas climalteranti in atmosfera comporterà anche un cambiamento delle abitudini alimentari. Con la crescita economica dei paesi in via di sviluppo agricoltura e allevamento producono sempre più metano e ossido di azoto e le proiezioni dicono che nel 2050 il distretto sarà responsabile del 52% delle emissioni, più della metà. Se non si inverte la rotta. Dimezzare il consumo di carne e latticini entro il 2050 porterebbe a una riduzione del 64% delle emissioni del settore, cioè un terzo del dato globale.


mercoledì 5 dicembre 2018

Clima e salute, i vantaggi sanitari dell'Accordo di Parigi

Oggi alla COP24 di Katowice WHO-OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha presentato un rapporto sulle conseguenze del riscaldamento globale (a questo link il report completo). Secondo WHO raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi salverebbe un milione di vite all'anno da qui al 2050 solo per quanto riguarda la riduzione dell'inquinamento dell'aria. Le stime dicono anche che i risparmi nel settore della salute sarebbero il doppio dei costi necessari per attuare l'accordo. E questo rapporto costi-benefici è molto più favorevole nei grandi paesi in via di sviluppo come Cina e India.
L'esposizione all'inquinamento dell'aria causa ogni anno sette milioni di decessi e oltre 4000 miliardi di Euro di spese mediche. Si stima che, nei 15 paesi con le più alte emissioni in atmosfera, gli impatti economici dell'inquinamento atmosferico siano pari al 4 per cento del PIL. Raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi costerebbe invece solo circa l'uno per cento del PIL. Tedros Adhanom Ghebreyesus, l'etiope Direttore Generale di WHO, ha detto che "L'Accordo di Parigi è potenzialmente il più importante trattato globale sulla salute di questo secolo".
Decarbonizzare il pianeta non migliora solo drasticamente la qualità dell'aria, ma produce benefici indiretti sulla salute come l'incremento della mobilità attiva, ad esempio con la diffusione dell'uso delle biciclette.
Il report presentato oggi invita le nazioni a includere le spese della sanità nell'analisi costi-benefici della lotta al cambiamento climatico. Raccomanda anche di agire sulla leva fiscale tassando i combustibili fossili e introducendo incentivi per le energie alternative.
WHO chiede anche che siano attuati controlli periodici per monitorare i progressi nel settore salute in relazione all'attuazione delle misure di mitigazione dei cambiamenti climatici, anche nel quadro dei Sustainable Development Goals. Sottolinea anche il ruolo delle città e dei governi locali nell'attuazione di politiche climatiche e nella evoluzione verso strutture sanitarie resilienti al clima e di basso impatto ambientale. Chiede alle comunità sanitarie, alla società civile e a al mondo professionale della sanità di attivarsi per promuovere i benefici sulla salute delle azioni sul clima e di sensibilizzare i cittadini su questi temi.

martedì 4 dicembre 2018

Sir David Attemborough: "Il tempo sta per scadere"


La star di ieri alla COP24 di Katowice è stata Sir Richard Attemborough (92). "Siamo di fronte a un disastro globale causato dall'uomo: il cambiamento climatico. Se non agiremo la fine della nostra civiltà e l'estinzione di gran parte del mondo naturale sono all'orizzonte. Il tempo sta per scadere." ha detto il grande documentarista e scienziato britannico.