domenica 6 settembre 2009

La crisi abbassa il CO2

La recessione economica ha un effetto collaterale positivo: in Europa per il quarto anno consecutivo le emissioni di CO2 sono diminuite. I dati del 2008 sono stati diffusi in un rapporto della Agenzia Ambientale Europea (EEA) pubblicato lunedì scorso.
Rispetto al 2007 le emissioni sono calate del 1.3% nel nucleo storico dell'Europa a 15 e del 1.5 nel totale dei 27 paesi dell'unione. La somma del calo degli ultimi anni porta il totale a meno 6.2% per gli EU15 e meno 10.7% per gli EU27 rispetto al 1990, anno base per il Protocollo di Kyoto.
E' la prima volta che la EEA annuncia le sue stime solo pochi mesi dopo la conclusione dell'anno in esame. I dati ufficiali saranno comunicati a metà 2010, ma nel frattempo le stime possono essere utilizzate come base per programmare le iniziative da sviluppare a livello europeo. Occore anche aggiungere che l dati della EEA tengono contono di quanto comunicato dai singolo stati e non tengono conto di alcuni fattori, come le conseguenze del cambio d'uso dei suoli.
La EEA dice chiaramente che "la grande maggioranza della riduzione delle emissioni è dovuta al minor ricorso a combustibili fossili nei settori dell'industria, dell'energia e dei trasporti" e aggiunge che "riflette la recessione economica globale che ha prodotto un calo della produzione industriale e quindi un minor consumo di energia e una contrazione delle spedizioni di merci".
Niente di particolarmente virtuoso, insomma. Tuttavia il commissario europeo all'ambiente Stavros Dimas ha dichiarato la sua soddisfazione, aggiungendo che questi dati sono un messaggio importante alla vigilia della discussione di un nuovo accordo globale sul clima all COP-15 di Copenhagen il prossimo dicembre.

sabato 5 settembre 2009

Elogio dei poveri Italiani all'estero

Sono tornato ieri da Bruxelles, dove giovedì avevo passato la giornata al Comitato delle Regioni. Come al solito ho dovuto subire le domande e lo stupore degli amici e dei colleghi sulla situazione italiana. L'Europa non riesce a capire come il nostro paese possa metabolizzare qualunque cosa Berlusconi faccia o dichiari.
Così mi sono sentito sollevato dal pezzo Come ci vedono (male) all'estero che proprio ieri Beppe Severgnini ha scritto sul Corriere. L'intervento di Severgnini tratta appunto dell'imbarazzo di chi si trova nella impossibile condizione di spiegare a uno straniero le ragioni della devastante immagine che l'Italia ha oltreconfine.
Per tutti, dai Finlandesi ai Ciprioti, dai Portoghesi ai Lituani, grazie a Berlù siamo semplicemente un paese condannato ad un inesorabile, ridicolo declino.

Dal letto grande al Canal Grande

Patrizia D'Addario al suo arrivo al Festival del Cinema di Venezia.

giovedì 3 settembre 2009

La crisi delle bollicine

Quando la crisi avanza la voglia di brindare se ne va. A parte che alle cene di Palazzo Grazioli, lo champagne sta sparendo dalle tavole e dai frigoriferi del mondo, costringendo i produttori a una severa politica di contenimento della produzione.
Il Wall Street Journal di oggi racconta come, dopo il picco di 339 milioni di bottiglie del 2007, le vendite sono calate nel 2008 e scenderanno drammaticamente quest'anno, con una previsione di 260 milioni di bottiglie che significa tornare ai livelli del 2000.
L'associazione dei produttori e dei vignaioli dello champagne, una specie di OPEC delle bollicine, ha quindi deciso di limitare drasticamente la produzione, riducendo del 32% la vendemmia, ovvero passando da 14.2 a 9.7 tonnellate di uva per ettaro. Inoltre solo l'82% dell'uva vendemmiata sarà imbottigliata, con il resto a riposare nei serbatoi fino all'anno prossimo nella speranza di un improbabile ripresa dei consumi. Questo vorrà dire che il numero totale delle bottiglie sarà il 44% meno dello scorso anno.
Le azioni intraprese sono controverse e risentono del fatto che il 90% dello champagne proviene dalle vigne di produttori indipendenti, che vendono il loro raccolto alle grandi aziende come LVMH, proprietaria dei marchi Moet Chandon, Hennessy e Veuve Cliquot. I produttori indipendenti si oppongono a una riduzione dei raccolti che viene invece invocata dai marchi più importanti, i quali avevano chiesto un taglio del 50% della vendemmia 2009 e rifiutano qualunque ipotesi di riduzione dei prezzi. A complicare le cose c'è la recente decisione del governo francese di allargare l'area di produzione dello champagne, che era stata presa nell'euforia dell'aumento delle vendite degli ultimi anni.
Le scelte sono complesse e risentono anche dei tempi necessari a produrre le mitiche bollicine. Lo champagne infatti deve riposare in bottiglia almeno due anni, il che significa che il prossimo anno il mercato in crisi dovrà fare i conti con la produzione più alta di sempre: 405 milioni di bottiglie, programmate quando la congiuntura globale era un fantasma lontano.

Nissan, una elettrica nel 2011

Non ho capito se la tempesta abbattutasi sulla General Motors ha cambiato i piani per la introduzione della Chevrolet Volt e della sua sorella europea Opel Ampera. La Volt era stata annunciata come la prima auto di produzione di massa a trazione esclusivamente elettrica e la sua uscita sul mercato prevista entro il 2010.
Nel frattempo molte altre case stanno lavorando a progetti di auto elettriche plug-in, producendo un effetto volano che si riflette particolarmente sulla ricerca nel settore delle batterie, che rappresentano il cuore e il punto più debole di questi modelli. Negli ultimi anni la produzione di batterie si è rivelato uno dei settori più innovativi e promettenti dell'industria, con grandi progressi nella realizzazione di accumulatori sempre più potenti e di dimensioni in costante riduzione.
La Nissan ha presentato ufficialmente la sua prima auto esclusivamente elettrica, la Leaf, una classica cinque posti e cinque porte di dimensioni standard e dall'apparenza ordinaria, anzi per la verità un po' bruttina. La Nissan Leaf è equipaggiata da un set di batterie laminate agli ioni di litio posizionate sotto il pianale che dovrebbero garantire una autonomia di 100 miglia, ovvero circa 160 Km. La velocità massima dichiarata è di 145 Kmh. La Leaf si ricarica con una spina in circa otto ore ma recupera energia anche attraverso l'impianto frenante. Inoltre con impianti speciali trifase può raggiungere l'80% di ricarica in 30 minuti o avere una estensione di autonomia di 50Km in soli 10 minuti. Questi sistemi, come riferisce Autoblog, potrebbero essere a pagamento e collocati in parcheggi o stazioni di servizio.

mercoledì 2 settembre 2009

Uno alla volta, per carità!

Oggi Wittgenstein segnala un articolo del New York Times che a sua volta prende spunto da una ricerca dell'Università di Stanford secondo cui il multitasking non paga. Per la verità la ricerca era stata già segnalata da Emanuela Di Pasqua sul Corriere della Sera la scorsa settimana.
Il multitasking consiste nello svolgere più compiti contemporaneamente senza causare interferenze. La definizione ha preso grande vigore con lo sviluppo delle applicazioni informatiche, ma in realtà sono sempre esisitite persone in grado di fare più cose assieme e al contrario altre che riescono ad affrontare solo un impegno alla volta.
Nella considerazione generale il multitasking è segno di vivacità intellettuale. Per dimostrare che l'ex presidente USA Gerald Ford non avesse grandi capacità si diceva che non fosse in grado di camminare e contemporaneamente masticare una gomma.
Secondo i ricercatori di Stanford impegnarsi contemporaneamente in più attività non significa essere particolarmente dotati, anzi. L'abitudine a sovrapporre compiti porterebbe a una maggiore tendenza alla distrazione e ad una ridotta capacità di registrare le informazioni.
Da consumato multitasker quale sono la cosa un po' mi disturba. Ai tempi del liceo i professori cercavano invano di beccarmi in castagna perché mi vedevano leggere o disegnare mentre facevano lezione. Se non passassi molte delle mie ore facendo più di una cosa contemporaneamente sono convinto che conbinerei molto meno e farei molta fatica a mantenere gli impegni. Cercherò di farmene una ragione.
Del resto, come conclude il pezzo del New York Times, è vero che nella favola alla fine è la tartaruga a spuntarla sulla lepre, ma tu chi vorresti essere? Una rugosa e lenta tartaruga o una lepre agile e reattiva?

FDG 090902 #455

Dal molo

martedì 1 settembre 2009

L'orto biologico di Michelle

La Casa Bianca ha diffuso un video che illustra le pratiche agricole dello staff presidenziale americano sotto la direzione di Michelle Obama.
Sembra che alla fine di luglio più di cento Kg di ortaggi fossero già stati raccolti e utilizzati anche nei pranzi ufficiali.

Scajola, altro rinvio atomico

La scorsa settimana ero in vacanza all'estero e non ho seguito con attenzione le accadenze politiche italiane.
Scopro solo oggi che il ministro Scajola è stato ospite del Meeting di Rimini il 25 agosto, nell'ambito di un avvincente dibattito dal titolo marzulliano Energia del futuro e futuro dell'energia.
Nell'occasione Scajola ha confermato quanto Sostenibilitalia aveva previsto da tempo: la scelta per la localizzazione delle centrali nucleari, già rinviata tre volte e ultimamente prevista entro la fine del 2009, sarà ulteriormente procrastinata.
"A primavera - entro sei mesi - l’Italia saprà dove saranno costruite le centrali nucleari" riferisce il Giornale di famiglia. Entro sei mesi dall'ultimo rinvio, sarebbe più corretto scrivere. Aprendo il link all'articolo del quotidiano di Feltrusconi si può leggere una sequenza impressionante di frasi a vanvera, tra le quali la mia preferita è "prima pietra nel 2013, primo reattore ultimato entro il 2018". Sui tempi e i costi del nucleare avevo già scritto qui e anche qui. Per riassumere, secondo le recenti esperienze in paesi più civili e pragmatici dell'Italia, dal momento della scelta dei siti alla ultimazione di una centrale passano dai 14 ai 22 anni.
Tornando all'ennesimo rinvio della scottante scelta dei siti delle centrali, ricordo ai più distratti che le elezioni regionali saranno indette, salvo colpi di scena, il 28 e 29 marzo 2010.